Visualizzazione post con etichetta 8 marzo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta 8 marzo. Mostra tutti i post

08/03/17

8 marzo le donne migrati fuga dalla disperazione e riscatto , mi licenzi riapro con una cooperartiva e riassumo parte dei colleghi , non emigro ma lottto qui e lavoro qui


8 marzo, Emma Bonino e le donne migranti: fuga e riscatto

Agitu, Princess e Habiba sul palco insieme alla leader dei Radicali italiani a raccontare la potenza delle donne migranti che riescono a emergere. L'ex ministra: "Dobbiamo cambiare la Bossi-Fini per permettere alle irregolari di regolarizzarsi"di Andrea Scutellà




Emma Bonino e le donne migranti

ROMA. Agitu è fuggita da un regime che espropriava la terra ai pastori nomadi e ora produce un formaggio di capra biologico in Trentino. Princess è stata costretta a prostituirsi dai suoi connazionali trafficanti, si è ribellata e oggi aiuta le donne come lei a sottrarsi dal giogo dei “magnaccia”. Habiba è scappata dalla guerra ed è diventata mediatrice culturale per aiutare i rifugiati.


8 marzo, Emma Bonino: "Diamo voce alle donne migranti"
La leader dei Radicali italiani a margine della conferenza stampa "Donne anche noi. Storie di fuga e riscatto": "Bisogna cambiare la Bossi-Fini e permettere alle donne irregolari di regolarizzarsi" (di Andrea Scutellà).

"Molte irregolari non possono essere qui". Questa è la potenza delle donne migranti. I Radicali italiani ne hanno portate tre davanti alle telecamere e tutte hanno ripetuto senza sosta la storia della loro vita ad ogni giornalista che gliela chiedesse. Perché erano lì per testimoniare soprattutto per le sorelle assenti. «Tra le donne che ci sono oggi mancano le irregolari - spiega Emma Bonino, organizzatrice della giornata -, che se non superiamo la legge Bossi-Fini purtroppo non riusciremo mai a regolarizzare. E evidentemente mancano anche quelle chiuse nei Cie. Abbiamo chiesto se potessero essere qui, ma loro possono uscire solo per andare in tribunale o all'ospedale. Vogliamo lanciare un messaggio anche alle donne italiane: nella società del nostro paese ci sono protagonisti diversi, altri».



8 marzo, la storia di Agitu: fuggita dall'Etiopia, oggi allevatrice in Trentino
In Trentino si sente sicura: qui produce e vende formaggio caprino nella sua azienda "La capra felice", dopo aver recuperato dei terreni abbandonati. Fuggì dall'Etiopia perché era un'attivista contro l'espropriazione delle terre dei pastori nomadi da parte del governo (di Andrea Scutellà)

Alleva capre in Trentino, fuggì dall'Etiopia. Agitu Ideo Giudeta è arrivata per la prima volta in Italia a 18 anni con una borsa di studio. Si è innamorata del Trentino, in cui ha fatto l’università. «Io sono originaria dell’Etiopia - spiega -, sapete da quelle parti ci sono gli altopiani, qui in Trentino le montagne...». Dopo gli studi è tornata in Etiopia per occuparsi di agricoltura sostenibile. Voleva riportare le sue competenze in patria. Non ha potuto proprio tacere quando il governo ha cominciato ad espropiare le terre ai pastori nomadi e agli agricoltori per svenderle alle multinazionali. Ha manifestato con i suoi amici. Il governo ha risposto con il mitra. Allora è fuggita e si è ricordata del Trentino. «Ho avviato questo progetto di terreni abbandonati e delle razze rustiche locali e ho attivato la mia azienda agricola biologica che produce formaggi caprini. Chi vuole comprare i prodotti deve venire in Trentino, ho ricevuto richieste da fuori regione ma le ho rifiutate». L'azienda si chiama "La capra felice" . 


8 marzo, la storia di Princess: "In Italia per fare la cuoca, mi costrinsero a prostituirmi"
Oggi Princess Okokon con la onlus Piam di Asti aiuta le donne migranti a uscire dall'incubo della prostituzione forzata per debiti e lotta contro la tratta di esseri umani. Ma anche lei, all'inizio, fu comprata come una schiava e costretta a scendere in strada con l'inganno (di Andrea Scutellà)

Vittima della tratta, redime le prostitute forzate. Princess Okokon fa parte di una lunga schiera di donne nigeriane imbrogliate dai loro connazionali trafficanti. Le avevano promesso un posto da cuoca in Italia e invece si è ritrovata in strada, a Torino, con un debito di 45mila dollari sulle spalle, venduta per 13mila, a prostituirsi. Ha provato a fuggire, ma è stata picchiata a sanghe e ha passato una settimana in ospedale. Con l’aiuto della Caritas e di Alberto Mussino, che poi ha sposato, è riuscita a sottrarsi al giogo. Ma invece di fuggire oggi fronteggia i trafficanti ad Asti, con la Piam onlus che gestisce insieme al marito. Riceve ancora minacce, ma è riuscita a salvare molte altre donne costrette alla prostituzione. La sua associazione offre assistenza legale, sanitaria, corsi di formazione professionale e di lingua alle vittime della tratta.  Dalla Costa d'Avorio alla cucina. Habiba Ouattara è scappata dalla guerra in Costa d’Avorio. Ha percorso 600 chilometri a piedi prima di arrivare in Ghana. Ha preso un biglietto aereo con documenti falsi da Accra a Roma. Il Centro Astalli l’ha curata, gli ha insegnato la lingua e le ha permesso di fare un master in mediazione culturale all’università “Roma tre”. Oggi insieme ad altri stranieri provenienti da mezzo mondo gestisce Makì , un progetto di cucina attivo a Roma, che fa sperimentare sapori provenienti dai quattro angoli della terra persino agli italiani: il popolo più conservatore a tavola. Un giorno cucina un afgano, un giorno un turco, un giorno un ivoriano. E gli italiani ascoltano i racconti dei rifugiati, a cui non mancano di certo gli argomenti. 

l'altra storia  è questa  presa   http://iltirreno.gelocal.it/grosseto/cronaca/  del 06 marzo 2017




Il supermercato li "liquida" e loro aprono un discount

Castiglione della Pescaia, la proprietà di Eurospin rompe il rapporto con i gestori del negozio. I due creano una cooperativa, avviano un’altra impresa e riprendono a lavoro a otto personedi Enrico Giovannelli

06 marzo 2017




                  Foto di gruppo nel nuovo discount a Castiglione della Pescaia
CASTIGLIONE DELLA PESCAIA. 
Come un’araba fenice. In concomitanza della festa della donna, mercoledì 8 marzo, aprirà un nuovo hard discount, il Dpiù, a Castiglione.
Una nuova attività che sorge in tempi di crisi con la creazione di posti di lavoro. E una storia particolare se si pensa a quello che era successo pochi mesi fa, poco prima di Natale.
La proprietà del supermercato Eurospin aveva deciso di chiudere anzitempo il rapporto con chi gestiva il negozio da oltre dieci anni: Antonio Mazzini e Fabrizio Micheli. E non senza polemiche e discussioni, per una risoluzione che aveva spiazzato e reso increduli gli stessi gestori per le modalità e la velocità delle decisioni.
Una situazione, quella del mancato rinnovo dell’accordo per la conduzione del supermercato, che portò anche al licenziamento di molti dipendenti (alcuni sono stati confermati, altri hanno trovato altre sistemazioni), in carico alla Mazzini e Micheli, che non furono poi riassunti dalla nuova gestione subentrante dell’Eurospin che beffardamente, dopo poche ore dall’uscita di scena del vecchio gruppo, si preoccupò con un cartello affisso all’ingresso di cercare “nuovo personale” .
Proprio Antonio Mazzini dichiarò che avrebbe fatto di tutto per aiutare i “suoi ragazzi”, e la promessa è stata mantenuta in pieno. In pochi mesi è nata l’idea di riaprire un nuovo hard discount, tra l’altro dove c’era stata la prima sede dell’Eurospin, sempre gestita da Mazzini e Micheli, praticamente dalla parte opposta della strada provinciale del Padule, nei locali dove c’era il negozio di mobili della famiglia Baggiani. In linea d’aria qualche decina di metri in tutto.
Un nuovo inizio per Mazzini e Micheli, come l’araba fenice che risorge dalle ceneri. E a poche ore dall’apertura, tutti i dipendenti sono impegnatissimi nel sistemare gli scaffali e riordinare, mentre le ditte installano frigo e banconi per essere operativi per la data d’apertura.
Mazzini, a nome di tutti, racconta quello che è successo negli ultimi mesi, quasi commuovendosi: «Passata e sbollita la delusione per quel che era accaduto, ci siamo voluti subito rimettere in gioco e abbiamo trovato l’accordo con la società Dpiù, che ha la sede a Verona, nella stessa zona dove insiste l’Eurospin. Stavolta però abbiamo costituito una cooperativa con i ragazzi: l’idea è che il gruppo cresca, e che un domani possa prendere in mano il negozio direttamente. Avere più responsabilità insomma. Io e mio cognato (Fabrizio Micheli, ndc) in questa fase gestiamo la nuova apertura, poi più avanti vedremo il da farsi. Quello che però conta davvero è aver dato la possibilità a tutti i nostri ragazzi e ragazze, otto persone compresi noi due, di continuare a lavorare. Non abbiamo abbandonato nessuno, e anche chi non è con noi ha trovato un altro impiego. Credetemi, una grande soddisfazione». E l’hard discount Dpiù ricalca in pieno il classico supermercato a basso costo, dove si può trovare di tutto dal barattolo con i legumi alla lavatrice (alcune sono state addirittura vendute prima dell’apertura).
Antonio Mazzini precisa però alcuni aspetti: «Oltre ai vari prodotti in generale, sia al banco della gastronomia che per quello della frutta, l’idea è di avere un rapporto diretto con chi produce, per una vendita a chilometro zero puntando sulla qualità del nostro territorio». Nel ringraziare tanti castiglionesi che in questi mesi si sono interessati alla vicenda aspettando la nuova apertura, Mazzini confida un piccolo aneddoto sullo statuto che è stato siglato dalla nascente cooperativa: «Abbiamo voluto inserire una clausola particolare quando si creeranno le condizioni per nuove assunzioni: la priorità sarà data sempre a una persona nata, cresciuta e residente a Castiglione». Magari in ricordo del sostegno ricevuto dal paese.



altre storie

La storia di Alessio


Alessio, 19 anni: "Vivo da pastore e sono felice"Alessio Marocco abita a Bozzano (una piccola frazione del Comune di Massarosa). Quando aveva 17 anni ha lasciato gli studi e ha comprato le sue prime dieci pecore. Ecco la sua storia (Video di Cesare Bonifazi Martinozzi)- L'ARTICOLO: La storia di Alessio

La storia di Lorenzo


Calzolaio per amore: Lorenzo apre una bottega a 23 anniLorenzo Lari, 23 anni di Viareggio, una volta conclusi gli studi di geometra ha deciso di scommettere sulla passione della famiglia: le scarpe, la pelle. E così ha aperto un negozio di calzolaio. Ecco la sua storia (video di Cesare Martinozzi Bonifazi) - L'ARTICOLO




zo

06/03/17

i neotecon ed i loro seguaci considerano Una minaccia per l’ 8 marzo: le donne in sciopero, ma per motivi sessisti. Un grave degrado mentale nel quale siamo immersi….

 se  questo  è il tenore  dei loro lettori  figuriamoci  il  giornale  o  giornalaccio   da  come risponde   sulla  sua pagina fb    ad  un commento

da https://www.facebook.com/isabella.dallera


L'immagine può contenere: sMS


da  http://www.oggicronaca.it/  del  6 Mar, 2017 | Lettere |




Una minaccia per l’ 8 marzo: le donne in sciopero, ma per motivi sessisti. Un grave degrado mentale nel quale siamo immersi….


Gent,le Direttore,
Stamane sul quotidiano La Verità viene pubblicata la seguente mail di un lettore

Donne in sciopero idea giusta con motivi sbagliati

”Per l’8 Marzo un gruppo di femministe ha lanciato una proposta inedita: lo sciopero delle donne.Ha anche proposto di appendere ai balconi lo striscione con la scritta SCIOPERO INTERNAZIONE DELLE DONNE. IO SCIOPERO.
Se fosse attuata, l’idea darebbe parecchi problemi e sarebbe un modo per far capire l’apporto del lavoro e delle fatiche innumerevoli che le donne sostengono in famiglia e nel sociale.
Leggendo però i motivi che sostengono lo sciopero ci si rimane un poco male. I motivi fra gli altri sarebbero che scioperano perché
‘vogliamo l’aborto libero,sicuro e gratuito’ (testuali parole) e ‘scioperiamo contro l’immaginario mediatico, misogino, sessista, razzista che discrimina lesbiche,gay e trans’ (testuali parole)
Sembra un’ossessione….sessuale.
Forse è per questo che non si riesce a prendere sul serio le altre giuste motivazioni”
Se vorrà pubblicare questa mail penso che farà riflettere sulla mentalità pericolosa e maniacale di queste ”femministe” e servirà alle lettrici, per un’analisi sul degrado mentale nel quale siamo immersi, piuttosto che il rituale omaggio della mimosa

Grazie
Maria Graziella A.

08/03/16

IL VELO NUDO DI © Daniela Tuscano


Ripeteteli, non stancatevi, anche se vi sembrano un po' difficili. Ripetete questi nomi: suor Annselna, suor Margarita, suor Reginette, suor Judith. Ripeteteli, imparateli, senza dimenticare le apposizioni (suore, erano suore) né i luoghi d'origine: India, Ruanda, Kenya. Ripeteteli, imparateli, non stancatevi. Perché queste quattro religiose, uccise da uomini armati nella casa di cura mentre servivano la colazione agli anziani, nel martoriato Yemen, l'8 marzo lo meritano tutto. 


Ripeteteli, non stancatevi. E non stancatevi nemmeno delle loro fotografie. Sono poche e bellissime. Frontali come icone. Sguardi limpidi, che trasmettono fiducia. Queste quattro figlie di Madre Teresa erano contemplative nell'azione. Presenti dove nessuno andava. Il loro occhio penetrava ciò che la telecamera passava e via. 
Donne assolute. Donne di fatto. Consacrate perché donne. Non avevano bisogno di richieste né di suppliche. Già stavano lì. Prevenivano. Non temevano di scendere, dantescamente, umanamente, sulle vite. Su tutte le vite. Su tutto ciò che noi distratti non consideriamo più vita.
Non servivano, amavano. S'intendevano senza parole. Ma voi, noi, siamo a uno stadio molto più basso. Ripetiamone i nomi, che le racchiudono. Ripetiamo quel "suore", che dà loro una solenne, antica consanguineità. Asia, Africa. Quaggiù solo miti, forse esorcismi. Per loro la culla. Ne sono state la tomba. 
Sui giornali poche righe. La penna brucia di fronte a quei veli, a quella umanità così totale, così, ecco, cristiana. Cristiana nella scaturigine. Martiri dell'indifferenza, le ha definite il Papa. Ma l'indifferenza non è stata forse preceduta dal rinnegamento, dall'imbarazzo? Da una voluta perdita di significato, da una disforia dell'esistere? Suor Annselna, suor Margarita, suor Reginette, suor Judith: il vostro sacrificio ha dimostrato che i veli autentici li abbiamo noi. I vostri liberano, i nostri occludono. E si vaga a mezz'aria, in un rantolo d'anima. Ripetiamo, oggi, i vostri nomi. Certo siete già qui, ci vivete accanto. Ma i veli dei nostri occhi sono troppo spessi. E, al contempo, nudi. Madri, sorelle, amiche, asiatiche, africane. Donne! Accoglieteci, pur se indegni, nel vostro splendido, unico abbraccio marginale.

© Daniela Tuscano



25/02/15

ruolo importante delle donne nella grande guerra - reprise \ l'8 marzo care donne non è solo spogliarello ma anche lotta e solidarietà non dimenticatelo

  vi potrebbero interessare 
Come   ogni  anno     s'avvicina  l'8 marzo  e   la sua festa  , ormai sempre  più   carica di retorica  e    di business commerciazilzzazione  e  come ogni  anno  in anticipo su  tale  fenomeno    sempre  piùmassiccio     gioco sui tempi  . Ma  quest'anno per  l'8 marzo , oltre   ad  evitare     la solita pippa  storica   su  d'esso  (  chiunque  in rete anche  mnei  siti   commerciali   troveranno qualche riga   in cui   si racconta  cosa  è  l'8 marzo ed  il suo significato   ho scelto di raccontare e di parlare di tale  festa  raccontando, a scapito di altre  storie ( ne  trovate   fra  i link  sopra  dei riferimenti )  , approfittando  del   secondo   della serie di centenari   il primo di quello italiani ( infatti l'italia entrò  nella grande  guerra  nel  aggio del 1915  ),ruolo ancora  poco " pubblicizzato "  ( se non da specialisti )   dellle  donne   nella  grande  guerra  \ prima  guerra mondiale  .
E' vero  ne  avevo già parlato indirettamente   precedentemente  qui sul  blog  : <<  ruolo importante  delle donne nella grande  guerra   >>  ma    il molto  materiale   trovato  sui  vari   gruppi di facebook dedicati  al centenario  o  meglio  i  centenari della  grande  guerra in  particolare   quello di  centenario prima  guerra mondiale     mi portano  a  riparlarne . Ora    Non sono , anche  se   ho  studiato  lettere  ( nonostante  causa  sordita  , miopia   , distrazione   faccio gravi errori  di grammatica  , sintassi   ed  ortografia  )   ad  indirizzo storico ,  uno storico di professione   riassumo  il post  d'oggi     segnalando  oltre  i link    questo  video  ( anche se  con una marchetta evidente visto che   mostra  il suo libro nel finale ma  gli si può passare  visto  l'ottima lezione    ) di Aldo  Cazzullo 



e questo libro
   da  http://www.repubblica.it/solidarieta/volontariato/2014/12/03/news/libro-102063454/

Un libro collettivo scritto da un gruppo di donne che fanno parte di Controparola, un gruppo di giornaliste e scrittrici nato nel 1992 per iniziativa di Dacia Maraini



ROMA - Giovedì 10 dicembre alle ore 17,30, presso la sede della Stampa Estera, in via dell'Umiltà, 83/C,  Dacia Maraini, Mersiha Colakovic e Ann Marie Kjellander presentano il libro collettivo Donne nella Grande Guerra. Caterina Cingolani leggerà alcuni brani dell'opera.
Crocerossine, eroine e spie. Qual è stato il ruolo delle donne italiane nella Grande Guerra? In tutti i paesi belligeranti, il conflitto fu un¹occasione di emancipazione per le donne, che si trovarono a rimpiazzare in molte funzioni gli uomini partiti per il fronte, e in qualche modo andarono in guerra anche loro: come crocerossine, in Carnia come portatrici, nelle retrovie come prostitute a sollievo delle truppe. Ma il libro ci racconta anche di una spia, di un¹inviata di guerra, della regina Elena che trasformò il Quirinale in ospedale, delle intellettuali che militarono pro o contro la guerra: da Margherita Sarfatti a Eva Amendola e Angelica Balabanoff, alla dimenticata maestra antimilitarista Fanny Dal Ry, per finire con Rosa Genoni, pioniera della moda italiana, che abbandona il lavoro e si batte contro la guerra.

Le autrici. Le autrici del volume, tranne Marta Boneschi e Paola Cioni, fanno parte di Controparola, un gruppo di giornaliste e scrittrici nato nel 1992 per iniziativa di Dacia Maraini. Come opere collettive hanno pubblicato anche "Piccole italiane" (Anabasi, 1994), "Il Novecento delle italiane" (Editori Riuniti, 2001), "Amorosi assassini" (Laterza, 2008) e, con il Mulino, "Donne del Risorgimento" (2011)


per    chi volesse   approndire  ulteriormente     tali argomenti   ecco  alcuni libri

http://www.ibs.it/code/9788862612760/grande-guerra-delle/gualtieri-alessandro.html
http://www.ibs.it/code/9788815247803/una-patria-per/molinari-augusta.html
http://www.ibs.it/code/9788806203887/bellezza-orrore-grande/englund-peter.html
http://www.ibs.it/code/9788815247803/una-patria-per/molinari-augusta.html
http://www.ibs.it/code/9788815251343/lutto-memoria-grande/winter-jay.html

e  alcuni  linkn
 
http://www.itinerarigrandeguerra.it/Le-Donne-Nella-Prima-Guerra-Mondiale
http://www.repubblica.it/solidarieta/volontariato/2014/12/03/news/libro-102063454/
http://www.anpi.it/donne-nella-grande-guerra/
http://www.storiain.net/storia/la-violenza-sulle-donne-nella-grande-guerra/
http://www.storiain.net/storia/la-violenza-sulle-donne-nella-grande-guerra/
http://goo.gl/luVT41
https://ilmalpaese.files.wordpress.com/2015/01/29-gennaio-le-donne-nel-mondo-odierno.jpg




quindi cari partner  , per  evitate   che   l'ira  \  l'impeto vi faccia picchiare  o  neo casi più gravi ( vedi melania rea    ) uccidere  pensate a queste donne  e non solo ,  a cosa  una donna  oltre   al sesso  e  alle faccende  di  casa  e la cura dei figli\e   , può fare una donna  nella società

08/03/14

finalmente un convegno sul 8 marzo non retorico . Piera Aiello a tempio p il 7\3\2014

canzone  consigliata  ed  in sottofondo   ROSE DI MARZO - casa del vento
                        ( l'unica foto concessami  dell'incontro   ) 
                           in quanto  Piera era presente   a  viso  scoperto 

Come dicevo dal titolo , ieri a tempio p , i presidi Rita Adria insieme alla sezione   locale  di sardegnasolidale hanno organizzato un" incontro preparatorio a quella che sarà a giornata nazionale del 21-22 marzo organizzata annualmente dall'associazione nazionale antimafia Libera qui.per dettagli della manifestazione
All'evento  è intervenuta Piera Aiello la prima testimone di giustizia donna d’Italia. Ha raccontato rispondendo alle domande degli studenti delle superiori la sua storia che trovate riassunta qui sotto . Il carattere fiero , determinato di questa donna forte può essere riassunto  sia da  :  











Dal  suo  in questo suo libro 








Il carattere fiero , determinato di questa donna forte può essere riassunto per chi non c'era in questa intervista rilasciata alla nuova sardegna del 7\3\2014 


                                   cliccate  sopra  per  ingrandirla

Grande e bella piera aiello . Mi spiace non potervela farla vedere in foto o video . Ma per la sua salvaguardia questo e altro . Ce ne fossero persone così coraggiose piene di vita . Infatti : << "Ma non tornerei mai indietro - ha affermato con orgoglio - E' un sacrificio che vale la pena di fare". Un messaggio fermo che ripete più volte come un mantra, insistendo che bisogna sempre "aiutare chi è in difficoltà perché è caduto nella rete". E le sue parole riescono a emozionare anche i più giovani. (ANSA) del 7\3\2014 >> Alla domanda, apparentemente semplice, fattagli avant'ieri a Porto torres durante l'incontro organizzato da L’iniziativa promossa da Libera Sardegna con il presidio Falcone e Borsellino di Porto Torres, è nata in collaborazione con la locale sezione del Centro servizi volontariato Sardegna Solidale «cos’è la mafia?», Piera Aiello ha risposto che non è solo un organizzazione criminale ma è proprio un certo modo di essere e che si sconfigge partendo da noi stessi, dalla mafia che è dentro di noi intesa come indifferenza nei confronti di chi è vicino a noi e che si trova in difficoltà.Parole grandi che risultano vissute fino in fondo da una donna che rivendica la sua “ribelle” semplicità, ma anche la sua coerenza. Lei racconta in breve la sua storia e risponde alle domande che spesso sono ricorrenti. “Non ha paura?” e lei con tutta la serenità di chi ha potuto farsi una seconda vita, pur con tutte le difficoltà di vivere da vent'anni sotto copertura, risponde: ”Io da ventitré anni quasi sono testimone di giustizia e da allora 'li aspetto'.. prima o poi tutti dobbiamo morire ed io lo farò  senza essermi girata dall'altra parte... io ho respirato quell'aria fresca di libertà che un Totò Riina



























ancora  oggi  con il suo potere e il suo 'fascino televisivo' da mafioso, in una prigione di un metro quadro non può avere... Non dobbiamo mai rassegnarci, dobbiamo sempre cercare la verità, informarci". Un incontro quello di tempio pausania     che Chi aveva dei dubbi gli ha sciolti chi aveva certezze le ha rafforzate . Grazie piera mi hai tirato su il morale e ridato fiducia.Grazie a piera ed a libera ho. Capito ulteriormente la differenza tra testimoni e collaboratori di giustizia . Sono riuscito a stringerle la mano ed a salutarla e non potendo come già dicevo prima , riportare nè foto nè video ,   porto a  voi la  sua stretta   di mano  con   questa  foto  qui  a sinistra  ,  in formato  png presa da  questo canale  di  youtube , per parafrasando  il famoso   sceneggiato televisivo (1984),prodotto dalla Rai per la regia di Luigi Comencini, interpretato da Johnny Dorelli  e poi  un anime degli anni 80    tratti  dal    romanzo Cuore di Edmondo De Amicis. ( per chi non lo conoscesse o l'avesse dimenticato   trova negli url maggiori dettagli .

In quanto  a  causa di  un regista  fetentee spregevole  , quello  del film   (  foto a destra  )  la siciliana  ribelle  e e del documentario  “Diario di una siciliana ribelle” (del 1998) l'ha  costretta  a rivivere  l'incubo ed  a rientrare nel  programma protezione  .
Qui  sotto  maggiori dettagli





SABATO 28 FEBBRAIO 2009
Il Film "la Siciliana Ribelle" non è la storia di Rita Atria

Mi chiamo Vita Maria Atria e sono la nipote di Rita Atria, Testimone di giustizia che il 26 luglio 1992, in un estremo atto di resistenza, si è lanciata dal settimo piano del civico 23 di viale Amelia a Roma. Nel '92 ero veramente piccola ma nella mia mente i ricordi sono vividi: lo "zio Paolo" [Paolo Borsellino], la zia Rita, la mamma [la Testimone di giustizia Piera Aiello] che mi chiedeva di non dire il mio nome, per la paura e il timore di essere scoperte.
Da quando sono maggiorenne ho continuato a vivere nell'anonimato e non avevo ritenuto opportuno fare dichiarazioni pubbliche, affidando il mio impegno e la mia scelta ad un gesto: essere tra i soci fondatori di una associazione dedicata a mia zia e lavorare dietro le quinte, anche perché sono una ragazza dalle poche parole e ho preferito finora stare nell'anonimato per poter vivere una vita tranquilla e "normale", sempre fino a quando è possibile. Oggi, mio malgrado, sono costretta ad affidare all'Associazione Antimafie "Rita Atria" (anche perché non lo posso fare direttamente vivendo in località segreta) un comunicato per esprimere in maniera netta e determinata la mia posizione sul film di Marco Amenta dal titolo "La siciliana ribelle", stanca di leggere sui giornali e sui siti web che "è rimasto toccato dalla vicenda", stanca di veder speculare sulla memoria di mia zia, una ragazzina-donna che ha avuto il coraggio di credere nei propri princìpi e di fare determinate scelte, a discapito di se stessa, perché credeva che ci potesse essere un mondo migliore al di fuori del "suo", un mondo onesto, ma a quanto pare si sbagliava. Al signor Amenta vorrei dire che se proprio ci tiene a mia zia allora perché da 12 anni non restituisce materiale privato che in buona fede gli era stato affidato per la produzione di quel film documentario ("Diario di una siciliana ribelle") che per noi alla fine ha rappresentato l'ennesima prova del fatto che nella vita interessano solo le vittime morte, persone che hanno servito lo stato e che ora finiscono nel dimenticatoio o, nelle migliori delle ipotesi, vengono ricordate solo per scopi che poco hanno a che fare con il fare memoria in modo disinteressato.
Nonostante il signor Amenta in presenza di testimoni avesse garantito che "Diario di una siciliana ribelle" sarebbe stato distribuito esclusivamente all'estero e nonostante avesse messo per iscritto che nel materiale filmato contenente immagini private dei miei familiari avrebbe alterato i visi e, inoltre, avrebbe reso irriconoscibile la voce e l'immagine di mia madre nell'intervista girata per il film documentario, non ha messo in atto quanto dichiarato sulla distribuzione esclusivamente estera, e non ha sufficientemente alterato visi e voci come sottoscritto.
Così facendo ha invece messo in serio pericolo me e mia madre.
Non mi interessa sapere se la storia di mia zia abbia toccato il signor Amenta, ma l'amore per una storia, per un impegno civile e morale, si dimostra con i fatti e non con la ricerca del successo, della gloria, degli applausi o della fama.
Non credo che tutto questo serva a ricordare mia zia (e soprattutto una trama che è molto lontana dall'essere la sua storia), ma serva solo per scopi economici e io questo non lo ritengo opportuno.
Spero che il signor Marco Amenta comprenda e accetti questa mia decisione, che viene dettata dal mio cuore e dal profondo amore e rispetto che nutro nei confronti della mia cara zia e della sua scelta.
Appunto, una scelta di resistenza.
                                          Vita Maria Atria

*********

Marco Amenta è riuscito, con i suoi potenti mezzi, a far bloccare in tempi da record su You Tube l'intervista a Piera Aiello e a Luigi Ciotti   che  trovate  nell'archivio   telejato  . Questa intervista è la versione censurata (solo per you tube) in cui Luigi Ciotti esprime la sua opinione su Marco Amenta rispetto alla precedente  .  Forse    togliendola del tutto l'avrebbe fatta  troppo sconcia 


 in cui raccontavano di certo cose scomode.Ma Marco Amenta non potrà di certo fermare la verità.Questa si chiama censura e non impegno sociale!




L'Associazione Antimafie "Rita Atria" afferma:Tutta questa macchina pubblicitaria sulla memoria di Rita Atria ci fa orrore
Stiamo assistendo ad uno dei capitoli più tristi della cinematografia italiana.
Stiamo assistendo anche ad una cosa sconcertante: le grandi testate ignorano il comunicato di Vita Maria Atria e sponsorizzano il film di Amenta.
Le grandi testate fino ad oggi hanno ignorato la presa di posizione di Luigi Ciotti e di Piera Aiello e continuano a pompare un film senza chiedersi come mai non sono stati usati i nomi veri.
A tutti coloro che hanno ancora un minimo di dignità chiediamo coerenza perché Rita Atria non merita l'ennesimo tradimento sociale.Ovviamente la nipote Vita Maria sta prendendo provvedimenti legali.


Concludo  dedicando a Piera  e  sua  figlia  Vita  maria   un post  che  della mia  amica di facebook https://www.facebook.com/marianna.pilo    perchè  siete proprio voi donne    che trovate le  parole  migliori



Non chiedere mai a una donna come fa ad essere cosi' forte... Forte non ci si nasce, lo si diventa! Non chiederle mai perché indossa ancora le corazze con un uomo: forse ha combattuto troppo! Non scavare dentro ai suoi ricordi... Tienila stretta tra le braccia, e ascolta i suoi silenzi...




con questo  è tutto  

ANNA POLITKOVSKAJA: IO SO e "Libera" di © Daniela Tuscano

Io so.
Io so i nomi dei responsabili dell’omicidio di Anna Politkovskaja (e che in realtà era un femminicidio come dimostra il vanto di chi materialmente ha rivendicato quel gesto).


Io so i nomi dei mandanti del femminicidio di Anna Politkovskaja.
Io so i nomi di chi ha deciso, a un certo punto, che scatenare guerree soffocare l’autodeterminazione dei popoli era l’unico modo per ripristinare la dittatura.
Io so che Anna sapeva. Che chi si opponeva a conflitti di potere e di conquista veniva tacciato di antipatriottismo e disfattismo.
Io so che Anna sapeva. Che per arruolare soldati per la sua guerra di conquista il Cremlino ha svuotato gli orfanotrofi, portando via disperati che nessuno avrebbe pianto.
Io so che Anna sapeva che in Cecenia un essere umano era considerato un essere biologico esattamente come un palestinese.
Io so che Anna sapeva che la libertà di stampa e di opinione in Russia era stata soffocata e all’Occidente non importava nulla.
Io so i nomi di chi ha cercato di avvelenare Anna prima di colpirla a morte sotto la porta di casa.
Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi.
Io so perché sono una che scrive, una che legge. Ma anche perché sono una donna, una donna consapevole e sola; una che la sofferenza e la discriminazione ce l’ha nel sangue e non vuol compiacersene né accettarla.
Una che ha la mentalità orizzontale - e a rovescio - rispetto al sistema dominante. Che è agonico e gerarchico. Che non sopporta gli/le irregolari. Che conosce quel tuo essere inerme, il tuo vivere solo di piene parole.
E passione.
Io so che oggi Anna è dimenticata e il premio Nobel non spetterà a lei, nemmeno alla memoria.
E che forse nei libri di storia Anna non entrerà, o entrerà in qualche trafiletto periferico.
Perché era dalla parte sbagliata per la visione agonica.
Perché la storia non è scritta dalle donne.
Io so che fin quando ciò non avverrà la storia sarà declinata al femminile solo grammaticalmente.
Io so che Anna aveva usato la penna senza il potere, solo per il dialogo.Io so che quando vincerà il dialogo, allora tornerà a vivere in noi l’Anna coraggiosa, l’altra anima, la voce a due, e solo allora si potrà pronunciare il termine democrazia.












Vorrei dedicare quest'8 marzo a una donna dimenticata. Dimenticata perché asiatica, perché cristiana, cattolica, resistente. Perché non rivendica nulla, perché è una martire, cioè una testimone.
Trova il suo significato, il suo senso nell'antico. La fede libera la sua libertà.
Mentre in Occidente si esaltano le Femen nude e il loro anticlericalismo di plastica telecomandato da un maschio, mentre il nostro Parlamento discetta trasversalmente sulla regolarizzazione della prostituzione, sul "diritto" di essere "sex workers", come amano dire con ipocrita anglismo, Asia Bibi è confinata in un carcere oscuro da tre anni, ha subito violenze d'ogni tipo, solo per aver mantenuto fede alla sua fede cristiana.
E' una donna; una donna d'una bellezza semplice e piana, modesta. E' una madre; è un essere umano che si batte senza odio contro ogni tipo di coercizione.
E' una donna di cuore e di pensiero.
E' una donna che non possiamo incasellare nel politicamente corretto perché non v'è nulla di corretto nel conculcare i diritti fondamentali.
Che sono poi la base d'ogni democrazia.
E' una donna che il Natale scorso dalla sua cella ha scritto al Papa mostrando, prima della richiesta di liberazione, una grande fortezza e luce interiore.
Come Anna Frank, vede l'infinito dietro la sua siepe di sbarre che escludono ogni sguardo.
Asia è giovane e sopravviverà, comunque, perché il futuro è suo. E di quelle e quelli come lei.
Se di noi non resterà che polvere, forse, non sarà una grave perdita.

06/03/14

8 marzo io non ho mai creduto alle mimose di un giorno , ma al rispetto e all'uguaglianza ogni giorno della vita.


ti potrebbero interessare
http://ulisse-compagnidistrada.blogspot.com/2014/03/questo-e-l8-marzo-non-rinchiudersi-in.html
http://ulisse-compagnidistrada.blogspot.com/2014/03/questanno-voglio-essere-provocatorio-e.html

il  titolo  del post  d'oggi  è  preso  dalla discussione   sul  8  marzo   avvenuto  nel gruppo  di facebook   del gruppo  del corso  di fotografia  . Lo so  che non è  mia  ma  ricalca  ala perfezione il mio pensiero . cosi  come  questa  foto  di franco pampiro


Le donne: sottovalutate, insultate, maltrattate, uccise ... troppo spesso dimentichiamo che ci hanno dato la vita.
Perchè questa giornata non sia solo le mimose di un giorno, ma l'impegno per salvaguardare e tutelare le donne e tutte le categorie più deboli.




04/03/14

Quest'anno voglio essere provocatorio e provare per una volta a dire No alle celebrazioni 8 marzo

  Ma, a scapito   di equivoci per  coloro che o decidono   se  leggere   tutto  l'articolo  solo in base  al titolo, non vuol dire    che non dimentichi    di ricordare   cosa  esso significhi  e  di  combattere  culturalmente il  ghettizzarsi   delle donne  ed   Scommetto che  voi donne (    e tutti  coloro  che  ne  sono succubi  )  , o almeno la maggior parte  ,  mi direte   che sono  un  insensibile  e maschilista   o che offendo  la festa delle donne e   il ricordo  di tale  evento o
 che   (  specie i maschi  )   mi vendo   per la  vignetta   che riporto  a sinistra 
 Ma per me   che  odio le celebrazioni  fisse  , infatti  io  ricordo   determinati eventi  (  vedere   come  ricordo  l'olocausto \ Shoah sia  prima che dopo  la  data  in questione  , il ricordo  degli eventi  ( in questo caso  l' 8 marzo  )  è  tutto l'anno   non solo  ad  una data  simbolo   che ormai  è divenuta  , salvo  qualche  mosca  bianca  ,  locali occupati  da  sole  donne  , spogliarelli maschili e  menate  varie 
L'anno scorso, una   mia  amica  , davanti    a  tale mia  obbiezione   sulle celebrazioni della  giornata delle donne  , mi  ha  chiesto  : <<  non ti  biasimo  , ma  allora   tu che proponi ?  coem ricordi  \ celebreresti  la donna >>  ,  stavo per  rispondere  quando  inizio  il concerto  ,  ci dicemmo    ne riparleremo  , ma  poi   ce ne scordiamo  entrambi  .
Bene  questo post  è dedicato  a  *****  ed   è la risposta  alla sua domanda a  cui   non feci in tempo  a rispondere  perchè è partita  all'estero  ed ivi  è rimasta ed  non riesco a  rintracciarla  via internet   . 
Ricordando  ,  non solo  a  date fisse ,   e  raccontando   storie  di  donne  e  del loro coraggio  ( a volte  più degli  uomini ) ,  dei loro dolori   e  sofferenze  ,   del loro   sapere  ., della  loro dignità  . Solo  cosi    si evita  che   : <<  Nel tempo  , ci s'impoverisce nutrendosi   solo uno dell'altro . Se non genera  amare  per  gli altri , anche il sentimento  fra  un uomo e una donna  impoverisce   e  diventa  un limite     >>  (   Etty Hillesum 15 gennaio 1914- 30 novembre 1943,Auschwitz )
Ma soprattutto perchè l'8 marzo : << del 1908 – In questa data, secondo una diffusa credenza, vi sarebbe stato l'incendio nella fabbrica di New York nel quale morirono 129 operaie donne, e che avrebbe quindi dato origine alla Giornata Internazionale della Donna. In realtà si tratta di un equivoco con l'incendio della fabbrica Triangle, avvenuto il 25 marzo del 1911 con 146 vittime. di cui una  40  italiane  >> ( da wikipedia alla voce 8 marzo ) tesi confermata sia da : 1) dal notevole articolo "8 marzo la bufala dell'incendio in fabbrica " di http://blog.ritacharbonnier.com ., 2) dall'articolo " Quella svista sull'8 marzo" del Corriere della Sera dell'8 marzo 2004 di Gian Antonio Stella,
 condivido  quanto dice  nella  discussione  a   questo suo  interessante   e  notevole articolo   citato nelle righe  precedenti   Rita Charbonnier      : << [....] il fatto che le donne tuttora hanno un ruolo secondario nella società non c’è bisogno né di una “festa” nella quale gli uomini fanno gli auguri (di che?) e regalano Mimose, né di un falso storico. Un’analisi approfondita e interessante della questione si trova qui. >>
Quindi   ricordare  o celebrare    tale  se  volete   ma   ( ovviamente  poi ogni una  è libera   di farlo o di non farlo come meglio crede    )   non isolandosi come oche  e ( esperienza  personale     di qualche anno fa  e  di cui  ho parlato  anche  qui nel  blog  )  deridendo i maschi  che vanno  in pizzeria  da   senza  donne  l'8 marzo  o  relegandoli  in una sala  a parte   del  ristorante pizzeria  . O  a spogliarelli maschili    seriali . Concludo   con questo doppio regalo virtuale a  tutte le donne  e   ragazze   la mimosa   ed  una  mia foto   






non so  che altro dire   se  nn buon 8 marzo  

09/03/13

normalità dopo un evento

adesso che l'8 marzo  è passato   si ritorna  lontano dai riflettori   alla  solita  routine  triste

Pere  evitare  ciò iniziamo dall' 8 marzo  per poi applicarlo quotidianamente   a

07/03/13

perchè l'8 marzo va ricordato e la menoria dev'essere viva


Domani  è l'8 marzo e  non so cosa  scrivere    che non sia retorico  , noioso  , ripetitivo  .  Potrei scrivere     qualche storia   di donna coraggiosa  , ma  : 1) ne  ho già parlato  recentemente  qui qui raccontando  la storia dell'Obama  Sud Africana la compagna    di Biko    2) ho poco  tempo e  voglia di cercarne altre . Potrei parlavi  ( ma  l'ho   fatto l'anno  scorso  ) )  della mia esperienza  con donne che  si ghettizzano  l'8 marzo  anziché celebrarlo  con  gli uomini o  far  capire   alla maggior  parte  degli  uomini  cosa è  l'8 marzo cioè   che  non  è solo spogliarelli maschili o pizzate  \  cene   di sole  donne  . Potrei ...  Ma  forse  l'idea migliore  la  sarebbe   visti i nuovi lettori \  lettrici che  ho  su facebook  e  su plusgoogle    fare  un post  sul  perchè  io  uomo  ricordo  l'8 marzo  e  cerco di combattere  (  fra alti e  bassi e  cadute ) il  mio maschilismo \ sessismo  che  è in me    ) ma  soprattutto come sono arrivato a non considerarlo solo ed  esclusivamente  festa  commerciale  .
Inizialmente   , nonostante sia  cresciuto  in una famiglia  ( escludendo i miei nonni materni e paterni  della generazione pre '60\70 ) progressista e impegnata  nella lotta dei diritti civili  vedevo  tale festa  solo come qualcosa  di commerciale  e retorico . Poi  dopo aver letto ,, una rubrica  del settimanale  topolino , mi pare   un succede oggi o qualcosa del genere , in cui  si parlava della giornata del 8 marzo (  nell'articolo sotto ulteriori notizie  )   e  questa  storia   sagace  e divertente   di Asterix  (  http://it.wikipedia.org/wiki/Asterix_la_rosa_e_il_gladio
la  copertina originale


 . 
 quella   definitiva  
e gli avvenimenti    che determinarono al scelta   di tale data simbolica per i diritti delle donne  decidetti  dal 2004\5  di coltivare la memoria   di tale  data  . Ora  Poiche  non sono capace  di  grandi discorsi   senza  cadere  nella retorica   lascio la parola   ad una donna (  una  di quelle  non  si ghettizzano   vedere fra  gli url  sopra   fenomeno sempre  più  diffuso  nelle generazioni del riflusso   culturale    degli anni  80\90  e del  craxismo  e berlusconismo   )  che sa raccontarlo meglio  di me  

Dalle operaie di Ny alle sartine di Barletta

di ANAIS GINORI

TRIANGLE era il nome della fabbrica tessile dove lavoravano le operaie di New York che perirono nel rogo del marzo 1911. È in memoria di quelle vittime - per convenzione si dice fossero 146, anche se il numero preciso non si è mai saputo - che si commemora ogni anno, l'8 marzo, la giornata internazionale delle donne, fin dal principio legata alla condizione del lavoro e a una discriminazione che riteniamo oggi scomparsa, almeno in Occidente.



Ci si può rifiutare di partecipare alle celebrazioni un po' loffie, mimose&cioccolatini, di questa giornata dedicata alle donne e ai loro diritti: la parità non c'è ancora, il corpo femminile continua a essere un campo di battaglia e poi gli uomini allora? A loro spettano gli altri 364 giorni all'anno? Tutto vero. Eppure, come in una macchina del tempo, quel 1911 può tornare con sconcertante attualità.
Triangle è infatti il titolo del documentario che Costanza Quatriglio ha incominciato a girare e sarà pronto tra qualche mese. La regista, già autrice del bel film Terramatta, presentato allo scorso festival di Venezia, riallaccia un filo simbolico tra quel rogo newyorchese e quello che è avvenuto, esattamente cento anni dopo, in quel di Barletta, Puglia. Ottobre 2011. Di nuovo un'azienda tessile, cinque operaie vittime nel crollo della palazzina fatiscente in cui erano segregate. 
Quatriglio indaga la condizione materiale, psicologica ed esistenziale di queste sartine. Il paragone storico può sembrare azzardato. Un secolo fa le donne non votavano, non andavano a scuola, non potevano divorziare né scegliere se e quando fare figli. "La connessione tra questi due eventi tragici, così lontani fra loro - spiega la regista - è data dalla totale mancanza di percezione dei propri diritti da parte delle operaie".
Dal taylorismo di inizio Novecento al precariato post-globalizzazione degli anni Zero, c'è come un destino circolare che si ripete, in una geometria variabile dell'emancipazione. Può capitare così che in un angolo d'Italia ci siano donne che non riescono ad affrancarsi da quella che Quatriglio definisce "una gabbia psicologica e mentale". Hannah Arendt scriveva: "La libertà va rimessa al mondo ognii giorno". Buon 8 marzo.

con questo     sulle note   di questa  canzone


Archivio blog

Si è verificato un errore nel gadget