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03/02/17

non è mai tardi per chiudere i conti con il passato Vicenza, l'abbraccio tra la figlia del podestà e il partigiano che le uccise il padre


La figlia del podestà abbraccia il partigiano che uccise suo padre.
Schio, il 7 luglio del '45 l'eccidio in cui morirono 54 persone, 72 anni dopo vittime carnefici firmano la pace: "Il nostro gesto sia d'esempio ai giovani"


                          di STEFANO FERRIO


La pace è paziente, e per affermarsi può aspettare anche 72 anni. Ne è la prova l’atto di riconciliazione che firmeranno stamattina, davanti al vescovo di Vicenza Beniamino Pizziol, il partigiano e la figlia del podestà. A porre i loro autografi in calce a una dichiarazione di pace saranno l’operaio in pensione Valentino Bortoloso, nome di battaglia “Teppa”, classe ‘23, e Anna Vescovi, psicoterapeuta, vent’anni più giovane. Di comune accordo hanno voluto che sia la Chiesa, intesa come ente morale, a sancire la riconciliazione.
“Teppa”, 94 anni, era fra chi comandava i partigiani che, nella notte fra il 6 e il 7 luglio 1945, due mesi dopo la fine della seconda guerra mondiale, fecero irruzione nel carcere di Schio, nell’Alto Vicentino, per compiere l’eccidio in cui morirono 54 persone, uomini e donne tra i 18 e i 74 anni: fascisti, ma anche detenuti comuni. Arrestato e processato, con altri 4, per questa strage in tempo di pace, fu condannato a morte, pena poi commutata in ergastolo, ed estinta dopo dieci anni di detenzione. Anna è figlia di una delle vittime, Giulio Vescovi, allora 35enne podestà di Schio, dopo esser stato pluridecorato capitano della divisione corazzata Ariete. Hanno scritto, e firmeranno oggi, un messaggio di poche righe, in cui Teppa si presenta come uno degli esecutori materiali di un eccidio «che oggi possiamo considerare inutile e doloroso», mentre spetta ad Anna rivelare che «è il momento di pacificare le tragiche contraddizioni della stessa Storia di 70 anni orsono».
Alla vigilia di questo passo storico, eccoli insieme a casa di Valentino. Sul tavolo le lettere che hanno iniziato a scambiarsi la scorsa estate. Frutto di un percorso sofferto, sono le tappe di una pace fortemente voluta da entrambi, per porre fine alla guerra iniziata a Schio il giorno dopo il massacro e protrattasi per settant’anni di veleni, ingiurie, illazioni. Da una parte, chi difende le ragioni dei partigiani. Dall’altra, i parenti delle vittime dell’eccidio e i loro sostenitori.



A poco è servito, finora, il “Patto di Concordia” firmato in Comune nel 2005. Discordia regnava ancora l’estate scorsa, quando giunse notizia della Medaglia della Liberazione assegnata a Teppa dal ministero della Difesa per i meriti acquisiti durante la Resistenza. Un riconoscimento caldeggiato dall’Anpi, contestato dal sindaco di centrodestra di Schio, Valter Orsi, e infine revocato dal ministero. Con un nuovo, fatale innesco di reciproche accuse. «A quel punto — spiega Anna, che bambina fece in tempo a vedere papà ferito a morte — ho sentito risuonare in me le parole del Salmo: misericordia e verità s’incontreranno, giustizia e pace si baceranno. Allora ho detto basta, e ho scritto a Teppa». «Quando ho aperto la busta e ho letto quel “Caro Valentino” — ricorda Teppa — ho sentito sparire il macigno che avevo portato nel cuore per tanto tempo. E ho subito voluto risponderle».
Scrive Anna: «Lei ed io siamo gli ultimi testimoni di quel mare di dolore che si è riversato su di noi nel luglio ‘45, e che in altri tempi e luoghi continua a riversarsi. È mia convinzione che il Destino ci abbia legati, io e lei, ineluttabilmente, affinché cogliamo la possibilità di trasmettere un autentico messaggio di conciliazione ». Risponde Valentino: «La ringrazio, date le circostanze dolorose che gravano in modo diverso sulle nostre spalle, di avere avuto la forza e il coraggio di rivolgersi a chi, pizzicati entrambi negli ingranaggi mostruosi della guerra, Le ha tolto il padre».
Teppa aggiunge qualcosa a voce: «Vescovi, quella notte, fu l’unico a tentare una mediazione. Ma in quel momento della Storia noi e lui non potevamo comunicare. Erano successe troppe cose, è difficile immaginare quanta rabbia ci spinse in quel carcere...». «E non c’erano mandanti, c’eravamo solo noi», precisa, smentendo le voci di una vendetta pilotata in quel dopoguerra da resa dei conti. La rabbia riaffiora dal racconto della “sua” guerra: «Prima la ritirata di Russia, dov’ero andato carabiniere: 800 chilometri nella neve, inciampando sui corpi dei compagni. Poi il ritorno a casa per fare la guerra in montagna. Altro sangue, altri amici morti. Questo ero io, nel luglio ‘45». Nel 2017, è un vecchio comunista che confessa di avere smarrito la fede cristiana dell’infanzia, quando era il primogenito di 11 figli di una famiglia operaia. Ma s’illumina quando Anna gli assicura che «non so come, ma in questa storia c’è un Altrove che ci guida entrambi».
Mentre i due chiacchierano di ricette a base di verza, come amici di lunga data, risuonano le parole di Danilo Andriollo, presidente dell’Anpi Vicenza, su questa riconciliazione: «Anna e Valentino sono Speranza in carne e ossa grazie a cui, arrivando da un passato così crudele, indicano a tutti un futuro di pace».

 



25/04/16

domande al sindaco ( leghista ) di corsico che vieta alla banda di suonare Bella ciao.

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Vorrei chiedere  al sindaco di corsico , a Matteo Salvini ed ai leghisti o  simpatizzanti  che sono tra i miei contatti o fra gli fra i contatti dei mie contatti  su  social  , se  intende per  la  ritirata ( una  dele canzoni ammesse     vedere  url  sopra  )     questa riportata qui sotto

Mi chiedo e  chiedo  loro  se La lega ha cambiato idea sull'unita italiana e sul tricolore visto che fra le canzoni proposte in particolare 33, Sventola il tricolore, la bandiera dei tre colori si parla del valore del tricolore ? oppure come al destra in doppietto vuole far dimenticare quando la bossi diceva :  <<  signora il tricolore lo metta al ... http://bit.ly/1pw1Zwn >>; e altre di Borghezio che non cito perchè ancora più volgari ed irrispettose .
 Cosa   che   aggiungo  ,  come  ddissi anni fa  quando  a  vietarla  fu uno egli ex  sindaci () sempre  di  centro destra  )   di Alghero  ,Tra l'altro bella ciao è una canzone molto poco "politica",  da non  confondere    visto l'uso strumentale  di  una detterminata  parte  politica  con politika  cioè ideologia  ha un testo innocuo è semplice, quasi un canto popolare come dimostra  sia  la  sua  storia  (  1    3 )  fatta essendo  un canto opolare   anonimo  di  diversi  rimaneggiamenti    e versioni  sia  il testo

BELLA CIAO
Stamattina mi sono alzato
O bella ciao bella ciao bella ciao ciao ciao
Stamattina mi sono alzato
E ho trovato l'invasor
O partigiano portami via
O bella ciao bella ciao bella ciao ciao ciao
O partigiano portami via
Che mi sento di morir
E se io muoio da partigiano
O bella ciao bella ciao bella ciao ciao ciao
E se io muoio da partigiano
Tu mi devi seppellir
E seppellire lassu' in montagna
O bella ciao bella ciao bella ciao ciao ciao
E seppellire lassu' in montagna
Sotto l'ombra di un bel fior
pur  essendo      culturamente all'opposto e   agli antipodi   non biasimo  ed  in parte  condivido  nella sostanza  questo  commenbto un po'  revisionista   di


gigi24 minuti fa

esagerati. assurdo cercare di vietare i canti ma capisco da cosa nasce questo tentativo. è giusto festeggiare il 25 aprile ma penso che siano moltissimi gli italiani che come me preferiscono il 2 giugno e non riescono a sentire questa festa sostanzialmente per 2 motivi. Si tratta di una festa diventata di parte in quanto se ne è appropriata una parte della resistenza: vedere ogni volta le bandiere comuniste non è certo un bello spettacolo. Il secondo motivo è l'enfasi di retorica e il falso storico sui "partigiani che hanno liberato l'Italia" quando tutti sanno benissimo che il loro contributo militare è stato in realtà infinitesimo per non dire trascurabile. Detto questo aggiungo che tutti conoscono benissimo l'italiano medio pronto a salire sul carro del vincitore all'occorrenza. Pertanto massima stima e giù il cappello davanti ai Pertini, ai Nenni e ai Gramsci che si schierarono subito contro il fascismo pagandone le conseguenze, ma non posso non dire che stimo molto di più quei ragazzi che sono caduti in Russia o in Africa facendo il loro dovere anche se combattevano per una causa sbagliata piuttosto che molti dei partigiani dell'ultima ora che dopo avere indossato la camicia nera sono passati alla camicia rossa quando hanno capito che il vento era cambiato.

ripreso   dall'articolo citato in apertura post   de ilfattoquotidiano .  Concluido   questo post   rispondendo  ad  eventuali domande    ed  obbiezioni del tipo  : <<   questioni di lana  caprina   >>  che non sono  sottigliezze  perchè   alcuni  ,  compreso il sindaco   in questione  sono erroneamente  convinti   che la canzone  in questione sia  , tesi ampiamente  conroversa e  smentita da  alcuni , d'origine  sovietica   e quindi legta  all'ideologia  comunista  ,  ma  sopratutto perchè  si nega un diritto  . Ok non ti piace   continui  , da ingnorante  a  pensarla  cosi  , ma perchè proibirla  a  gli altri\e  per   giunta per legge  .

25/04/14

Ucciso dai nazisti fu seppellito a Kanalski Lom, in Slovenia Ora l’Anpi di Nuoro ha riportato i suoi resti in Sardegna Dopo settant’anni su pitzinnu “Varadda” ritorna nella sua Bitti


 musica  in sottofondo  


  ci sarebbero anche    consigliatimi da  Roberto Ansaldi del gruppo di radiofaber ( radio dedicata a fabrizio de Andrè )


Mi  vengono i mente  anche    il battaglione  alleato  sempre dei modena  e  il  film musicale    \  e  disco  "materiale resistente"  di Guido  chiesa




Ucciso dai nazisti fu seppellito a Kanalski Lom, in Slovenia  Ora l’Anpi di Nuoro ha riportato i suoi resti in Sardegna   Dopo settant’anni  su pitzinnu “Varadda” ritorna nella sua Bitti


di Natalino Piras 

Questa è la storia di Joglieddu (Giorgio) Sanna. Era nato a Bitti il 30 giugno 1924. Aveva appena vent'anni quando fu ucciso a Tolminski Lom, Slovenia, il 28 novembre del 1944. Era partigiano, nome di battaglia “Varadda”, nella Brigata triestina d'assalto, una sezione della Brigata Garibaldi che in Slovenia combatteva i nazisti insieme con le forze della Resistenza jugoslava guidata dal maresciallo Tito. Joglieddu era cresciuto ragazzo-pastore, nella dura campagna. A 19 anni venne mandato alla guerra di Mussolini e Hitler ma si trovò a fare il partigiano. Cadde in battaglia e fu sepolto a Kanalski Lom.




 Non se ne sapeva niente fino a due anni fa. Poi come un miracolo. Di questi giorni, in tempo di Pasqua, siamo andati a riportarlo a casa, familiari bittesi e gente dell'Anpi (l’Associazione nazionale dei partigiani italiani) di Nuoro. Eravamo Rosetta Sanna, mia moglie, nipote del partigiano Giorgio, Bianca mia figlia e Pietro Dettori, presidente dell'Anpi nuorese. Da diverso tempo, con Dettori e altra gente dell'Anpi lavoriamo insieme per questo ritorno: Maria Giovanna Piras, Domenico Cabula, Bore Muravera e Piero Cicalò questi ultimi due coautori con Pietro e me del libro Pitzinnos Pastores Partigianos. Ragazzi a indicare i ventenni mandati a combattere, classi 1923-24, che provenivano da Bitti, Orgosolo, Orune, Dorgali, Orosei, Galtellì. Dopo il tragico 8 settembre 1943 si ritrovarono a "banditare senza causa" nelle campagne dell'alto Lazio. Furono arruolati tra i repubblichini di Salò e inviati da Roma al confine tra Friuli Venezia Giulia e terre slave. Una notte del gennaio 1944 i pitzinnos sardi scapparono in massa dalla caserma di Villa Opicina, in quel di Trieste. Diventarono partigiani. Il ritorno a Bitti di Joglieddu caduto in battaglia sembrava cosa impossibile. Due anni di ostacoli, specie burocratici, da quando abbiamo saputo del luogo di sepoltura, Kanalski Lom. Ma ci siamo riusciti. 15 aprile. Anton Bavdaž se ne sta appoggiato al muro di cinta del cimitero di Kanalski Lom. Da là si vede la risalita per Špile, a 900 metri, nido d'aquile, crocevia di sentieri. A Špile cadde Joglieddu e là andò a riprenderlo Anton Bavdaž. Oggi Anton ha 88 anni. Ne aveva 18 nel 1944. Sole freddo su Kanalski Lom, quel 28 novembre di settant'anni fa. Dal basso, a 700 metri, si sentivano il crepitare dei mitra e altri rumori di battaglia. Venne giù dalla montagna uno che commerciava in cavalli, per dire che a Špile c'era un uomo morto, ucciso dai nazisti. Anton fu incaricato di andare a recuperare il corpo. Disponeva di un carro con un bue. Arrivò a nel crocevia e vide l'ucciso, un fianco completamente squarciato, faccia al cielo. Stringeva nel pugno una medaglietta, una Madonnina. Aiutato da un forestiero che poi sparì, Anton caricò l'ucciso sul carro. Ci volle un'ora di viaggio per il ritorno. Nel cimitero di Kanalski Lom il parroco Štanko Sarf frugò nelle tasche dell'ucciso e così scoprì l'identità di Giorgio Sanna. Ora Anton è là, appoggiato al muro di cinta del cimitero, i gomiti che premono sulla pietra. A Špile ci aveva mostrato il punto in cui ritrovò Joglieddu, un albero tra i rovi, il fusto tutto crivellato di proiettili. Nel camposanto di Kanalski Lom si sono fatte quasi le 10 quando inizia lo scavo. Terra scura impastata con schegge di granate, residuo della prima guerra mondiale che qui ha infuriato cent'anni fa. Poi la seconda guerra, le battaglie dei partigiani contro i nazifascisti. Mitja, di Nova Gorica, e il suo aiutante mettono tavole di recinzione intorno alla tomba di Joglieddu. Poi iniziano a spaccare le pietre dell'aiuola. I colpi risuonano dentro il silenzio partecipe di una piccola folla di italiani e di sloveni. L'operaio continua a scavare e a un certo punto smette con la pala. Va a prendere una cazzuola. Siamo a 90-100 centimetri di scavo. Ancora terra. La cassa, quattro tavole messe su alla bell'e meglio, raccontava Anton Bavdaž, sono diventate anch'esse terra. Compaiono ossa. Un brivido. Smette il brusio. Ci si guarda fissi negli occhi. I sardi del Circolo di Gorizia hanno portato panni candidi per adagiarci sopra le ossa del partigiano. Ci sono tutte: la testa, le ossa lunghe, il femore, il bacino. Poi, all'altezza di una delle mani, compare una medaglietta. È quella che a Joglieddu, lo scrive nelle lettere che aviere a Perugia spediva a casa, gli aveva mandato da Roma zia Lucia, suora di clausura, morta nei bombardamenti alleati del 1943. 18 aprile. Lungo Venerdì Santo. Siamo appena tornati dalla Slovenia e fra un po' ripartiamo per Olbia dove intorno alle 19 atterrerà l'aereo proveniente da Verona. Poi, direzione Bitti. Arriveremo a sera inoltrata. Giorgio Sanna torna finalmente a casa. Per settant’anni i suoi famigliari hanno elaborato un lutto a corpo assente. Ora invece Joglieddu torna e nessuna parte del suo corpo manca. Tutto è composto in un'urna. Penso all'esumazione. Eravamo là nel cimitero Spoon River di Kanalski Lom. Prima dello scavo avevamo coperto la tomba con la bandiera dell'Anpi nuorese, fermata agli angoli da quattro copie del nostro libro. Il vessillo dei Quattro Mori, portato dai sardi del Circolo di Gorizia, lo abbiamo sistemato nel muro attaccato alla tomba, dietro la croce di legno, un lembo a contatto diretto con la bandiera della Slovenia. 20 aprile. Pasqua. Joglieddu sta nella chiesa della Pietà, al centro del suo paese natale. È tornato. Come fosse risorto.Anton Bavdaž ci aveva detto che, settant'anni fa, quando Joglieddu venne calato nella fossa, come all'improvviso comparvero partigiani sulle creste collinari intorno a Kanalski. Spararono in aria per rendere gli onori al compagno caduto. 

24/04/13

Donna Resistenza



Il 25 aprile tante tante persone riuscirono finalmente a fare un sorriso liberatorio…Ho inserito una foto , dove appare Rosalinda Zariati, staffetta partigiana comasca. Nell’ articolo che la riprende, mi piace citare un brano: “…La Resistenza “civile” delle donne, spesso anonima e silenziosa, è stata addirittura più ampia e diffusa di quella maschile «perché ha coinvolto gli infiniti gesti della vita quotidiana, un tessuto diffuso di relazioni». È soprattutto la guerra che determina una prima presa di coscienza antifascista, una guerra che irrompe brutalmente nel privato e nella quotidianità, una guerra che porta morte, fame, freddo e miseria.  Questa Resistenza femminile assume una molteplicità di forme. Molte donne offrirono rifugio e sostegno a ricercati, ebrei in fuga, a chiunque fosse in pericolo (esercitando una sorta di “maternage” di massa), altre svolsero il compito di staffette. Per alcune diventò vero e proprio impegno nei Cln locali, fino alla militanza nei Gap e nelle Sap. Tutte in ogni caso diedero vita…”
Già, il 25 aprile è l’Anniversario della liberazione d’Italia (anche chiamato Festa della Liberazione, anniversario della Resistenza o semplicemente 25 aprile) viene festeggiato in Italia il 25 aprile di ogni anno e rappresenta un giorno fondamentale per la storia d’Italia: la fine dell’occupazione nazista ed il termine del ventennio fascista, avvenuta il 25 aprile 1945, al termine della seconda guerra mondiale.
Io sono certa che la Liberazione è un esercizio quotidiano. Buona Giornata dunque a chiunque ami la Libertà, per sè e per chi è vicino e tantopiù se è lontano.
Doriana Goracci

Autore del post

 - Capranica (Viterbo)

25/04/12

:al dievel, Girolamo Nicolini,



La storia di Germano Nicolini, comandante Diavolo, è stata ripresa dai CSI con Linea Gotica, nella quale è presente anche un altro personaggio simbolo della lotta antifascista: Giuseppe Dossetti (il monaco ubbidiente) e dai Modena City Ramblers, che con la canzone Al Diével (traduzione emiliana di "Diavolo") l'hanno fatta conoscere al grande pubblico. La canzone compare in una prima versione in "La grande famiglia" e in una seconda versione modificata in cui interviene come voce narrante anche lo stesso Nicolini in "Appunti partigiani". In quest'ulimo disco è contenuto uno scritto di Luciano Ligabue intitolato "Il diavolo". Compare inoltre nel documentario "Partigiani" del 1997 di Davide Ferrario e Guido Chiesa una raccolta di testimonianze sullaguerra partigiana girato a Correggio. La vicenda giudiziaria di Germano Nicolini viene raccontata sempre da Davide Ferrario e Daniele Vicari in un documentario successivo, "Comunisti" del 1998. Sempre alla vicenda Don Pessina è stata dedicata, all'epoca della riapertura del caso giudiziario, una puntata della trasmissione televisiva "Telefono Giallo" di Corrado Augias. il resto della storia   qui 

la vita è un casino ma ... parte 2



"Oh me, oh vita! 
Domande come queste mi perseguitano, 
infiniti cortei d'infedeli, 
città gremite di stolti, 
che vi è di nuovo in tutto questo, 
oh me, oh vita! "
(Walt Whitman)



Oggi ,  proprio  mentre ascolto  la  colonna  sonora  del  bellissimo  film Into the Wild - Nelle terre selvagge (Into the Wild), regia di Sean Penn (2007) , mi  viene da   riprende  la  discussione  iniziata nel  mio post precedente  : la  vita  è un casino ma  alo stesso tempo vale la pena  d'essere vissuta . Ecco  che  definisco meglio  la mia concezione  su d'essa . La  vita  è  un grande mistero   o  dono divino  ( dipende  da  i punti di vista  )  per  cui  non esiste  una risposta   fissa  , definitiva  ed  immutabile  perché  ogni uno  di  noi  la  vede  in maniera  diversa e personale .Voglio  specificare la creazione di una  mia tag  :  è la vita  e tu non puoi farci niente La  vita  .  




Nel senso   )  che la  vita  è imprevedibile  e mutabile  e  che quindi   si  può , anzi si deve  per  ( a meno che  tu  vedere  l'atro  video sotto   scelga  diversamente  ) lottare  per -- ma  non è  il mio percorso  -- renderla straordinaria  oppure  --  è questo  fra  alti  e basi , battere  e levare  , cadere  e  rialzarsi  , fra il dolce  e l'amaro   il mio percorso -- vivere nel bene e nel male  la vita  nella  sua pienezza   non vivere come monumento \ omologato   cioè morto vivente  e  il sopravvivere  porto all'estremo e  alla passività   , reagire per  modificarla come suggerisce la  vignetta   riporta   a  destra  . a  voi decidere  quale  tipo   di vita  intraprendere    .L'importante  è  che  decidiate  liberamente   senza  farvi suggestionare   dal primo che  capita, sottoscritto compreso   che  ha  : << Due strade trovai nel bosco e io scelsi quella meno battuta, ed è per questo che sono diverso ( Robet Frost San Francisco, 26 marzo 1874 – Boston, 29 gennaio 1963) ed è tratta da :La Strada Non Presa>>, ma  che ragionate    con la vostra testa



  io nonostante  tutto  vado  avanti  , scalciando pietre e venendo scalciato  . Ma  come  dice la canzone sotto : 








Il respiro di Gina



Gina Galeotti Bianchi... Mi sono già occupata di lei, ma è come il primo amore: rimane incisa nella memoria. Porto il suo nome ovunque, nelle scuole, nelle piazze, nelle vie, negli angoli: ecco, soprattutto lì, in angoli e scuole. Gina è la Resistenza quotidiana. Il suo respiro, a Niguarda dov'è caduta esattamente 67 anni fa, mi par di toccarlo. Ha un tepore bianco, di nido, di sole. Gina rappresentava la Milano dei cortili e dei rioni, eppure lei, impiegata, in quell'epoca rurale e feroce era un'eccezione. Una donna diversa. Resta di lei il sorriso raggiante, appena rivolto in alto, ma al tempo stesso ben saldo alla terra. Una terra promessa che Gina voleva raggiungere già qui, adesso. Gina era un prolungamento, usciva da sé. "Quando nascerà il bambino, non ci sarà più il fascismo" furono le sue ultime parole. Era incinta di otto mesi, quando fu colpita da una raffica di mitra dei tedeschi in fuga. Il bambino che portava in grembo non sarebbe mai nato. Ma proprio in quel momento Gina diventava madre di tutti, e quel bimbo interrotto il simbolo del perpetuo cammino, delle faticose generazioni in silente costruzione del riscatto. Ecco perché il respiro di Gina si espande e diventa storia collettiva, e non lo si può separare dalle ringhiere, dai fogli clandestini, dai mercati. C'è dappertutto, e dappertutto, anche nelle periferie della storia, può nascere solidarietà, futuro. E' ancora, e per sempre, familiare a noi, una cara immagine da comodino, non un ritratto ieratico e lontano. E ci comunica, ogni giorno, ogni ora: sono qui, c'è speranza.


28/05/09

In cammino per la pace... e altre storie


Di Giorgio Schultze ho parlato parecchio in questi giorni, qui e altrove: in occasione del 25 aprile, delle sparate di Salvini e del governo su sicurezza e immigrati, dalla crisi a riarmo e occupazione, passando per la lotta contro l'ignominiosa "riforma" scolastica, il nucleare, discriminazioni d'ogni tipo (cfr. la nota al seguente post) e incipiente pauperizzazione. In ogni caso, cliccando sul suo nome, gli interessati possono scaricare il programma completo.

La mia insistenza ha però ragioni precise, che esulano dall'amicizia personale e dalla stima verso un uomo onesto e preparato. E, se ci pensiamo, i miei interventi non sono nulla in confronto alla pletorica kermesse di gigantografie, video, tg asserviti, talk show tramutati in spot elettorali, divi e divette compiacenti, che ci circondano e ci mostrano un'unica realtà: Berlusconi, Berlusconi e ancora Berlusconi.

Un Berlusconi ancora, e convintamente, sostenuto dai poteri forti, da Confindustria alla Cei, mentre l'onnipresente Brunetta, dopo gli attacchi ai dipendenti pubblici, ai rom e ai poliziotti "panzoni", adesso scioglierebbe l'Antimafia, e chissà che prima o poi (più prima che poi) non ci riesca: "Troppo ideologica", si capisce. La giunta milanese l'aveva capito per prima, l'efficienza forzista-ciellina è d'altronde proverbiale. Affrettatevi a guardare il link, il video è già stato censurato.




La manifestazione contro i tagli della Gelmini, ieri al Provveditorato milanese, ha visto gli umanisti in prima linea.

D'altro canto, il malessere della sinistra delusa non può essere colmato dai soliti volti stanchi e riciclati, da litigiosi gruppuscoli fuori del tempo e della storia, privi peraltro di qualsivoglia programma concreto che non si riduca all'aduso slogan: non votate il Cavaliere.

Sebbene da sempre impegnato in campagne per i diritti umani e civili, Giorgio è una figura nuova per la maggioranza degli elettori. Questa volta scende direttamente nell'agone politico, con la schiettezza che lo contraddistingue. Riporto pertanto con piacere l'intervista da lui rilasciata a Orizzonte Universitario, che non a caso ha come sottotitolo Gli ideali e innerva l'agire di Giorgio in ogni campo. Buona lettura!


Una Marcia che attraversi il mondo per ricreare una coscienza nonviolenta. Un evento storico, che segni l’uscita dalla “preistoria umana”, che ha fatto della violenza lo strumento per la risoluzione delle questioni sia personali che nazionali. Una Marcia che per la prima volta ha l’ambizione di smuovere i governi dei paesi attraversati con 5 precise istanze politiche: “Il disarmo nucleare a livello mondiale, il ritiro immediato delle truppe di invasione dai territori occupati, la riduzione progressiva e proporzionale delle armi convenzionali, la firma di trattati di non aggressione tra paesi, e la rinuncia dei governi a utilizzare le guerre come metodo di risoluzione dei conflitti” (www.theworldmarch.org). Ne parliamo con Giorgio Schultze, portavoce europeo della Marcia Mondiale e candidato indipendente con Italia dei Valori alle prossime elezioni europee. Ci incontriamo a Milano, nel locale Umanista Punto d’Incontro.

- Che cos’è la Marcia Mondiale e quali sono i suoi obiettivi?

«È la prima Marcia che si organizza proprio con l’obiettivo di coinvolgere tutto il pianeta. Vogliamo coinvolgere tutte le nazioni, sia sul piano istituzionale, che su quello di associazioni e anche singoli cittadini con interventi nelle scuole o in altri ambiti della vita quotidiana. Il percorso originale, che partiva da Wellington il 2 ottobre 2009 per terminare a Punta de Vacas, nelle Ande argentine, il 2 gennaio 2010, si è andato via via intessendo fino a diventare un fiume in cui stanno convergendo una serie di iniziative. Un’équipe base di circa 100 persone farà tutto il percorso e verrà accompagnata da eventi in ogni paese attraversato. Dalle attuali 500 città già mobilitate si pensa di poter arrivare a migliaia, a patto che le iniziative nel calendario si svolgano in contemporanea, perché altrimenti tre mesi non bastano. La Marcia vuole essere un momento di sensibilizzazione su un tema fondamentale: è necessario ed urgente avviare un processo di pace con una metodologia nonviolenta. Andare a ripescare concetti propri del Corano, della Bibbia o del Talmud, come la regola aurea “tratta gli altri come vorresti essere trattato” o “chi uccide una persona uccide l’intera umanità così come chi salva una persona salva l’umanità”, concetti semplici ma rimasti sepolti sotto secoli di barbarie; serve proprio a segnare il superamento della preistoria umana. Al primo posto, come priorità assoluta, la Marcia Mondiale avrà il disarmo nucleare. Uno può dire, con tutti i problemi del mondo perché proprio il “disarmo nucleare”? Perché in questo momento siamo davvero ostaggi - non sempre consapevoli - di questa nuova corsa al riarmo, che può provocare reazioni a catena sul piano mondiale».

- In che frangente pensi si sia corso il rischio di un conflitto nucleare?

«Ad esempio, quello che è successo a Gaza. Durante l’ultimo dei virulenti scontri che si protraggono ormai da decenni, (“Operazione piombo fuso”, ne ha parlato anche Orizzonte Universitario, ndr) è comparsa per la prima volta questa dichiarazione da parte ovviamente di una minoranza del governo israeliano: “perché non utilizzare una bomba atomica su Gaza?”, che è come dire che Brescia tira una bomba su Bergamo. È un concetto che segue quella logica demenziale dell’eliminazione fisica del proprio nemico».

- In questo caso qual è la risposta nonviolenta che verrebbe proposta? Cioè, in che modo la Marcia Mondiale può suggerire una risposta ad un conflitto come quello israelo-palestinese?

«Per fortuna - e questo è uno degli aspetti più straordinari dell’evento - con la Marcia sono state messe in moto quelle associazioni pacifiste e nonviolente, per ora minoritarie, che stanno cercando di trovare una soluzione che preveda la convivenza civile tra i due popoli. Se ci si riesce in Israele-Palestina bisognerebbe riuscirci in tutto il mondo. Uno potrebbe dire che tutto questo è già stato scritto ed è già stato detto, ma non si fa per motivi economici e politici di fondo. Mai come in questi ultimi otto anni la curva di vendita di armi negli Stati Uniti e non solo è cresciuta in maniera tanto vertiginosa. L’incremento annuo è stato del 3,4% per arrivare ad un totale del 40% tra il 2001 e 2009. Anche l’Italia ha avuto un ruolo vendendo armi all’Iraq, all’Iran ai palestinesi e agli israeliani. Dietro questi fortissimi interessi lobbistici non ci sono quei valori, che non appartengono solo agli umanisti ma sono parte di un bagaglio culturale di popoli di tutto il mondo, come la convivenza pacifica e il dialogo. Quest’idea di introdurre come necessità una metodologia che imponga il dialogo, diventa indispensabile e la Marcia è un mezzo per far tornare questi problemi alla ribalta, anche mediatica. Pensiamo allo stesso concetto di “guerra di confine”. È assurdo nel XXI secolo! Pensate solo ai flussi migratori di questi ultimi anni, alla rapidità con cui stanno cambiando le società... ».



- Dalle zone di guerra dolorosamente note, siamo passati a problemi che riguardano l’Europa più da vicino. Oltre alla violenza mossa contro i migranti, quali sono le altre situazioni che richiedono una soluzione nonviolenta?

«La prima è il conflitto nei Balcani. Questa è ancora una guerra calda, che serve a mantenere irrisolta, nel cuore dell’Europa, una situazione che così si dimostra vantaggiosa solo per il traffico di armi, di droga e di persone. I focolai di guerra diventano zone di interesse mafioso-militare. La Marcia anche in questo caso vuole sollevare il problema per cercare una soluzione nuova, né violenta, né armata».

- Arriviamo all’Italia. Prima di tutto quando passerà la Marcia? Cosa è previsto dal calendario?

«Per ingresso, che ipotizziamo circa per il 5 di novembre a Trieste, quindi dal ramo della Marcia proveniente dai Balcani, si farà un passaggio in quella che è stata definita la A4, cioè Trieste, Vicenza, Brescia, Ghedi (dove si chiederà la chiusura dell’aeroporto militare che ha al suo interno 40 testate nucleari), per terminare a Novara e Cameri dove ci sono i costruendi F35 che rappresentano un altro lato inquietante della nostra economia industriale. Un altro spezzone proveniente dal Nord Europa si congiungerà a quello “balcanico” a Milano, per poi passare da Firenze e Roma. Questo era già parte del percorso originario, ma la cosa più interessante è che in zone come Bari o la Sicilia si sono sviluppati nuovi appuntamenti. Basti pensare che in Sicilia si è già tenuto il forum per il disarmo del Mediterraneo che ha visto coinvolti ricercatori, professori e rappresentanti politici. È il segno della comprensione che il Medio Oriente, affacciandosi sul Mediterraneo, è più parte dell’Europa che dell’Asia, è parte integrante della nostra “geografia sociale”. Le iniziative, come si vede, sono numerose e non interesseranno solo le città da cui passerà la Marcia».

- Da chi sono proposte le varie iniziative che si svolgeranno nei tre mesi di Marcia Mondiale?

«Possiamo dire che in questo momento ci si sta muovendo su tre livelli: il primo è quello istituzionale. Stiamo chiedendo direttamente ai governi di aderire alla Marcia, impegnandosi a promuovere iniziative sulla nonviolenza in tutta la nazione per il 2 ottobre, come per esempio è accaduto in Bolivia e Cile con i presidenti Evo Morales e Michelle Bachelet. In altri casi, l’istituzione può anche essere la Provincia, il Comune o organismi minori, come nel caso di Milano e del suo hinterland. Il secondo livello è quello delle ong e delle associazioni nonviolente che si stanno occupando di organizzare una parte della Marcia. Queste associazioni si occuperanno anche di raccogliere del materiale che formerà una sorta di biblioteca vivente che accompagnerà tutta la Marcia. Il terzo ed ultimo livello riguarda la popolazione e se ne occupa il Comitato Promotore. In zone dove non ci sono associazioni e il governo se ne frega - prendiamo la Cina, ad esempio - ci sono studenti universitari che via email ci hanno contattato per diventare i promotori della Marcia nei diversi Paesi. Magari questi eventi non saranno visibilissimi, ma attraverso il materiale quotidianamente raccolto dalla parte giornalistica dell’equipe base, si potranno aggirare anche i divieti dei vari paesi, dato che da questo punto di vista la rete si è già dimostrata potentissima. Si potrebbero anche aprire dei varchi in quella che oggi è la dittatura dell’informazione. Sarà la testimonianza di un cambiamento nonviolento della storia. Ci siamo accorti, con grande sorpresa, che il mondo è pieno di piccoli Gandhi, ragazzi che stanno facendo battaglie incredibili, di cui non parla nessuno, e che il passaggio della Marcia renderà finalmente note».


- Cosa rispondi a chi parla ancora di pacchetto sicurezza e di emergenza clandestini e crede di essere minacciato da civiltà diverse e non riconosce il dialogo come risoluzione delle questioni internazionali?




Schultze a Milano con Antonio Di Pietro, nell'aprile scorso.




«Credo che ci sia della cattiva fede nel dare responsabilità a chi non ne ha. Gran parte di questi “clandestini” sono persone che sfuggono da situazioni di fame e miseria, come per esempio dalla zona del Corno d’Africa, il Darfur, il Sudan. La fuga è l’unica via d’uscita per molti. Da lì la richiesta da parte di molte persone di essere accolte come profughi e rifugiati politici, diritto che è loro garantito sia dalla Convenzione di Ginevra che dalla Carta dei diritti dell’Uomo. Dall’altra parte è notorio che, anche qui in Italia, ci sono imprese mafiose che sfruttano gli immigrati proprio come se fossero schiavi, come ha testimoniato il giornalista Gatti. Perciò noi sosteniamo che l’Italia debba per forza dare una risposta adeguata alle convenzioni internazionali ed è chiaro che tutta la propaganda “è colpa dello straniero” non risolve il problema. Esistono questioni che vanno risolte a livello regionale e quando parlo di regione intendo l’Africa, l’Europa, l’Asia, ecc. Qui abbiamo anche la fortuna di avere il primo parlamento continentale ed è uno strumento per risolvere le questioni più importanti non solo a livello nazionale. In una situazione del genere non si può dare la colpa ai disgraziati che scappano, queste logiche sono punitive e spettacolari e mostrano il pugno duro con il più debole, con il disgraziato che non sa dove rifugiarsi.. Si risolvano invece i problemi laddove si creano ed eventualmente andiamo lì a scoprire quali sono le forme di violenza che costringono le genti a fuggire».

- In sostanza, quindi, quale credi possa essere una soluzione nonviolenta alla questione immigrazione, l’ultima delle emergenze del nostro paese?

«L’Italia si deve mettere in testa prima di tutto di rispettare le convenzioni internazionali a cui ha aderito, come la Convenzione di Ginevra sottoscritta nel ’51, condizione premessa affinché l’Italia si metta alla testa della regione Europa, luogo davvero di accoglienza e solidarietà e di risposta ai problemi delle persone. Dall’altra parte andiamo a vedere con gli altri paesi come si può fare a risolvere questo problema. Non credo che chi affronta le disavventure di un profugo lo faccia per il gusto di delinquere. Credo invece che sia solo in cerca di una speranza di vita. Chi vuole delinquere ha ben altri circuiti. Allora è una scusa che rientra nelle modalità violente di questo governo l’esprimere in modo pubblicitario delle soluzioni che non hanno nulla a che vedere con le risposte concrete».

- Hai scelto di candidarti come indipendente nella Lista di Italia dei Valori per le elezioni europee oltreché mantenere il tuo ruolo di Portavoce Europeo della Marcia Mondiale. Perché hai fatto questa scelta, proprio con Italia dei Valori?

«In verità non mi aspettavo nemmeno questa chiamata. Se penso anche a tutto ciò che già è stato fatto a livello europeo, come la battaglia promossa dal Movimento Umanista contro lo scudo spaziale americano in Repubblica Ceca e la base missilistica in Polonia, che in fondo siamo riusciti a vincere grazie a molte mobilitazioni».

- Quali azioni pensi siano necessarie affinché avvenga questo cambiamento?

«Io credo che ci sarà da fare una battaglia enorme. C’è da fare davvero un cambiamento epocale. Così come gli Stati Uniti sono federazione di stati che hanno però un'unica linea sugli aspetti più importanti della politica internazionale, anche l’UE deve avere una sua visione di politica estera. Ci sono delle modificazioni strutturali da fare. E così mi è stato proposto di partecipare a questa battaglia con Idv, che mai avevo considerato in questo senso. Io ho chiesto due condizioni: da un lato di presentarmi con un mio programma (e sono i cinque punti di cui abbiamo parlato), dall’altra di consultarmi con tutta la struttura del Movimento Umanista, anche se non ci sono stati accordi strutturali tra MU e Idv».




- E nessuno ti ha mai chiesto di cedere una tra le tue due veci, cioè portavoce della MM e candidato di Idv?


«Di dimettermi da portavoce europeo del Movimento Umanista no, da portavoce della Marcia qualcuno sì. Nel momento in cui ci sarà qualcuno che sta organizzando la Marcia a livello mondiale allora cederò il mio posto, se invece la richiesta dovesse venire da un’altra associazione che magari non sta neanche organizzando la Marcia, mi domando solo cosa voglia da me o da noi francamente! In verità mi hanno chiesto esplicitamente di restare, perché non c’è alcuna implicazione politica nell’essere candidato indipendente e portatore di quei contenuti. Semmai qualche problema potrebbe averlo Idv, partito molto attento alla giustizia e meno sensibile a queste dinamiche. In realtà però si sta dimostrando più ricettiva del previsto, soprattutto sul tema del nucleare. Sul tema della pace e del disarmo non era scontato che Idv accettasse».



(a cura di Lorenzo Bagnoli e Riccardo Canetta)

25/04/09

"Liberazione festa di tutti"




Aprile 1945

Ecco, la guerra è finita.
Si è fatto silenzio sull’Europa.
E sui mari intorno ricominciano di notte a navigare i lumi.
Dal letto dove sono disteso posso finalmente guardare le stelle.
Come siamo felici.
A metà del pranzo la mamma si è messa improvvisamente a piangere per la gioia,
nessuno era più capace di andare avanti a parlare.
Che da stasera la gente ricominci a essere buona?
Spari di gioia per le vie, finestre accese a sterminio,
tutti sono diventati pazzi, ridono, si abbracciano,
i più duri tipi dicono strane parole dimenticate.
Felicità su tutto il mondo è pace!
Infatti quante cose orribili passate per sempre.
Non udremo più misteriosi schianti nella notte
che gelano il sangue e al rombo ansimante dei motori
le case non saranno mai più cosi ‘ immobili e nere.
Non arriveranno più piccoli biglietti colorati con sentenze fatali,
Non più al davanzale per ore, mesi, anni, aspettando lui che ritorni.
Non più le Moire lanciate sul mondo a prendere uno
qua uno là senza preavviso, e sentirle perennemente nell'aria,
notte e dì, capricciose tiranne.
Non più, non più, ecco tutto;
Dio come siamo felici

D. Buzzati

La teoria della relatività


Oggi ci troveremo, come tutti gli anni, come sempre, alle 14.30 al Planetario di Milano. Come tutti gli anni, come sempre, festeggeremo il 25 aprile con orgoglio e fierezza. Noi democratici, noi antifascisti, noi umanisti.

Come tutti gli anni, come sempre, presenzierà Giorgio Schultze [foto a destra], portavoce europeo della Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza e candidato indipendente nell'Idv alle prossime elezioni (presto pubblicheremo una sua intervista). “1945 liberazione dal nazifascismo, 2009 liberazione dalle armi e dalla violenza”: questa la parola d’ordine di Schultze, da sempre impegnato a favore d'una reale applicazione della Carta dei Diritti Umani. “E' giunto il momento di uscire dalla preistoria umana e cominciare a costruire una Storia finalmente umana, è urgente e prioritario fermare le guerre e la nuova folle corsa agli armamenti, smantellare gli arsenali nucleari, far ritirare le truppe di occupazione, impedire l’uso bellico dello spazio, trasformare la folle cifra di 1.300 miliardi di dollari spesi ogni anno in armamenti, in investimenti per la salute, l’educazione, per nuovi posti di lavoro”, proclama convinto.


Pare proprio che quest'anno non saremo soli. Dopo quindici anni spesi a ignorare, sbeffeggiare, imbrattare la Resistenza, B. si è scoperto, anche lui, democratico e partigiano. Gli abbiamo visto sfoggiare molti copricapi; la bustina dei nostri combattenti, audacemente sottratta a qualche soldato regolare, ancora ci mancava. Ma, presto, la nostra curiosità potrebbe venir soddisfatta.









Sandro Pertini e compagni/e.


Quando si è padroni d'un Paese, tutto diventa relativo. Solo B. resta assoluto. Accorpa destra e sinistra. Poi, certo, qualcuno resiste anche da quelle parti: lei, cui del resto non faglia la coerenza, continua a fregarsene, La Russa non riesce proprio a camuffare il suo credo fascista, beccandosi subito una reprimenda dall'altro ex-fascista, ora misuratissimo Presidente della Camera, nonché dallo stesso B. il quale, come acutamente annotato da Filippo Ceccarelli, ha compreso che lo scontro con un'opposizione peraltro inesistente non paga. E commemorerà a Onna, il paese ucciso due volte, prima dalla rappresaglia nazista, poi dal terremoto. L'ultimo testimone oculare dell'eccidio è spirato ieri, per i postumi delle ferite procurate dal sisma. Nessuno ha pensato di suggerire a La Russa di recarsi lì, invece di recitare la parte del compunto servitor di Stato all'Altare della Patria. Ma tutto si tiene, nell'azzeramento dei valori. Con questi relativisti, Ratzinger non se la prende mai.


Come tutti gli anni, come sempre, noi invece resistiamo. Perché, per noi, impegno e presenza sono ancora parole pregne di significato. Non ci avrete.

31/08/08

l'ennesima dimostrazione che la lega odia il nostro paese


Secondo queste dichiarazioni  false e ripetitive     come se  avesero un disco rotto   come  dimnostrano   :  le alte  visualiizioni  ,  l'alto  o numero di commenti  a i vari video    sull'inno nazionale presenti  su youtube   in particolare questo che mi è piaciuto e  commosso di più



 (  perchè oltre che  sardo  ( nonostante  l'italia      ci  hga  tratto e contionua  a trattarci   male  )  mi sento  Italiano   anche se  desto   un certo tipo d'italianità   come qella   di cui parla  Luca  Carboni  in inno nazionale  ) di Mario Borghezio, Ansa 30 agosto 2008 : <<
L´inno di Mameli è semi-funebre, non è adatto a coinvolgere le giovani generazioni. Per noi sarebbe molto più entusiasmante sentire il "Va´ Pensiero" ma nelle grandi cerimonie, magari all´inizio dell´anno scolastico. Questo vale soprattutto per la Padania. Per il resto del Paese direi che "Funiculì-Funiculà" sarebbe più adatto >>


Ora capisco che :    si preferiisca  l'iino della  propria  terra  e si possa odiare ( ma più che odio io provo commiserazione )  o  criticare  alcuni atteggiamenti di quelli che l'ex  duo  articolo31 hanno rappresentato benissimo  nella  canzone  l'italiano medio qui il testo  di cui nessuno è immune neppure il sottoscritto per paura d'essere emarginati o ridicolizzati come gli indifferenti , i tengo famiglia , francia o spagna purchè si magna , il provincialismo esaperato , voltagabbana , o  il nostro inno un po'   troppo retorico e stantio  nei testo   )  quest'ultima  è  un'opinione personale  )  Infatti farei alcune modifiche sia nel testo liberandolo di tutte le scorie retoriche lasciando solo questo verso per non perdere del tutto la memoria del passato e della nostra storia unitaria che da più parti sia al nord sia al sud viene messa in discussione insieme a





Fratelli d'Italia,
L'Italia s'è desta;
Dell'elmo di Scipio
S'è cinta la testa.
Dov'è la Vittoria?
Le porga la chioma;
Ché schiava di Roma
Iddio la creò.
Stringiamoci a coorte!
Siam pronti alla morte;
Italia chiamò






la canzone viva l'italia di Francesco de Gregori cambiando li la musica come suggerisce  in questa intervista recente   il  gande e pluri premiato   fra  cui l'oscar  Ennio Morricone Ma non insultando la nostra storia dalla quale deriviamo e per la quale siamo morti ( le guerre coloniali , le guerre fasciste , la resistenza , le pseudo missioni umanitarie ) o si è ucciso ( vedi stragi nel meridione , in libia , nei balcani , somalia\ eritrea ) e il nostro popolo tutto intero dal nord al sud  isole comprese , con le sue diversità e particolarità  e le  sue  autonomie

23/07/08

Pe' l'Amichì mii

vento

Pe’ l’Amìchi mii,
gràzzie.


Nonnetta Betta sospiràva,
co’ l’occhi stracchì
e li ciurli(capelli) bianchi,
li proverbi me ariccontàva,
ero troppo regazzina,
pè capì, er valore de le su’ parole,
Pòra nonna! Me pare jeri,
quanno stracca, faceva le tajatelle,
e pe’ famme sta’ bona,
‘no stornello me cantava,
drento l’occhi, me fissava.
Me sembra de risentì,
anche er tono, de la su’voce:
“Ricordete fijetta mia,
ar monno, chi trova un amìco,
trovà un tesoro.”
Arrampicata su’ ‘na sedia
co’ le mani infarinate,
la guardavo e me chiedevo:
ma che sta a dì! nu’la capìvo,
nonna rideva, e me tirava la farina
sopra er naso, e io co’ la manina,
seguitàvo a impasticcià la pasta.
Oggi, che l’anni sverti so’ passati,
li ciurli bianchi,se so’ fatti,
’sta vita, tutta un’esperienza,
posso capì, mejo nonnetta Betta,
e je risponno:
“nonné, sò stata,tanto fortunata”.
E a l’amìchi mei je dico:
“Ve vojo tanto bene,
e sto tesoro ch’ho trovato,
sotto chiave,
drento er core mio, ve chiudo”.


franca bassi

21/05/08

pelegrinaggio a S.Anna di stazzema

Una bel  botta  e risposta su repubblica del 20 maggio 2008   ne  trovate sotto  la pagina   scanerizzata  grazie   all'aiuto  dei cdv  di  scarabocchiodicomicomix.splinder.com/ che ringrazio vivamente  e non finirò mai di farlo 




se nel caso  non s'ingrandisse per  chi volesse leggersela  può andare andare su www.ulisse-compagnistrada.blogspot.com ( altro mio blog  )   dove  a differenza  di  splinder  c'è   un programma  che permette d'ingrandire  le immagini soprattuto quelle  (   come in questo caso scannarizzate  )  potete   e cliccare sull'immagine

19/05/08

Risposta di napolitano a Samanta di Persio

Signor Presidente,


mi chiamo Samanta Di Persio sono una ragazza di 28 anni precaria, membro del Comitato Centrale del Pdci. Non scrivo per me.
Il 1° maggio Lei ha consegnato le medaglie ai familiari dei Caduti sul lavoro della ThissenKrupp e di Molfetta. Lei sa che l’anno scorso sono morte 1047 uomini e donne. Lei sa che l’anno prima ne sono morti 1341, e sono morti l’anno prima ancora, ancora e ancora. L’Eurispes ha stimato che dal 2003 al 2006, nel nostro Paese i morti sul lavoro sono stati 5.252.
Quante lacrime, quanto dolore.
Lei ha vissuto la guerra, la resistenza. Io no. Lei ha potuto combattere per dei valori, per la libertà da una dittatura. Io no.
Oggi si devono portare avanti altre battaglie. Anch’io volevo lasciare qualcosa: un libro. Ho deciso di iniziare un viaggio per l’Italia, parlare con le persone che hanno perso i loro familiari sul lavoro. Quando ho iniziato ero digiuna sulle condizioni di lavoro, nel senso: so dai giornali, dalla televisione. Ma poi, quando ascolti e vedi con le tue orecchie e con i tuoi occhi, ti senti impotente di fronte all’inciviltà del nostro Paese. continua qui  sul sito gemello 


01/05/08

Un'autentica infamia



La targa commemorativa delle vittime delle Fosse Ardeatine è stata fatta a pezzi e sostituita con la scritta: «Il popolo di Ostia inneggia al Duce». L'iscrizione era collocata in piazza della Stazione vecchia ad Ostia, quartiere del litorale di Roma.  Il Messaggero.it

27/04/08

Senza titolo 470

per problemi  tecnici  con kubuntu  e la piattaforma di splinder , non potendo  modificare il post  lo riscro  qui


Scrivo questo post con sottofondo musicale , perchè come ho già detto precedentemente su queste pagine non riesco a scrivere , e è a volte anche studiare , senza  avere lo stereo accesso  ( radio  e  cd   )
Ed è proprio dal cd in canna nel lettore cd che c'è la colonna sonora del post d'oggi la profetica ( almeno io la vedo cosi voi non so' tranne che per alcuni di voi che come  me   osservano e registrano continuamente  la  nostra scena  politica  intellettuale   ) La domenica delle salme di De Andrè







Tentò la fuga in tram
verso le sei del mattino
dalla bottiglia di orzata
dove galleggia Milano
non fu difficile seguirlo
il poeta della Baggina
la sua anima accesa
mandava luce di lampadina
gli incendiarono il letto
sulla strada di Trento
riuscì a salvarsi dalla sua barba
un pettirosso da combattimento
I Polacchi non morirono subito
e inginocchiati agli ultimi semafori
rifacevano il trucco alle troie di regime
lanciate verso il mare
i trafficanti di saponette
mettevano pancia verso est
chi si convertiva nel novanta
ne era dispensato nel novantuno
la scimmia del quarto Reich
ballava la polka sopra il muro
e mentre si arrampicava
le abbiamo visto tutto il culo
la piramide di Cheope
volle essere ricostruita in quel giorno di festa
masso per masso
schiavo per schiavo
comunista per comunista
La domenica delle salme
non si udirono fucilate
il gas esilarante
presidiava le strade
la domenica delle salme
si portò via tutti i pensieri
e le regine del ''tua culpa''
affollarono i parrucchieri
Nell'assolata galera patria
il secondo secondino
disse a ''Baffi di Sego'' che era il primo
-- si può fare domani sul far del mattino –
e furono inviati messi
fanti cavalli cani ed un somaro
ad annunciare l'amputazione della gamba
di Renato Curcio
il carbonaro
il ministro dei temporali
in un tripudio di tromboni
auspicava democrazia
con la tovaglia sulle mani e le mani sui coglioni
-- voglio vivere in una città
dove all'ora dell'aperitivo
non ci siano spargimenti di sangue
o di detersivo –
a tarda sera io e il mio illustre cugino De Andrade
eravamo gli ultimi cittadini liberi
di questa famosa città civile
perché avevamo un cannone nel cortile
La domenica delle salme
nessuno si fece male
tutti a seguire il feretro
del defunto ideale
la domenica delle salme
si sentiva cantare
-quant'è bella giovinezza
non vogliamo più invecchiare –
Gli ultimi viandanti
si ritirarono nelle catacombe
accesero la televisione e ci guardarono cantare
per una mezz'oretta
poi ci mandarono a cagare
-- voi che avete cantato sui trampoli e in ginocchio
coi pianoforti a tracolla travestiti da Pinocchio
voi che avete cantato per i longobardi e per i centralisti
per l'Amazzonia e per la pecunia
nei palastilisti
e dai padri Maristi
voi avete voci potenti
lingue allenate a battere il tamburo
voi avevate voci potenti
adatte per il vaffanculo —
La domenica delle salme
gli addetti alla nostalgia
accompagnarono tra i flauti
il cadavere di Utopia
la domenica delle salme
fu una domenica come tante
il giorno dopo c'erano i segni
di una pace terrificante
mentre il cuore d'Italia
da Palermo ad Aosta
si gonfiava in un coro
di vibrante protesta


Sono andato ad  aiutare  e a  firmare   per i tre quesiti di Grillo al banchetto organizzato da noi del meetup  di tempio  eccovi i nostri  url  1 ( quello del meetup .,  2 (  la nostra  homepage )  il blog personale di uno degli iscritti


ecco le  foto e  vil  video della  giornata 




 







ecco il video 




10/05/07

Senza titolo 1815

In una società in cui il  90 % della gente  è come   queste  terzine  Dantesche   del III canto del purgatorio  trovate qui il testo integrale  

( ... ) 
Come le pecorelle escon del chiuso
a una, a due, a tre, e l'altre stanno
timidette atterrando l'occhio e 'l muso;
e ciò che fa la prima, e l'altre fanno,
addossandosi a lei, s'ella s'arresta,
semplici e quete, e lo 'mperché non sanno;
e ciò che fa la prima, e l'altre fanno,
addossandosi a lei, s'ella s'arresta,
semplici e quete, e lo 'mperché non sanno;
 Come color dinanzi vider rotta
la luce in terra dal mio destro canto,
sì che l'ombra era da me a la grotta,    
restaro, e trasser sé in dietro alquanto,
e tutti li altri che venieno appresso,
non sappiendo 'l perché, fenno altrettanto.

(...)


ci si  è concentrati per celebrare i 29 anni  dall'assasinio di  Aldo Moro  , uomo importante  senza dubbio ,  sul caso Moro  e si  è scardati  di Peppino impastato morto  nello stesso giorno .
Lo voglio celebrare  cosi  con questa  citazione  : << È nato nella terra dei vespri e degli aranci, tra Cinisi e Palermo parlava alla sua radio, | negli occhi si leggeva la voglia di cambiare, la voglia di giustizia che lo portò a lottare, | aveva un cognome ingombrante e rispettato, di certo in quell'ambiente da lui poco onorato, | si sa dove si nasce ma non come si muore e non se un ideale ti porterà dolore. ( da i cento passi dei Modena City Ramblers) e con questo video dell'esibizione di Crmen Consoli ed i Lauri ( ? ) al concerto del primmo maggio 2007 dei brano Ciuri di Campu, tratto da una poesia di Peppino  






di cui trovate sotto il testo Testo di Ciuri di Campo Da una poesia di Peppino Impastato

Ciuri di Campo



Ciuri di campo chi nasci
biati l'occho di cu lu pasci
ciuri di campo chi crisci
e la lapuzzainchi li vischi
ciuri di campo che mori
chianci la terra chianci lu cori


Rit. ciuri chi nasci
ciuri chi crisci
ciuri chi mori
chianci la terra chialci lu cori


come ciuri di campu nascisti
e la terra ti fici di matri
comu ciuri di campo criscisti
e la lotta ti fici li patri
come ciuri di campo muristi
na sira i maju chi stiddi tristi




Per chi volesse saperne di più

Peppino impastato




Aldo Moro


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