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29/12/16

alberto michelon , a padova , ha fatto un arte dell'imbalsamazione un business : "niente trofei di caccia , i miei sono lavori per l'anima"

http://www.animalfactorstudio.it/
http://www.festivaletteratura.it/it/2016/autori/alberto-michelon
http://www.artedesignshop.com/it/design/alberto-michelon-animal-factor-studio-design.html

 Anche  una cosa  sgradevole  può essere  trasformata  in qualcosa  dell'anima ed  etica   . Alberto Michelon ,  a padova  ,  ha  fatto un arte   dell'imbalsamazione un business

: "niente trofei di caccia , i miei sono lavori per l'anima". La sua storia che trovate nell'articolo sotto preso repubblica del 29\12\2016 ricorda il fumetto ( lo recensito nel blog se non avete tempo o voglia di cercare nel'archivio trovate qui una recensione migliore della mia ) Il boia di Parigi, sceneggiato da Paola Barbato e affidato alle matite di Giampiero Casertano. Ambientato durante la Rivoluzione Francese, il volume racconta un periodo della vita di Charles-Henri Sanson (1739-1806), il cosiddetto boiaappunto  di Parigi,

adesso bado alle  ciance  e  veniamo all'articolo in questione

                                   Silvia  Giralucci

 C'è il professionista che arriva  con il corpo del cane nel bagagliaio, la signora anziana che porta il gatto  in una scatola di cartone, ma non mancano le richieste stravaganti: « Un mese fa, è venuta una ragazza dalla Svizzera con il suo  Jack Russell morto: voleva solo il cranio sotto campana di vetro e la coda». Alberto Michelon, quarantenne padovano, è l’unico tassidermista italiano specializzato nel trattamento dei piccoli animali  domestici.
Un tempo la tassidermia era l’arte dedicata all’imbalsamazione dei grandi animali selvatici nei musei o dei trofei di caccia nelle taverne di campagna.  Oggi il business è la conservazione dei piccoli animali, cani, gatti, canarini,


in modo che possano rimanere - davvero per sempre - a far compagnia a chi li ha amati. Michelon ha incontrato quest’arte  quando era all’università, studente di Scienze naturali. Gli hanno proposto di fare la tesi sugli animali imbalsamati del museo di Padova. Si è appassionato e ha deciso di andare a bottega  da un tassidermista fiorentino e  poi a specializzarsi in Spagna.
Oggi ha un laboratorio di tre stanze alle porte di Padova. Già il nome mostra il suo desiderio di distinguersi dall’arte delle trofei di caccia: Animal factor studio. È un posto abbastanza surreale, in  questo momento forse ancora
più del solito, perché a metà gennaio inaugurerà la sua mostra di «tassidermia artistica». Nel suo studio ci sono, pronte per l’esposizione, un’enorme Venezia a  forma di pesce rivestita di pelle di serpente, tappeti che hanno
al loro interno ricci schiacciati  dalle auto sui Colli Euganei e diverse  altre stranezze.
I piccoli animali devono aspettare,e per questo sono nel freezer: «Per la tassidermia - spiega Michelon - gli animali devono essere  in perfetto stato. Quindi, o li scuoio subito, oppure devo congelarli perché si conservino bene
fino a quando non posso trattarli adeguatamente». E qui bisogna fare un passo indietro,a chi si rivolge al tassidermista per imbalsamare l’animale che ha amato. « Accogliere il dolore - racconta Michelon - è una parte importante del mio lavoro.
I clienti sono spesso persone sole, che hanno diviso una  parte importante della loro vita col cane o col gatto. Quando questo muore, non vogliono separarsene. Ma il mio ruolo è molto diverso, direi quasi opposto, a quello di un addetto alle pompe funebri: in quel caso bisogna occuparsi di una salma, truccarla, vestirla,per poi chiudere per sempre una bara. Io devo dare un aspetto che duri. Un animale tassidermizzato resterà per sempre come lo fai. Per questo consiglio di evitare le posizioni dinamiche come il salto. Meglio presentare un animale rilassato, come se dormisse».
Nei secoli scorsi gli imbalsamatori partivano da alcune parti anatomiche come il cranio o gli arti per costruire un modellino fatto di paglia o di stoffa su cui poi si adattava la pelle della bestia.
La tassidermia moderna invece non prevede materiale organico all’interno dell’animale: si usa si usa soltanto la pelle, che viene adattata su un manichino che ripropone le forme anatomiche.
«Una volta scuoiato l’animale -racconta l’imbalsamatore - la pelle viene pulita, conciata e adattata su una scultura. Per gli animali selvatici esistono cataloghi per acquistare sculture già pronte, da adattare. Per quelli domestici,preparo io una scultura di poliuretano espanso, una schiuma che si lavora facilmente, con le caratteristiche anatomiche giuste,partendo da un calco con le bende gessate della carcassa dell’animale.
Assieme al cliente scegliamo la posizione: può essereacciambellato, in piedi, seduto,in salto… Chiedo al cliente di darmi tutto il materiale possibile,foto e video, perché io non devo fare un cane o un gatto qualsiasi. Devo rendere quel gatto,quel cane col suo modo di porsi al mondo ».
Continua Michelon: «Per gli animali selvatici, più che i cacciatori,i clienti sono quelli che trovano un esemplare morto e vogliono conservarlo così. Qualche  giorno fa mi ha contattato un operaio trentino che lavora sulle linee dell’alta tensione. Voleva conservare un bellissimo esemplare di poiana trovata fulminata,ma perfettamente integra, vicino a un pilone in montagna.Commovente la storia della signora che è arrivata qui con il corpo di una volpe nel bagagliaio.L’aveva investita lei per sbaglio.Pochi mesi prima aveva perso il marito, investito da un pirata che lo aveva lasciato sul ciglio
della strada. Prendersi cura del corpo di quella volpe, credo sia stato anche un modo per curare
la sua ferita rispetto al corpo del marito abbandonato». Quando Alberto Michelon ti parla dei corpi dei suoi animali non c’è traccia di inquietudine o raccapriccio. È la cosa più naturale del mondo. Ha grandi progetti: all’estero sta prendendo piede nei locali alla moda di Londra e New York la tassidermia artistica per l’interior design. Lui comincia con una mostra. Nello studio c’è un enorme crocifisso fatto con ossa di bue frantumate, la pelle della pancia di un serpente diventa tavoletta braille, la scultura di un piccolo migrante rivestito di pelo. Tassidermia concetuale  soltanto la pelle, che viene adattata su un manichino che ripropone le forme anatomiche.

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