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27/01/17

non fai l'ora di religione non puoi vedere nella giornata della memoria il film la vita è bella episodio avvenuto nella scuola Fratelli Bandiera di Roma,

Lo    so che  molti di voi  diranno  ( non li  biasimo  e li capisco  )    : <<  Ma  basta  lo sappiamo  cos'è avvenuto   nei lager  e  che di  cosa tratta la    giornata del  27 gennaio  e   ( anche se  vengono , salvo qualche  giornalista  coraggioso  e non completamente  omologato, taciute  o messe  in secondo  piano     le  notizie   sugli altri olocausti . Insomma   una  goccia in mezzo al mare  mediatico   ).  cosa  è stata  la shoah   ,.ecc  .

Ma   Ieri   in una  scuola   elementare    Roma  è   avvenuto  un  caso di  discriminazione  .  Strano   che il ministro ops ministra ( altrimenti le femministe e i politicamente corretti s'offendono e ti guardano male ) dell’Istruzione Valeria Fedeli proprio pochi giorni fa durante il Viaggio della Memoria ad Auschwitz con un gruppo di studenti romani diceva: «Se voi oggi siete qui è perché l’Olocausto ha fatto in modo che noi attivassimo la memoria: e la scuola ha un ruolo fondamentale in questo» non s'accorga di quello che (n vedere notizia sotto ) è avvenuto in questa scuola    e non mandi ispettori per accertamenti , visto che anche questo fatto mi sembra una discriminazioni di quelle che tale giornata ( dubbia o non dubbia , vedere post precedenti ) dovrebbe  abbattere   \  rimuovere  .


    dal corriere  della sera  del 27\1\2017 
E pensare che la ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli proprio pochi giorni fa durante il Viaggio della Memoria ad Auschwitz con un gruppo di studenti romani diceva: «Se voi oggi siete qui è perché l’Olocausto ha fatto in modo che noi attivassimo la memoria: e la scuola ha un ruolo fondamentale in questo». Ma all’uscita della scuola esplode l’indignazione dei genitori degli esclusi. «Come è possibile - dice una mamma - che per un progetto che riguarda la Memoria, vengano discriminati alcuni bambini? Il film di Benigni era un progetto interculturale che non riguardava l’ora di religione, era destinato a tutti: che messaggio si dà a dei futuri adulti da parte di un’istituzione che li dovrebbe formare?».


Alla scuola Fratelli Bandiera «La vita è bella»: escluso chi non fa religione
L’iniziativa organizzata per la Giornata della Memoria alla scuola Fratelli Bandiera di Roma, ma solo per i bambini che seguono l’ora di religione. I genitori: i nostri figli discriminati


di Claudia Voltattorni (cvoltattorni@corriere.it)


                                      Un’immagine de «La vita è bella» di Roberto Benigni




Ne parlavano da giorni. A casa e a scuola. Di quella storia forte e commovente che un padre inventa per proteggere il suo figliolo dall’orrore nazista. Tutti eccitati dall’idea di vedere un film insieme. Le maestre avevano spiegato che «La vita è bella» era stato fatto vedere in tutto il mondo, che il suo regista aveva commosso migliaia di persone e aveva ricevuto anche un premio, che parlava di una cosa brutta successa tanti anni fa, che era però importante vederlo per «non dimenticare». E ieri mattina i ragazzini delle quattro quinte elementari dell’Istituto Fratelli Bandiera, zona piazza Bologna sapevano che la loro scuola avrebbe proiettato il film premio Oscar di Roberto Benigni. Era l’unica attività organizzata dall’istituto per la Giornata della Memoria celebrata oggi in tutto il mondo.
Ma poco prima di cominciare, la maestra di «Alternativa» chiede ai bambini che non fanno religione, e che le vengono affidati per quelle due ore settimanali in cui gli altri , di uscire, «perché quella è l’ora di religione» e «loro non possono restare con gli altri». Increduli i ragazzini. Senza parole le altre maestre. Scoppia il caso. «Cosa c’entra La vita è bella con l’ora di religione?». «Non si possono escludere dei bambini». «La Giornata della Memoria è di tutti». Viene interpellato quindi il preside Valter Farris e alla fine la soluzione è: chi non fa religione non può neanche vedere il film scelto per celebrare la Giornata della Memoria. Pianti dei piccoli, una ventina, portati in un’altra aula a fare l’ora «alternativa», cioè leggere, colorare, portarsi avanti con i compiti. Con buona pace del 27 Gennaio.
Nessuno aveva avvertito le famiglie dei bambini che non seguono l’ora di religione che i piccoli sarebbero stati esclusi dalla visione, «potevano chiederci un’autorizzazione - dice un papà -, saremmo stati ben felici di firmarla». Anche perché i genitori raccontano che la proiezione de «La vita è bella» era l’unica iniziativa fatta dall’istituto per celebrare il 27 Gennaio, fatta per di più con un giorno in anticipo rispetto alla data scelta in tutto il mondo («perché?»). Spiega un’altra mamma: «Siamo in una scuola costruita nel periodo fascista, un luogo che di memoria ne ha moltissima già di suo, questo dovrebbe spingere ancora di più la direzione a celebrare una giornata come il 27 gennaio».
Ma tra le mamme e i papà è già partito il tam tam con l’idea di far proiettare «La vita è bella» una seconda volta così che anche gli esclusi possano vederlo. Però, certo, dice una mamma, «mio figlio quando è tornato a casa piangeva e mi ha detto: così non dimenticherò più la Giornata della memoria 

quest bambino\a  ciha  dato  una lezine  di vita 

26/01/16

August Landmesser fu l'uomo che nel 1936 si rifiutò di salutare Hitler



Ho scoperto   questa  storia     d'ogi l'anno scorso  proprio quiando ormai per i media  la  giornata  della shoak  era già stata  archiviata e digerita . Ma per  non annoiare   e  non renderla  ancora più odiosa ale  nuove  generazioni   l'ho archiviata   . Infatti  quest'anno  mentre  cercavo  ispirazione  e storie  nuove  per evitare  di scadere  nel solito post  retorico  e ripetitivo su tali eventi   che ormai (  ma purtroppo non è cosi  )    dovrebbero  essere relegati al passato  ho ritrovato   questa  storia  . Essa  è    poco conosciuta  al tritacarne mediatico , la  vicenda  è  quella  di  August Landmesser ( che  trovaste rikassunta  oltre  nella pagina di wikipedia  che riporto sottto in questo  libro  : L'uomo che disse  no ad  Hitler  \ Josef Mayr-Nusser un erore  solitario    di Frncesco Comina    ,  foto a destra )
di  fu l'uomo che nel 1936 si rifiutò di salutare Hitler. Troppe storie sono rimaste in silenzio, nell'attesa che qualcuno le raccogliesse, celebriamo la Giornata della Memoria ricordandole. ed  evitando che cadano nell'oblio . In quanto esse  ebbero La forza di esprimere il proprio NO sempre davanti alle ingiustizie !!! Questi Uomini e Donne  sono come le Stelle si intravedono nella nebbia non diamo loro x tanto tempo nessuna importanza, a volte vengono dimenticati. Ma quando si ha necessità di Loro ci sono sempre. Lasciandoci sempre una Carica Immensa.
Troppe storie sono rimaste in silenzio, nell'attesa che qualcuno le raccogliesse, celebriamo la Giornata della Memoria e non solo  ricordandole.
  

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.


August Landmesser (Moorrege, 24 maggio 1910 – Stagno, 17 ottobre 1944) è stato un operaio tedesco, oppositore politico antinazista negli anni trenta. Fu uno dei pochi tedeschi che si opposero pubblicamente al potere di Adolf Hitler.



  August Landmesser nel 1936, quando si  rifiutò di eseguire il saluto nazista



August Landmesser nacque il 24 maggio 1910 figlio di August Franz Landmesser e Wilhelmine Magdalene Schmidt.

Operaio presso l'arsenale navale Blohm + Voss di Amburgo, August Landmesser diventò noto nel 1991 per la sua probabile ma non certa apparizione in una fotografia ove, unico fra centinaia di operai e autorità, si rifiutò di eseguire il saluto nazista ad Adolf Hitler rimanendo impassibile a braccia conserte nel corso dell'inaugurazione del varo della nave scuola della marina militare tedesca, la Horst Wessel, il 13 giugno 1936. Questa fotografia fu ritrovata solamente nel 1991, esposta al centro di documentazione "Topografia del terrore" presso il vecchio quartier generale della Gestapo a Berlino, fu pubblicata dal quotidiano Die Zeit. In quello scatto le figlie di August, Ingrid e Irene, credettero di riconoscere il loro padre nel suo significativo gesto di protesta.

August Landmesser fu membro del partito nazionalsocialista dal 1931 al 1935 costretto all'adesione solamente perché spinto dal bisogno di ottenere un posto di lavoro. Cominciò ad osteggiare il nazismo quando, divenuto padre di due figlie avute da una giovane donna di religione ebraica, fu ritenuto colpevole di "disonorare la razza" e pertanto - segnalato come oppositore al regime del Terzo Reich - fu dapprima espulso dal partito e poi incarcerato due volte nel campo di concentramento di Börgermoor.

August Landmesser si era sposato nel 1935 con Irma Eckler che era nata nel 1913, ma il suo matrimonio - a causa dell'entrata in vigore delle leggi razziali di Norimberga nell'agosto del 1935 - non fu riconosciuto dall'ufficio del registro del comune di Amburgo e inoltre alle stesse figlie, Ingrid nata il 29 ottobre del 1935 e Irene nata il 6 agosto del 1937, non fu riconosciuto il cognome paterno ma quello della madre.

Irma Eckler fu arrestata nel 1938 dalla Gestapo e detenuta dapprima nel campo di concentramento di Fuhlsbüttel ad Amburgo e successivamente trasferita nei campi femminili di Oranienburg e Ravensbrück. Irma Eckler si suppone sia deceduta il 28 aprile del 1942 nell'istituto sanitario di Bernburg dove i medici nazisti praticavano l'eutanasia sui malati mentali. Le figlie Ingrid e Irene furono separate: Ingrid fu affidata alla nonna paterna mentre Irene fu condotta dapprima in un orfanotrofio poi assegnata a dei parenti.

August Landmesser fu scarcerato il 19 gennaio 1941 e assegnato ai lavori forzati presso la società Püst. Questa compagnia era una branca della Heinkel-Werke sita a Seebad Warnemünde. Nel febbraio 1944 a causa della penuria di uomini abili alle armi, Landmesser, nonostante i suoi precedenti penali, fu arruolato nella Wehrmacht e assegnato ad un battaglione di disciplina, il 19º Battaglione penale di fanteria della famigerata Strafdivision 999, ove fu dichiarato disperso in combattimento nel corso di una missione operativa a Stagno in Croazia.

Il 20 dicembre 1949 la corte distrettuale di Amburgo-Altona dichiarò Irma Eckler morta, indicando il giorno 28 aprile 1942 come la data più probabile del suo assassinio mentre, sempre nello stesso anno, il tribunale distrettuale di Rostock dichiarò morto August Landmesser alla data del 1º agosto 1949. Nell'autunno del 1951 il municipio di Amburgo riconobbe ufficialmente il matrimonio tra August Landmesser e Irma Eckler e, inoltre, le figlie Ingrid e Irene, sopravvissute alla guerra, ricevettero il cognome del padre.

Bibliografia


  • (DE) Wolfgang Benz, A concise history of the Third Reich. Transl. by Thomas Dunlap (p. 122)
  • (DE) Irene Eckler, The Guardianship Act 1935–1958. Horneburg Verlag, Schwetzingen 1966.
  • (DE) Irene Eckler, A Family Torn Apart by "Rassenschande". Horneburg Verlag, Schwetzingen 1998.

09/01/16

Il capolavoro del 1940 finalmente dal 11 gennaio nei cinema italiani nella versione che fu concepita dal regista. Un film realizzato nonostante i boicottaggi e le difficoltà che dopo 75 anni parla ancora al mondo

  da    (  dove  potete vederei video se  eventualmente  non gli vedesse  qui nel post   ) 




"Ogni somiglianza tra il dittatore Hynkel e il barbiere ebreo è puramente casuale". Con questo cartello inizia 
Il grande dittatore, il capolavoro di Charlie Chaplin che torna nelle sale italiane (una settantina di copie sparse per l'Italia, privilegiando i cinema di provincia) l'11 gennaio in versione restaurata e originale (e contemporaneamente in dvd) a 75 anni dalla sua prima uscita (New York, 15 ottobre 1940). Un cartello che può sembrare la prima battuta di un film comico, ma che in realtà rivela il senso profondo che il regista inglese dava a quel suo film tormentato, osteggiato, boicottato ma voluto profondamente. Il dittatore Hynkel è Adolf Hitler, il barbiere ebreo è Charlot. "Io non sono ebreo, ma il fatto di prendersela con una minoranza mi sta più a cuore dell’ideologia, più del movimento dei lavoratori, più di qualunque cosa - diceva Chaplin nel 1948, nel corso di un lungo interrogatorio desecretato dall'FBI alla fine degli anni Ottanta - Io non appartengo a gruppi, partiti o fazioni, non credo nel nazionalismo, mi considero un uomo e un artista libero, e soprattutto un cittadino del mondo".


4 giorni e un abisso: Chaplin vs. Hitler. Quattro sono i giorni che separano le date di nascita di Charles Chaplin (16 aprile 1889) e Adolf Hitler (20 aprile dello stesso anno). Da un lato, l'attore più celebre del mondo, dall'altro lato, il dittatore che ha incarnato l’idea stessa del male nel mondo. Ma molti altri sono gli aspetti che li accumunavano, non soltanto la data di nascita, non soltanto quei baffetti di scena che pare fossero il vero motivo per cui Hitler avesse messo al bando Tempi moderni e che facevano sostenere a Chaplin: "Mi ha rubato i baffi!". I vignettisti dell'epoca avevano sottolineato le due diverse "carriere" con ironia, mentre Hitler veniva bandito dall'Accademia d'Arte di Vienna, Chaplin dopo aver avuto successo a teatro, essersi trasferito a Hollywood a 24 anni è già famoso e pochi anni dopo fonda la sua casa di produzione; a 24 anni dopo aver fallito in tutto invece Hitler si dà alla politica e scrive "Mein Kampf"; Chaplin conquista il pubblico con La febbre dell'oro, produce Luci della città, Hitler nel 1939 attacca la Polonia, Chaplin dichiara guerra a Hitler. Hitler: il più grande errore della storia, Chaplin il più grande divertimento al cinema, conclude il vignettista.
Un té con Einstein. Pensare che Il grande dittatore sia una dichiarazione di guerra a Hitler per motivi di "baffetti" fa ridere, ma ovviamente non rende la statura del personaggio. La genesi di questa opera, atto di guerra ad un uomo che è un appello di pace al mondo, ha radici molto lontane fin dal 1931, quando durante un tour europeo Chaplin fu invitato a prendere un té a casa di Albert Einstein di cui il regista era un grande ammiratore. Da quello che si legge nel diario di viaggio l'incontro fu per Chaplin un'occasione per sviluppare il suo interesse per la materia socio-economica che avrebbe poi raccontata in Tempi moderni. Nel discorso finale del Dittatore, quel climax che sancisce il definitivo passaggio dal muto al parlato per Chaplin (Tempi moderni era solo cantato con la sequenza finale della Titina), riecheggiano gli scritti e i discorsi pubblici di Einstein a partire da quello storico del 1930 in cui lo scienziato parlò a milioni di ascoltatori in occasione dell'inaugurazione del Radio Show a Berlino: "La radio ha compiuto una funzione speciale e unica per riconciliare i popoli. Sta alla gente ora cercare di conoscersi l'un l'altro con l'aiuto dello specchio distorto della stampa quotidiana" diceva Einstein.

Video

Dall'11 gennaio, la Cineteca di Bologna porta in sala e contemporaneamente in DVD il nuovo restauro di "The Great Dictator – Il grande dittatore", nell'ambito del progetto di distribuzione deiclassici restaurati Il Cinema Ritrovato. E quel messaggio di pace, vivo oggi più che mai, verrà ascoltato dalla vera voce di CharlesChaplin: il film infatti sarà distribuito nella versione originale inglese con sottotitoli italiani.

Dittatori: da Napoleone a Hitler. L'humus filosofico, politico e sociale de Il grande dittatore ha radici lontane ma anche l'idea comica, il meccanismo cinematografico dello scambio di persona che sta alla base del film, il barbiere ebreo in tutto e per tutto identico al dittatore, che finisce per sbaglio a parlare alla nazione e a dire ciò che il suo cuore gli detta, era nella mente di Chaplin da tanto tempo. Era stato il regista e produttore Alexander Korda a suggerirgli una commedia sui dittatori basata sul vecchio escamotage dello scambio in stile "ricco e povero", in un primo tempo Chaplin aveva pensato a Napoleone che, esiliato a Sant'Elena, veniva sostituito da un sosia per rientrare in Francia poi però fu proprio la stampa (e i vignettisti satirici in particolare) a suscitare l'idea dal momento che ironizzavano sulla somiglianza tra Charlot e il Fuhrer già dal 1933. E così il 12 novembre 1938, tre giorni dopo la Notte dei cristalli, Chaplin fece richiesta di depositare il titolo The Dictator alla Library of Congress. Il regista era perfettamente consapevole dell'impresa che andava affrontando: era pronto ad investire personalmente due milioni di dollari nel progetto e, consapevole che in molti paesi in Europa e America Latina il film sarebbe stato proibito, aveva deciso di distribuirlo in modo autonomo e fuori dai circuiti commerciali (senza però poi rinunciare ad una serie di gadget e decorazioni a tema per le sale palloncini, stendardi e striscioni con la doppia croce oltre alle maschere del Fuhrer Hynkel). La mattina del 9 settembre 1939, otto giorni dopo lo scoppio della seconda guerra mondiale, Chaplin batté il primo ciak del film sul set del ghetto. Chaplin ebbe poi modo di dire che se avesse conosciuto l'orrore dei campi di concentramento non avrebbe realizzato il film, anche perché in una prima versione nel campo si svolgeva gran parte della storia, alcune delle sequenze poi non furono montate. Il regista scriveva "nel campo il piccolo Ebreo incontra persone stupende: i migliori musicisti, attori, scienziati. Sono tutti terribilmente abbattuti, ma non lui, che invece prende le cose come vengono".


Tra censura e autocensura, la vita del Dittatore in Italia. Il film, che negli Stati Uniti rimase in cartellone per quindici settimane diventando uno dei più grossi successi commerciali di Chaplin, naturalmente ha avuto una vita travagliata nel nostro paese. Uscito verso la fine della guerra in una versione con didascalie fu un mezzo flop, Chaplin tentò di farlo arrivare nei cinema nuovamente nel 1960, ma fu bloccato dalla censura (temevano che i neofascisti che avevano attaccato le sale dove si proiettava Il generale della Rovere assaltassero le sale). Soltanto nel 1972, sulla scia dell'Oscar alla carriera a Chaplin e del Leone d'oro che la Mostra del cinema di Venezia per l'insieme della sua opera, il film riuscì nel nostro paese doppiato da Oreste Lionello con un buon incasso. Ma il film rispetto all'originale mancava di cinque minuti ovvero la scena di Hynkel che balla con la moglie di Napoloni, decisione che fu presa per rispetto ne confronti di Donna Rachele che era ancopra viva. Oggi il film torna nelle sale italiane esattamente come il suo regista lo aveva concepito e nella sua lingua originale.

Video

Dall'11 gennaio in sala nella versione restaurata e originale il capolavoro di Charlie Chaplin, messaggio di pace che 75 anni dopo è ancora attuale. Un progetto complesso, osteggiato anche negli Stati Uniti, complesso dal punto di vista cinematografico, completamente scritto e pianificato per la prima volta nella storia del regista. Spazio all'improvvisazione venne dato solo in due scene, due vere e proprie danze: la rasatura coreografata sulle note della Danza ungherese n. 5 di Brahms e quella di Hynkel alle prese con il mappamondo.

Video

Dall'11 gennaio in sala nella versione restaurata e originale il capolavoro di Charlie Chaplin, messaggio di pace che 75 anni dopo è ancora attuale. Un progetto complesso, osteggiato anche negli Stati Uniti, complesso dal punto di vista cinematografico, completamente scritto e pianificato per la prima volta nella storia del regista. Spazio all'improvvisazione venne dato solo in due scene, due vere e proprie danze: la rasatura coreografata sulle note della Danza ungherese n. 5 di Brahms e quella di Hynkel alle prese con il mappamondo.

La recensione di George Orwell. "Viviamo in un’epoca in cui la democrazia sta progressivamente scomparendo, il mondo è messo in scacco da dei ‘superuomini’, il concetto di libertà ci viene spiegato da capo e i "pacifisti" trovano argomentazioni per giustificare il rastrellamento degli ebrei. Nonostante tutto ciò, l’uomo comune si affida con fiducia e ostinazione ai principi in cui crede (evidentemente di matrice cristiana). L’uomo comune è più saggio dell’intellettuale, allo stesso modo in cui l’animale è più saggio dell’uomo. Qualunque intellettuale sarebbe in grado di imbastire un’incrollabile argomentazione a favore della soppressione del sindacato tedesco e della tortura degli ebrei. Ma l'uomo comune, che non è guidato dall’intelletto, che è dotato solo di istinto e tradizione, sa che "non è giusto". Più che nell’invenzione comica, credo che il fascino di Chaplin risieda nella sua capacità di riaffermare la verità – soffocata dal Fascismo e anche, ironia della sorte, dal Socialismo – che vox populi e vox Dei sono la stessa cosa, e che i giganti sono spesso delle carogne. (Time and Tide, 21 dicmbre 1940)
 

25/01/15

Ma  è possibile  che per   questioni di lana caprina   cioè  << Manca la firma autografa  in una mozione  >> ed  <<   In consiglio comunale non si parla di Olocausto >> . La  vicenda  è  sucessa  a  Monsampietro Morico (Morìco in dialetto fermano )  un comune italiano di 700 abitanti, della provincia di Fermo nelle Marche 

da   http://www.informazione.tv/it/Politica/ consultato il 25\1\2015 ore 20.50

Manca la firma autografa. In consiglio comunale non si parla di Olocausto


Monsampietro Morico. 
“Un cavillo burocratico ha fatto sì che il Consiglio Comunale di Monsampietro Morico dello scorso 22 gennaio sia stato uno dei più brevi mai tenuti nel piccolo comune fermano”. Inizia così la denuncia del gruppo “Partecipazione democratica”. Tre proposte dell’opposizione presentate via email sono state escluse dall’ordine del giorno per mancanza della firma, pur riportando chiaramente il nome dei consiglieri proponenti. Tra queste anche un momento di riflessione in occasione della Giornata della Memoria. Opposizione che ha reso tutti i documenti a riguardo pubblici, per far capire bene cosa sia accaduto.
Foto testoGli amministratori del gruppo Partecipazione e Trasparenza proponevano di approvare un regolamento per le spese di rappresentanza e di destinare parte dell’indennità del sindaco alla locale scuola primaria. Per lo stesso motivo, non è stato discusso un ordine del giorno di solidarietà per le vittime dell’Olocausto in occasione della Giornata della Memoria.
“Siamo sbalorditi da quanto accaduto - dichiarano i consiglieri di opposizione - Il fatto che il Consiglio Comunale non si sia espresso con un atto commemorativo per la Giornata della Memoria è molto grave. Nonostante la diversità di opinioni politiche, noi riteniamo che non si possa prescindere da un comune terreno di valori: per questo, nel nostro documento, chiedevamo ai consiglieri di maggioranza di sottoscrivere la nostra proposta. Questo non è avvenuto, e per mancanza del numero minimo di firme il documento non è stato neppure discusso. Sarebbero bastate le firme di tre consiglieri della maggioranza per garantire il voto su una questione su cui, ne siamo convinti, si sarebbe registrata unanime convergenza. Questa è davvero una brutta pagina per il consiglio comunale di Monsampietro Morico.” I consiglieri di opposizione hanno già provveduto a sottomettere nuovamente i documenti, che saranno discussi in occasione del prossimo consiglio comunale.




Primo Levi racconta la Shoah: "Meditate che questo è stato"e Eva Mozes Kor sopravvissuta a J.Mengele adotta Rainer Hoss il nipote del comandante del Lager in cui fu prigioniera

Come accennato  nell'ultimo post  "pre "   27 gennaio \  giornata della memoria  Non so cos'altro aggiungere in più  a tale argomenti , oltre a quanto scritto nei post precedenti  cercateli con le tag 27 gennaio , olocausto , shoah . Lascio quindi che a parlare sia uno dei protagonisti più noti di tale tragedia  Primo levi  ( 1919 - 1987 )



ma   soprattutto questa  storia   che   sotto riporto   dimostra  come  attraverso  il perdono  e  il dialogo    si possa  arrivaree  a chiudere una ferita ancora aperta   come testimonia  questa  foto





La bimba deportata ad Auschwitz che ha adottato il nipote del suo aguzzino

         Eva Mozes Kor nel lager di Auschwitz dove venne imprigionata con la sorella gemella




maurizio molinari
corrispondente da gerusalemme
23/01/2015


Eva Mozes Kor, sopravvissuta ad Auschwitz, ha deciso di adottare Rainer Hoss, nipote del comandante del lager. Quando aveva 10 anni Eva Mozes venne deportata dai nazisti ad Auschwitz dalla Romania, assieme alle sorella gemella. Una volta nel campo di sterminio, finirono nelle mani di Joseph Mengele, il dottore che eseguiva esperimenti sui detenuti e in particolare sui gemelli. Le bambine sapevano cosa le aspettava: se una delle due moriva, l’altra sarebbe stata uccisa. «Mi facevano fino a cinque iniezioni a settimana - ha raccontato Eva Mozes Kor ad una scolaresca dell’Indiana, dove andò a vivere dopo la guerra - iniettandomi ogni tipo di infezioni e malattie». La sopravvivenza di entrambe le bambine fu una miracolo e in Indiana Eva Mozes Kor decise di dedicarsi al perdono dei suoi aguzzini «per cessare di essere una vittima». 
Nel 1950 emigrò in Israele, continuando questa solitaria battaglia e nell’estate del 2013 ha incontrato ad Auschwitz un personaggio che la colpì per l’«estrema intelligenza». Si tratta di Rainer Hoss, nipote di quel Rudolf che era comandante del lager quando lei vi si trovava, impiccato dagli alleati nel 1946. Rainer ha rotto ogni rapporto con la famiglia d’origine nel 1985, dedicandosi ad educare le nuove generazioni su come «riconoscere e sconfiggere il Male del nazismo». Solo nel 2014 Rainer Hoss ha parlato in oltre 70 scuole tedesche. A un anno dall’incontro la sopravvissuta Eva ha chiesto al nipote del suo aguzzino se avrebbe accettato di essere adottato da lei, che ha superato gli 80 anni. Rainer ha accettato e la notizia sta facendo il giro del mondo. Ma Eva Mozes Kor precisa che «non sempre andiamo d’accordo” come nel caso del “perdono per i nazisti»: lei infatti non condivide la rottura di Rainer nei confronti della famiglia, vorrebbe che si riconciliassero «perché solo così ci possiamo davvero emancipare dal Male di Hitler».

24/01/15

Primo Levi e la lettera inedita: l’olocausto spiegato a una bambina

  Canzone consigliata 


  Lo so che  è ovvia  è.p scontata ma  non ne  ho trovate altre  di cosi incisive   più  pessimista della classica  di  Guccini    riportata  " per par  condicio  "


Lo so che precedentemente ( vedere  qui  il post ) fino al 27 gennaio mi avrei garantito il silenzio . Ma davanti a sifatto articolo , in cui viene spiegata in maiera cosi nintida e senza ipocrisie \ tabù inutili cosi sia la malvagitù e cosi sia stato l'olocausto , non ci sono riuscto . 


 Da  http://www.lastampa.it/2015/01/23/cultura/

“Piuttosto che di crudeltà, accuserei i tedeschi di allora di egoismo, di indifferenza, e soprattutto di ignoranza volontaria perché chi voleva conoscere la verità poteva conoscerla e farla conoscere”



monica perosino
Torino 
Gli avevo chiesto:come potevano essere così cattivi?  
A 11 anni, nel 1983, avevo appena finito di leggere Se questo è un uomo. L’avevo letto durante le vacanze di Natale, e riletto pochi giorni dopo l’Epifania. Ma restavano domande senza risposta: esiste la malvagità? 
Se questo è un uomo era nella lista dei libri da leggere stilata dalla professoressa di italiano, Maria Mazza Ghiglieno. Neanche lei, che pure aveva sempre le domande e le risposte giuste, poteva risolvere il dilemma. Così, spinta dalla logica senza curve di un’undicenne, mi parve ovvio andare alla fonte. Cercai l’indirizzo di Primo Levi sulla guida del telefono per chiedere direttamente a lui: perché nessuno ha fatto niente per fermare lo sterminio? I tedeschi erano cattivi?  
Nemmeno per un attimo pensai che stavo scrivendo allo scrittore di fama planetaria. Per me era «solo» Primo Levi e il suo libro era anche un po’ mio. Chiedere conto a lui mi parve la cosa più naturale del mondo. Lui doveva sapere per forza. Presi la mia carta da lettere preferita, zeppa di fiori e pupazzi, e scrissi una paginetta di lettere tozze. Già che c’ero lo invitai nella mia scuola. 
La risposta arrivò, datata 25 aprile, e non colsi subito la coincidenza fino in fondo. Il concetto di «ignoranza volontaria» non era la spiegazione che mi aspettavo. Io volevo sapere se il male esisteva. Smisi di rileggere la lettera tre anni dopo, l’11 aprile 1987, quando trovarono il corpo di Primo Levi nella tromba delle scale. Ero rimasta senza l’uomo che avrebbe potuto darmi spiegazioni. La lettera finì in un cassetto, assieme ad altre. Ora, 32 anni dopo, è rispuntata durante un trasloco, con tutte le sue risposte.

25/4/83
Cara Monica,
la domanda che mi poni, sulla crudeltà dei tedeschi, ha dato molto filo da torcere agli storici. A mio parere, sarebbe assurdo accusare tutti i tedeschi di allora; ed è ancora più assurdo coinvolgere nell’accusa i tedeschi di oggi. È però certo che una grande maggioranza del popolo tedesco ha accettato Hitler, ha votato per lui, lo ha approvato ed applaudito, finché ha avuto successi politici e militari; eppure, molti tedeschi, direttamente o indirettamente, avevano pur dovuto sapere cosa avveniva, non solo nei Lager, ma in tutti i territori occupati, e specialmente in Europa Orientale. Perciò, piuttosto che di crudeltà, accuserei i tedeschi di allora di egoismo, di indifferenza, e soprattutto di ignoranza volontaria, perché chi voleva veramente conoscere la verità poteva conoscerla, e farla conoscere, anche senza correre eccessivi rischi. La cosa più brutta vista in Lager credo sia proprio la selezione che ho descritta nel libro che conosci. 
Ti ringrazio per avermi scritto e per l’invito a venire nella tua scuola, ma in questo periodo sono molto occupato, e mi sarebbe impossibile accettare. Ti saluto con affetto
Primo Levi  



<< [...]  il male, quello vero, non esiste. >> come    dice di Ilenia Gullo  sul sito   http://www.orticalab.it

più  precisamente qui <<  Si maschera proprio sotto il falso spettro della superbia dell’egoismo, dell’indifferenza e della volontaria ignoranza in cui l’umanità, da sempre, continua a specchiarsi. Volontariamente o involontariamente, non importa.
A confermare questa grande verità, non sono io. È stato uomo di nome Primo Levi, in una lettera inedita, dimenticata e ripescata per caso in un cassetto, resa pubblica al mondo dal quotidiano “La Stampa” la scorsa settimana, scritta quasi 32 anni fa, il 25 aprile del 1983.
Come spiegare a Monica, una bambina di undici, che cos’è stato l’Olocausto? Come ammetterle l’esistenza del male? E che cos’è il male? Di chi è stata la colpa di tanto orrore? >> 

23/01/15

Il documentario di Hitchcock e Bernstein sull'Olocausto Fatto a partire da filmati girati dai soldati, archiviato per 40 anni, sarà pubblicato nel 2015

 musica  consigliata  Ballade No.1 in G Minor (Op.23)

Potrebbe interessarti   anche  questa  buona  news  apresa  proprio mentre leggevo  l'articolo di ètratto il post  d'oggi 


Anne Frank: il diario diventa un fumetto

 

 

E  con questo  post  si conclude  , salvo colpi di scena e  ripensamenti dell'ultima ora , la mia serie  d'articoli \  post  e ricerche  sull'olocausto 


Pero  prima oltre  i link    dei post  precedenti   una premessa 
con cui  mi preme    chiarire   spero  una   volta  per  tutte   : A )    a   chi  scrive  via email   sia  che  abbai letto i tag  manifesto blog  e   faq  ma   (  e sopratutto a   quest'ultimi  ) che   lo hanno fatto   .,B ) con chi  mi segue o saltuariamente o   chi  ha trovato per la  1  volta    uno più link  dedicati a tale  argomento  scritti in questi    11  di blog    nei motori di ricerca  o su  social     che
 1)   non sono  , nonostante  le mie posizioni   critiche  sulla  politica delo stato israeliano  ,  antisemita  e  contro il polopoo ebraico  . e le mie amicizie  iscrizioni a ( pur  non condivendone  in toto alcuen  cose  )   a  gruppi  come https://www.facebook.com/ProgettoDreyfus ed  avendo  fra i contatti-  amicizie   alcuni\e   dir eligione ebraica ed israeliani 
2)  non intendo  sminuire  l'olocausto ebraico   cioè la Shoah  che  è il  peggiore    fra gli olocausti  in quanto iniziato  primna   degli altri ed  quello che  ha  avuto maggiore  numero vittime   . Ma solo  evitare  i media e  i  siti  internet   compresi i social  facciano passare in secondo   piano  o  peggio tacciono    gli altri  Genocidi  . Infatti  :  <<  Con il termine Olocausto (con l'adozione della maiuscola), a partire dalla seconda metà del XX secolo, si indica il genocidio perpetrato dalla Germania nazista e dai suoi alleati nei confronti degli ebrei d'Europa e, per estensione, lo sterminio nazista verso tutte le categorie ritenute "indesiderabili" che causò circa 15 milioni di morti in pochi anni.Il termine olocausto viene principalmente utilizzato per indicare lo sterminio sistematico di milioni di ebrei da parte dei nazisti. In alcuni ambienti il termine olocausto viene usato anche per descrivere il genocidio sistematico di altri gruppi che vennero colpiti nelle stesse circostanze dai nazisti, compresi i gruppi etnici Rom e Sinti (i cosiddetti zingari), comunisti, omosessuali, malati di mente, Pentecostali (classificati come malati di mente), Testimoni di Geova, Sovietici, Polacchi e altre popolazioni slave (considerati nel complesso Untermenschen). Aggiungendo anche questi gruppi il totale di vittime del Nazismo è stimabile tra i dieci e i quattordici milioni di civili, e fino a quattro milioni di prigionieri di guerra. Molti Rom usano la parola Porajmos o Porrajmos («grande divoramento»), oppure Samudaripen («genocidio») per descrivere lo sterminio operato dai nazisti

Ora   dopo la  premessa lunga ma necessaria   veniamo al post  

da 
 http://www.linkiesta.it/documentario-hitchcock-olocausto


È il 1945 e le truppe inglesi, oltre a combattere contro i soldati tedeschi in Germania, hanno un altro compito: girare filmati dei campi di concentramento liberati. La richiesta è del Ministero dell’Informazione britannico, che vuole realizzare un documentario — di propaganda, pensato per i tedeschi e non gli inglesi — con cui mostrare alla popolazione la realtà dei campi di concentramento.

Già nel febbraio del 1945 il regista Sidney Bernstein è incaricato di occuparsi di questo lavoro: prendere i filmati che arrivavano dal fronte e trasformarli in un film. E Bernstein, conscio della mole e della difficoltà dell'opera, chiede aiuto dell’amico Alfred Hichcock e i due si mettono insieme al lavoro sul documentario. Bernstein si occupa della regia, mentre Hitchcock scrive uno script per accompagnare le immagini e lavora con i montatori per scegliere i filmati e trasformarli in una narrazione coerente.
Il progetto, però, viene presto bloccato. Nell’agosto 1945 i rapporti politici tra Regno Unito e Germania sono già cambiati e il Ministero degli Esteri (non più quello dell'Informazione) invece di calcare la mano sui campi di concentramento, preferisce percorrere la strada della riabilitazione del Paese.
Da lì in avanti, il film rimane fermo negli archivi del Imperial War Museum per quasi quarant’anni e conosciuto semplicemente per il suo numero d’archivio: “F3080”. Il film esce dagli archivi solo nel 1984, quando viene proiettato in una versione incompleta al festival del cinema di Berlino. Poi, nel 1985, il programma Frontline della della rete statunitense PBS acquisisce i diritti per trasmettere il film e lo manda in onda, esattamente come è stato trovato, intitolandolo Memory of the Camps. Il film è ancora incompleto: manca la sesta e ultima bobina di filmato e il soggetto scritto da Hitchcock non è mai stato registrato. PBS chiede allora all’attore Trevor Howard di registrare la traccia sonora e manda in onda il film senza video nella parte conclusiva, montando la voce di Howard sopra immagini statiche.
Il film andato in onda è quello che si vede qui sotto, in una versione archiviata sul sito Internet Archive.
Nelle scorse settimane l’Imperial War Museum ha annunciato di aver restaurato la pellicola, anche recuperando da nuove fonti il materiale mancante della sesta bobina del film, e che lo pubblichterà nel 2015 in occasione dei 70 anni dalla creazione del film. Il curatore del museo, Toby Haggith, dice che «la restaurazione digitale fa sembrare il filmato molto vivo [...]. Uno dei commenti che abbiamo sentito più spesso [nelle proiezioni private del film] è che il documentario è terribile e acuto allo stesso tempo».

Un  film \  documentario come testimonia  anche rai3   nella puntata  d'ieri  speciale  27  gennaio   de la grande storia    che ha mandato anche un doumentario  sulle  vicende  di  questo film    dove  è spiegato  , causa   guerra fredda  fra  Usa- Urss   il perchè     si ebbe solo  fino a  quasi  60 anni  fa   una versione edulcorata  e  non completa    del documetario  , anche  se  vista  la   suia  forza e le sue prove  schiaccianti   leimmagini furono usate  come prova  al  processo di Norimberga 

20/01/15

Birkenau. Porrajmos, lo sterminio Rom e Sinti. Una parola da imparare. Come Shoah e Metz Yeghern







di Roberto Olla 30 luglio 2014

Il 2 agosto i rappresentanti di tutte le comunità Rom e Sinti si ritrovano ad Auschwitz per parlare agli altri europei. Un giorno dedicato al presente e al futuro









Porrajmos, la devastazione, il grande divoramento. Lo sterminio nazista dei Rom e dei Sinti. Una parola da imparare. Come Shoah, la tempesta che tutto distrugge, lo sterminio degli ebrei. Come Metz Yeghern, il grande male, lo sterminio degli armeni. Macchie nere sugli abiti lindi dei contemporanei. Genocidi prima che venisse coniato il termine stesso di genocidio (dal giurista ebreo polacco Raphael Lemkin nel 1944). Grandi numeri: 500.000 persone dei popoli nomadi europei assassinate dal cosiddetto Terzo Reich. Forse 800.000 secondo altri storici, ma non è questione di numeri. Non solo. Genocidio è la volontà, il progetto di far scomparire un intero popolo, la sua gente, la sua cultura, la sua lingua. Tutto cancellato, devastato, divorato.
Rom e Sinti sono le minoranze etniche d'Europa più a rischio
C'è una data simbolica: il 2 agosto del 1944. Settanta anni fa Piero Terracina era là, a Birkenau, dietro il filo spinato che divideva gli ebrei dallo Zigeunerlager, la sezione del campo dove erano stati deportati gli zingari. Le sue parole bruciano ancora quando racconta come in una notte sola avvenne ande divoramento.

Le sue parole bruciano ancora quando racconta come in una notte sola avvenne il grande divoramento. A proposito di date, una deve essere subito evidenziata: Italia, 11 settembre 1940 disposizioni per l'internamento degli zingari. Il nostro paese è purtroppo in prima fila nella persecuzione dei Rom e dei Sinti, rinchiusi nei campi di Agnone, di Perdasdefogu, delle Tremiti. Poi ci sono altre date: 17 ottobre 1939, i nazisti rinchiudono nei lager i nomadi tedeschi, 27 aprile 1940 la deportazione dei nomadi polacchi, 26 febbraio 1943 gli zingari vengono scaricati a Birkenau. Prima del numero gli tatuano sul braccio una "Z". Sempre molto precise le Ss. Il medico nazista Robert Ritter ( medico ?! ) aveva dichiarato: sono geneticamente criminali. Un decreto del 14 dicembre 1937 aveva trasformato le sue idee in legge. Mengele aveva  pensato ad una soluzione pratica avviando la sterilizzazione di Rom e Sinti a Birkenau. Il lager di Ravensbruck aveva subito seguito l'esempio.
Storia e Memoria
Quanti sono settanta anni? Pochi, evidentemente. Perché ancora oggi Rom e Sinti sono le minoranze etniche d'Europa più a rischio. Basta fare un piccolo esperimento linguistico con le parole più usate dai nazisti in riferimento agli zingari: indegni, degenerati, asociali, ladri, non recuperabili, non integrabili, genericamente criminali. Ebbene, quante di queste parole corrispondono a pensieri ancora oggi ampiamente diffusi tra i moderni, democratici, liberi e illuminati cittadini europei ? Quanti li vedono come (virgolette obbligatorie) non "recuperabili", non "integrabili"? Quanti pensano che siano criminali dalla nascita (geneticamente)? Quanti, per dirla tutta, vorrebbero chiudere gli occhi e scoprire che sono magicamente spariti nel momento in cui gli riaprono ? I rappresentanti dei Rom e dei Sinti erano al Quirinale per il Memory Day del 27 gennaio ed hanno parlato di fronte al Presidente della Repubblica. Ragazzi che si sono preparati il discorso con cura, come gli altri studenti loro compagni di scuola. I Rom e i Sinti hanno i loro laureati, gli storici, gli specialisti, gli artisti ... come gli altri popoli d'Europa, anche se con molte più difficoltà degli altri popoli d'Europa. Ma questo nessuno, o quasi, lo vede. Passato il Memory Day, se ne riparla l'anno dopo.
Il 2 agosto ad Auschwitz. Un giorno dedicato a presente e futuro
Per questo il 2 agosto i rappresentanti di tutte le comunità Rom e Sinti si ritrovano ad Auschwitz. Per parlare agli altri europei. Un giorno dedicato al presente e al futuro, usando gli strumenti della storia e della memoria. No, i Rom e i Sinti non spariranno mentre noi teniamo gli occhi chiusi. Sono popoli liberi e hanno nella loro cultura, nel loro Dna dei geni che li portano a rifiutare le frontiere, ad attraversarle tutte senza vincoli. Un'Europa senza frontiere, il grande sogno a cui gli altri europei sono arrivati dopo essersi massacrati per secoli, è stata la visione del continente che Rom e Sinti hanno sempre avuto. Allora la domanda è: siamo davvero un'Europa senza più frontiere? E se lo siamo perché rifiutiamo chi quelle frontiere non le ha mai apprezzate e mai neppure rispettate? Prendiamolo come un sogno, ma in un'Europa del futuro potrebbe essere bello, viaggiando senza frontiere, incontrare popoli viaggiatori, comprare il loro artigianato, mangiare alla loro cucina, ballare alla loro musica. Un sogno, perché per ora dobbiamo "accontentarci" di far sapere (anche e soprattutto al popolo dei vacanzieri) cos'è avvenuto il 2 agosto 1944 e cosa vuol dire Porrajmos

24/11/14

qualunque giorno è buono per ricordare la Shoah e gli stermini dei Lager Nazi-Fascisti


 Il 27 gennaio del 2015 si celebrerà il 70esimo anniversario della liberazione del campo di Auschwitz – Birkenau. Oggi  Alle 18,30  a Trieste, la comunità ebrica della città e l'editore  di  La compagnia del libro porteranno al teatro Miela - con il sostegno del Comune e della provincia - dei testimoni della Shoah che racconteranno la loro storia.
Un'occasione per ascoltare le storie di alcuni  , degli ultimi  ,  sopravvissuti ad Auschwitz: Piero Terracina, Sami Modiano, Goti Bauer, Tatiana Bucci.
Nel corso dell'evento sarà presentato il libro La ragazza che sognava il cioccolato di Roberto Olla, conduttore, regista e scrittore che da anni raccoglie le testimonianze dei deportati. Il romanzo racconta la storia di Ida Marcheria, rapita a 14 anni dalla sua casa triestina e deportata ad Auschwitz il 7 dicembre del 1943. Sopravvisuta, decise di trasferirsi a Roma, dove aprì una cioccolateria, simbolo di rinascita e luogo di ritrovo per i deportati scampati alla Shoah.
Sempre nel capoluogo giuliano, domani alle 11 nella sala Tripcovich gli ex deportati incontreranno gli studenti delle Scuole secondarie.

   da  http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/

27/01/14

Verba volant / Memoria di Luca Billi 27 gennaio 2014


Memoria, sost. f.

Secondo la mitologia greca Mnemosine era la dea della memoria. Si tratta di una divinità molto antica, nata prima di Zeus e degli dei olimpii. Esiodo infatti racconta che era figlia di Urano, il Cielo, e di Gea, la Terra, e quindi sorella diCrono, il padre di Zeus, e dei Titani. Sempre l’autore della Teogonia racconta che Mnemosine – che nella lotta tra gli dei e i Titani si era schierata con i primi – venne amata da Zeus, che le apparve sotto forma di pastore. Da quelle nove notti d’amore sui monti della Pieria nacquero le nove Muse.
Diodoro Siculo, nel libro V della Bibliotheca historica, spiega che Mnemosine aveva scoperto il potere della memoria e che lei stessa aveva assegnato i nomia molti oggetti e alle cose astratte che servono agli uomini per capirisi durante le conversazioni. Per questo, in qualche modo, Mnemosine è anche la dea di questo dizionario.
Mnemosine esercita un potere arbitrario quando assegna i nomi alle cose e infatti la memoria è qualcosa di fondamentalmente arbitrario.
Parlate con uno dei vostri vecchi di casa e vi accorgerete che spesso non sono in grado di ricordare cosa hanno fatto pochi giorni fa, ma vi sanno descrivere – con un’incredibile dovizia di particolari – un episodio capitato cinquant’anni fa; naturalmente non avete nessuna possibilità di verificare quei particolari e non potete far altro che confidare della memoria di chi ve li ha raccontati.
Fondamentalmente è per questa stessa ragione che le memorie sono il genere storiografico più infido e carico di menzogne. Chi scrive a volte mente intenzionalmente, anche se per lo più lo fa inconsciamente: è davvero convinto che le cose siano andate proprio come le lui le ricorda, anche se non è vero.
Io sono uno che cerca di esercitare il più possibile la memoria, ovunque ne ho l’occasione e specialmente attraverso il mio blog e i miei post sui social network, ma anche la mia memoria è deliberatamente e dichiaratamente arbitraria. Ricordo a me stesso e a chi mi legge quello che penso sia importante ricordare e che ritengo ingiustamente dimenticato. Per questo motivo non manco di ricordare le stragi di piazza Fontana e della stazione di Bologna, non perdo gli anniversari della morte di Antonio Gramsci e di Giacomo Matteotti, ricordo lacaduta del muro di Berlino e la fine dell’apartheid in Sudafrica. E molto altro – come avete spesso la pazienza di vedere.
L’importante è essere consapevoli che si tratta di scelte, in questo caso le mie scelte, perché questa è appunto la mia memoria.
Ad esempio, l’11 settembre la memoria mainstrem ricorda l’attentato alle Twin towers; io sono uno di quelli che ricorda invece il golpe americano in Cile e l’uccisione di Salvador Allende. Ci sono memorie più o meno importanti ? Per me sì e mi assumo il rischio di fare queste scelte. Ciascuno di noi lo fa, nella sua vita privata come in quella pubblica. Ciascuno di noi ricorda gli episodi della sua vita che vuole ricordare, magari migliorandoli e trasformandoli un po’, e ne dimentica altri.
Anche per questo io diffido come la peste da chi parla di memoria condivisa. La memoria condivisa è una menzogna: è solo il modo per chi è al potere di imporre agli altri la propria memoria. E per annebbiare – o annullare del tutto – le altre memorie. Infatti è importante dire che la memoria è sempre plurale.
Oggi è il Giorno della Memoria: è un giorno importante, di quelli cheapparentemente ricordiamo quasi tutti, vincitori e vinti, qualunque sia la nostra convinzione etica e politica. Non è assolutamente mia intenzione “rovinare” la festa, penso siano importanti tutte le manifestazioni, anche quelle fatte soltanto per obbligo istituzionale, credo sia importanti tutte le parole dette oggi, anche quelle dette senza convinzione e solo per puro esercizio retorico.


La memoria infatti è sempre più forte di noi, dei nostri tentativi di manipolarla e di usarla. La memoria è una dea, molto antica, più antica degli altri dei, di quelli che tengono il potere e di quelli che presiedono alle altre arti. E quindi si può far beffe di questi piccoli maneggi dei mortali.

26/01/14

perchè ricordo l'olocausto \i e la shoah parte II

inizio il post  con  questo post  di  http://ipensieridiprotagora.blogspot.it/  più  precisamente  questo 


Alena Synkovà scrisse questa poesia quando era una bambina, nel campo di concentramento di Terezin; aveva 16 anni quando fu liberata; solo un centinaio di bambini sopravvissero al lager

Vorrei andare sola

dove c'è un'altra gente migliore

in qualche posto sconosciuto

dove nessuno più uccide.
Ma forse ci andremo in tanti
verso questo sogno,
in mille forse
e perché non subito?



 ti potrebbe interessare  la mia presa  di posizione   in merito al revisionismo estremo e negazionismo

IL post precedente  ( trovate  url  sopra  ) mi ha  riportato alla mente  le varie domande   che mi arrivano  via email da  10 anni a questa parte  ai miei post   ne  approfitto per  rispondere  alle  principali   e  le  più  ripetute   spero una  volta per  tutte  

1)  E' basta  n. non si se ne può più  . non basta  quanto   la  testa  che ci fanno   fra il 20 ed  31 gennaio con il culmine  proprio il  27  


Vero  vi capisco   non avete  tutti i torti  . Infatti  leggo sulle  pagine  182-183   del televideo rai   e  di cui riporto integralmente  questa intervista  all'autrice  in questione  dedicate  al  27  gennaio   che è uscito 



da poche settimane nelle librerie, un libro dal titolo polemico [e provocatorio ]  ,sul tema del- la Shoah, o meglio,"Contro il giorno della Memoria", Add editore. Ne è autrice la scrittrice e studiosa di Ebraistica, Elena Loewenthal, che in meno di cento pagina esprime il dubbio che la maggiore tragedia del XX secolo, la Shoah, confinata nel ricordo di una Giornata come "risarcimento" per gli Ebrei, banalizzi quanto accaduto. "Che cosa sta diventando questo Giorno della Memoria?-si domanda-Una cerimonia stanca, un momento di finta riflessione che parte da premesse sbagliate per approdare a uno sterile rituale".  che in  meno di cento pagina esprime il dubbio 
 che la maggiore tragedia del XX secolo, la Shoah, confinata nel ricordo di una  Giornata come risarcimento" per gli    Ebrei, banalizzi quanto accaduto.   

Dichiararsi contro il Giorno della Me moria è "politicamente scorretto". Che  cosa la disturba di più, chiediamo alla  studiosa Elena Loewenthal. Di principio

 non sono contro la ricorrenza. In que sto libro, dal titolo effettimante provocatorio,cerco di spiegare le ragioni 
 per cui celebrare così la memoria non   funziona. C'è ridondanza nelle celebrazioni, troppa retorica,il senso vero si  perde. Ma grazie alle tante iniziative 

 messe in campo la consapevolezza è cresciuta o no? Certo di Shoah si sa di    più rispetto ad anni fa.Ma di pari pas so c'è più propensione al banalizzare,  al manipolare la storia.Le derive antisemite sono il lato oscuro della cele brazione.Lo vediamo anche in queste ore

La Shoah non è la storia degli ebrei.Ma  forse allora non è sbagliato aver isti tuito un Giorno per ricordare all'Umanità l'orrore di cui è stata capace? E' giustissimo che si ricordi la memoria    di quanto è accaduto. Ma nello spirito  di farla propria,non di rendere omaggio ad altri-cioè agli ebrei.La storia della Shoah appartiene all'Europa,all'Italia. Non  [solo ]agli ebrei.  
 Lei parla di diritto all'oblio, che intende? L'oblio è stato spesso un meccanismo di sopravvivenza individuale e    collettiva. Naturalmente nel libro la   invoco per me mi piacerebbe poter dimenticare questa storia, che sento come  un peso-ma non per la coscienza civile. 

 Un'ultima domanda all'autrice di "Contro il Giorno della Memoria".      

 C'è una frase nel suo libro che merita  una spiegazione: "Ricordare non porta   con sè alcuna speranza. Se anche non    dovesse accadere mai più, non sarà per  merito della memoria, ma del caso".     Per l'appunto, chiamo in causa l'oblio  come stimolo a una riflessione che non  si può fare a meno di fare: siamo così  sicuri che ricordare "serva"? Che ci    renda migliori? Che sia morale? Non è   detto che sia così.  
             
Ma è ’ nostro preciso compito e dovere portare il testimone della Memoria alle nuove generazioni, ai nostri figli, a coloro che stanno costruendo con noi il domani, perché cresca in loro, sano e forte, il senso vero ed intimo della nostra umanita”.
IL VALORE DELLA MEMORIA - “La Memoria è un valore fondamentale della nostra cultura e della nostra civiltà che deve essere coniugato quotidianamente, perchè pregiudizio e discriminazione sono mali ancora troppo diffusi fra noi – ha spiegato – mossi dall'ignoranza sono insidie che alimentano paura, sospetto; fratture che purtroppo sopravvivono nei sotterranei della nostra societa”. “E’ con vivo piacere che oggi, in occasione della Giornata della Memoria, la Città di Venezia per la prima volta espone la bandiera internazionale Rom, segno di rispetto verso un popolo e la sua storia; segno della forte identità che contraddistingue la Città di Venezia – ha detto Orsoni – il riconoscimento dell’Altro, della sua cultura, della sua religione. Venezia e i suoi cittadini, hanno sempre vissuto in una amalgama di diverse culture e da questa hanno tratto la loro ricchezza, e cosi’, crediamo, dovrà’ essere nell'avvenire”. Ecco quindi che  ricordare   evitando di cadere  nel  solito rituale  ed  a senso unico  solo  quella del popolo ebraico   ,  può essere  un modo   per   guardare  avanti con la  consapevolezza  del passato   ed evitare  , scusatemi se   mi ripeto ,   la bugia  diventi  verità e  la verità  diventi  bugia  .

2)  sminuisci  la tragedia degli ebrei  . offendi l'italia  , in italia    molti aderirono perchè  obbligati dal fascismo  . Gi italiani non sono mai stati nazisti 

Non credo   che raccontare   che  accanto allo sterminio sistematico degli ebrei,che fece circa sei milioni di  vittime, il nazismo estese il genocidio  ad altri gruppi etnici e religiosi con siderati "indesiderabili", come Rom (    che noi chiamiamo   zingari ) , Sinti , Testimoni di Geova  ed  altre religioni , agli omo-  
 sessuali, ai portatori di handicap, agli oppositori politici.Tragedie  che i media  ufficiali  ricordano ( quando le ricordano  )  in tono minore, tanto da essere spesso definite "olocausti  dimenticati",come quello dei Rom, "por- rajmos" (divoramento) per loro.Le cifre  ufficiali ( ma  , mi chiedo  che  importanza  ha  se  sono poche  a  molte  ?  è più  importante  quello che hanno subito non credete  ?  )   parlano di centinaia di migliaia di vittime in tutta Europa, molte di più secondo alcuni, nei campi di  concentramento e non solo.
Niente  di  più  falso  . i miti sono difficili da  sminuire  anche  documenti  . Vero che  ci  fu  anche    chi vi aderi perchè   come tutti i  regimi   in cui   : la stampa  e i gruppi giovanili  sono in mano  al regime   e  senza  opposizione o voci dissidenti   (  o quando ci sono     represse   ed  incarcerate o  all'esilio )  logico  che  per  connivenza (  ci credi   attivamente     )   convivenza  ( ci credi   passivamente  )  logico  che  ci credi  e  ti bevi    nolente  o dolente    tutto quello che  ti viene  propinato  

N.B   termini difficilmente distinguibili   visto l'umore    mutevole ( per la maggior parte  )  dopo il crollo  della dittature

Infatti   ci sono  alcuni libri ben documentati con documenti dell'epoca   che testimoniano il contrario .In particolare  suggerisco   un libro appena  uscito  (   su https://www.facebook.com/leggirazziali   trovate   le date    delle varie presentazioni  ) 








di  Mario Avagliano, giornalista e storico, è membro dell’Istituto Romano per la Storia d’Italia dal Fascismo alla Resistenza, della Sissco e del comitato scientifico dell’Istituto Galante Oliva, e direttore del Centro Studi della Resistenza dell’Anpi di Roma-Lazio. Collabora alle pagine culturali de «Il Messaggero» e «Il Mattino». Tra i suoi libri più recenti: Generazione ribelle. Diari e lettere dal 1943 al 1945(2006) e, con Marco Palmieri, Gli internati militari italiani. Diari e lettere dai lager nazisti 1943-1945 (2009), Gli ebrei sotto la persecuzione in Italia (2010) e Voci dal lager. Diari e lettere di deportati politici 1943-1945 (2012). Con Baldini&Castoldi ha pubblicato:Il partigiano Montezemolo. Storia del capo della resistenza militare nell’Italia occupata (2012), Premio Fiuggi Storia 2012.
  e  Marco Palmieri, giornalista e storico, è membro dell’Istituto Romano per la Storia d’Italia dal Fascismo alla Resistenza e della Sissco. Ha pubblicato tra l’altro, con Mario Avagliano: Gli internati militari italiani. Diari e lettere dai lager nazisti 1943-1945 (2009), Gli ebrei sotto la persecuzione in Italia (2010) e Voci dal lager. Diari e lettere di deportati politici 1943-1945 (2012). 
  edito dalla  Baldini & Castoldi (   http://www.baldinicastoldi.it/ ) 

per  chi volesse  saperne  di più  c'è con un sacco di  approfondimenti  interessanti   http://www.bibliolab.it/landolfi_shoah/shoahitalia/  fra  le  tante pagine  a  cui rimando   segnalo   questa  in
particolare  questa    http://www.bibliolab.it/landolfi_shoah/shoahitalia/deportazioneebrei10.htm

OVVIAMENTE   SENZA  GENERALIZZARE PERCHE'  IN MEZZO ALLA MER.... EHM... INDIFFERENZA  E  COLLABORAZIONE  ATTIVA ( PRINCIPALMENTE   )  E PASSIVA   CI FURONO   VEDERE NEL PORTALE  CITATO PRIMA   IL LINK CON L'ELENCO DEI GIUSTI ( COLORO  S'OPPOSERO ATTIVAMENTE  A TALI SCHIFEZZA    E VERGOGNA )  ITALIANI  .
Come di Giacomo Sonnino, oggi 79 enne, che all'età di 8 anni venne salvato dalla deportazione perché nascosto nei sotterranei del Policlinico di Roma dal suo medico.
L’uomo in questione era il professor Giuseppe Caronia, rettore dell’università ”La Sapienza” di Roma dal 1944 al ’48, destinatario dell'onorificenza di ”Giusto fra le nazioni”, istituita dallo Yad Vashem, l’ente israeliano nato per ricordare eroi e martiri dell’Olocausto.
 o questi  finanzieri fra  cui alcuni   sardi


Concludo parafrasando  la  domanda   che  viene fatta  a  gli ospiti della trasmissione   di storia su rai  3  "Il tempo e la storia"Libro.  film , luogo


Luogo



  da  http://storiedimenticate.wordpress.com/category/personaggi-e-storie/



Libro  

qui  è  un po' difficile  perchè  ne  sono stati  e  credo che  ne saranno  scritti  altrettanti   sull'argomento  voglio però suggerire  due fumetti   che  sono quelli che  insieme alle  puntate  di   mixer  (  trasmissione tv    degli anni 80  )  sono quelli  che  hanno  formato   e  mi portano a parlarne   qui  sul  blog




Albo n. 83 (Agosto 1993)
Soggetto: Tiziano Sclavi
Sceneggiatura: Tiziano Sclavi
Disegni: Gianluigi Coppola
Lettering: Renata Tuis
Copertina: Angelo Stano





  •                    Data pubblicazione1 gennaio 1986 
  •                     AutoreArt Spiegelman
  •                     GeneriBiografiaAutobiografia, graphic novel, fumetto


  • FILM


     ce ne sarebbero parecchi fra i più belli , ovviamente gusti personali . : La chiave di Sara (Elle s'appelait Sarah) 2010 diretto da Gilles Paquet-Brenner. Tratto dall'omonimo romanzo di Tatiana de Rosnay ed Anita B di roberto faenza appena uscito e ma dal trailer e dalle anticipazioni sembra buono e racconta tali eventi sotto una prospettiva diversa dal solito canone i post lager proprio la tregua 1997 di Francesco Rosi ( tratto dall'opera omonima di primo levi )

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