Visualizzazione post con etichetta 25 aprile. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta 25 aprile. Mostra tutti i post

04/03/15

Enrico Angelini combattè sui monti intorno a Foligno insieme alla V Brigata Garibaldi dio 90 anni cancella Svastica sul muro del rifugio della Resistenza

Svastica sul Rifugio della Resistenza
E il partigiano 90enne va a cancellarla

 «Un’offesa insensata, chi l’ha fatto ignora la nostra storia»

di Federica Seneghini


Enrico Angelini, 90 anni, mentre cancella la svastica dal muro di cascina Raticosa (foto da Twitter/@spicgil)
.)
Angelini, 90 anni, mentre cancella la svastica dal muro di cascina Raticosa (foto da Twitter/@spicgil)
Su quelle montagne, nella notte tra il 2 e il 3 febbraio 1944, 24 giovani partigiani furono catturati dai nazisti. Alcuni di loro furono spediti a Mauthausen, altri a Flossenbürg. Dove morirono. Una storia che in pochi ricordano, che molti non conoscono. Enrico Angelini invece sì. Perché era lì. Aveva 19 anni e su quei monti tra Foligno e Trevi, in Umbria, tra il 1944 e il 1945 combattè i nazifascisti insieme ai compagni della V Brigata Garibaldi. Per questo quando martedì il vecchio partigiano, oggi 90enne, ha saputo che qualcuno si era portato via la targa ricordo messa fuori da cascina Raticosa, uno dei luoghi simbolo della Resistenza della zona, imbrattandone poi i muri con una svastica, è voluto andare di persona a cancellarla. Quando è arrivato lì davanti ha pianto. Poi, sverniciatore in una mano e raschietto nell’altra, ha ripulito tutto.
«Riaffermare il valore della memoria storica»

La targa portata via dai vandali (Ansa)
                                           La targa portata via dai vandali (Ansa)
«Spero solo che a oltraggiare questo luogo sia stato qualche giovane esaltato, che magari ignora la nostra storia, e che faccia in tempo a ravvedersi», ha detto Angelini al quotidiano Foligno Oggi. «Chiunque sia stato ha tentato di cancellare la storia recente della nostra città. Io, invece, ho voluto semplicemente cancellare un’offesa insensata, per riaffermare il valore della memoria storica, nella speranza che la targa commemorativa sia presto rimessa al suo posto». Nel frattempo, per ricordare il sacrificio dei tanti partigiani morti su quelle montagne per restituire al nostro Paese la libertà, rimarrà una rosa rossa. Il fiore lasciato del partigiano Enrico.

19/05/14

«Insegniamo ai giovani la passione per la libertà»

.
Molti mi diranno   guarda  che il  25  aprile   era  il mese  scorso  , ma  io ne  infischio  e le riporto lo stesso , perchè   non perda il ricordo degli eventi  .Ma  soprattutto  perchè  : 1)  la  guerra  di liberazione  \    la resistenza ne bene  e   nel  male  è l'ossatura del nostro paese    ed  è collegata  al  2  giugno  ovvero alla nascita  della  repubblica  ., 2)  perchè non si ripeta mai  più ,  la  vicenda  narrata  nel film l'onda  dimostra  come sia possibile  , un altra  dittatura  .  
 ti potrebbe intreressare  
http://it.wikipedia.org/wiki/Lidia_Menapace


da la   nuova  sardegna   online  del 19\5\2014


di Anna Sanna

All’Università di Sassari la presentazione del libro “Io partigiana”. «Inclusione e pacifismo le linee guida per costruire la democrazia del futuro».


Lidia Menapace
SASSARI. Staffetta partigiana, classe 1924, nome di battaglia “Bruna”. Impegnata nell’associazionismo cattolico e fondatrice del Manifesto. E poi senatrice della Repubblica, pacifista e femminista militante. Lidia Menapace arriva a Sassari per presentare il suo ultimo libro “Io, partigiana. La mia Resistenza”. L’appuntamento è domani alle 17.30 nell’Aula magna dell’Università di Sassari: l’incontro è organizzato dall’Anpi (l’Associazione nazionale partigiani d'Italia), Comitato provinciale di Sassari. In “Io, partigiana”, Lidia Menapace racconta la sua Resistenza, i tanti episodi di eroismo personale e collettivo. Il suo impegno continua ancora oggi nel Comitato nazionale dell’Anpi e nelle lotte che ogni giorno porta avanti, perché «nuove forme di assolutismo e di oppressione sono possibili, per cui è sempre attuale una nuova Resistenza».

C’è stato un momento determinante in cui ha capito che doveva fare qualcosa contro il fascismo e il nazismo ?
«Il fatto che mio padre, che era stato richiamato in servizio nell'estate del 1943, sia stato deportato come Imi (internati militari italiani n.d.r.) nei campi di concentramento in Germania, mi impose moralmente di fare qualcosa di pratico e non solo di pensare e parlare contro il nazifascismo. Considero il rifiuto di aderire alla Repubblica sociale italiana da parte di circa 800mila militari italiani deportati in Germania, forse la maggiore espressione della Resistenza da parte del popolo italiano. Essi resistettero pur essendo sottoposti a continue richieste di aderire alla Repubblica di Salò, per poter tornare a casa: rifiutarono, con gravissimi rischi, se si pensa che circa 80mila di loro morirono in prigionia».

un gruppo di partigiani nella  Val d'Odossola


Il suo libro è rivolto alle ragazze e ai ragazzi. Le testimonianze della Resistenza come possono aiutarli a orientarsi nel mondo di oggi?
«Conoscere è la prima e più importante premessa del capire e avere elementi per decidere. Se le generazioni che seguirono quella resistenziale nulla sapessero di quegli anni, non potrebbero nemmeno accorgersi se nuovi pericoli di autoritarismo e involuzione del livello di libertà politica dovessero affacciarsi nel nostro paese enel mondo. Sull'ignoranza non si costruisce nulla di degno».

Il contributo delle donne alla lotta di liberazione è stato fondamentale.
«La presenza delle donne fu effettivamente essenziale, ma avvenne in forma di emancipazione. Il movimento di emancipazione fu bloccato dal fascismo e l'Italia rimase indietro rispetto ad altri paesi europei, così si dovette ricominciare: il cammino fu lungo e aspro e non è terminato. Comunque l'esperienza resistenziale fu una grande scuola di emancipazione, avvenuta in circostanze dure e difficili».

Nel libro l’immagine della Resistenza è ben poco militare. Lei per scelta non trasportava armi, e gli atti eroici che racconta sono quelli della gente comune.
«Pensare di narrare la Resistenza come l'ultima guerra del Risorgimento è sbagliato, credere di poter narrare la "memoria condivisa" di un evento che non fu condiviso è addirittura un falso storico e una strumentalizzazione. Se si interrogano coloro che fecero la Resistenza si avranno narrazioni di pericoli, sacrifici, fame, freddo, torture, stragi, non di campi di battaglia separati dalle città e dalle campagne: la guerra arrivò dentro casa, e costrinse tutte e tutti a fare i conti con ciò che avveniva e con la propria responsabilità. Su tutte queste esperienze si formò una coscienza collettiva che si diffondeva clandestinamente e continuamente».

Il suo impegno non si è fermato a quegli anni e continua ancora. Cosa significa costruire la libertà e la democrazia oggi ?
«La democrazia è sempre in costruzione, dato che l'orizzonte dei diritti e delle libertà si espande e rinnova. In primo luogo credo sia necessario usare un linguaggio inclusivo, dato che il linguaggio è lo strumento più significativo dell'appartenenza alla specie umana: bisogna sempre dire donne e uomini, ragazze e ragazzi, bambine e bambini. Inoltre, se si vuole respingere la nota affermazione di von Clausewitz, secondo la quale "la guerra è la politica continuata con altri mezzi", bisogna mettere tra politica e guerra uno stop assoluto, dire che ripudiamo la guerra perché vogliamo un mondo nel quale le relazioni tra persone vengano regolate dal diritto, non dalla guerra. Inoltre, poiché il modo capitalistico di produrre nuoce al pianeta, bisogna costruire una alternativa di sistema fondata su relazioni ricche, belle, nonviolente. I tre problemi fondamentali sono dunque l’enorme diseguaglianza tra i generi nel mondo, il pericolo di guerra e la salvaguardia della natura».

Cosa pensa delle recenti proposte di riforma del Senato e della legge elettorale? Secondo lei sono in linea con gli intenti delle madri e dei padri Costituenti ?
«Sono contraria alla proposta di controriforma del Senato, che accresce l'area di chi esercita un potere senza essere eletto/a. Se l'assetto costituzionale appare farraginoso perché ripetitivo, si può modificare la distribuzione delle competenze tra Camera e Senato, o ridurre il numero e i compensi degli elett/e. Sia la questione del Senato sia la legge elettorale, che offre premi a chi non raggiunge nemmeno lontanamente la maggioranza dei voti, sono opposti allo spirito con il quale lavorarono i padri e le poche madri costituenti. Se comunque un articolo deve essere modificato o meglio cancellato, è l'articolo 7 che costituzionalizza il Concordato e conserva privilegi inammissibili per la chiesa cattolica. Sono molti i paesi cattolici che non hanno concordato e i paesi democratici di solito non lo hanno, dato che la libertà religiosa è ormai considerata una delle fondamentali».

25 Aprile, Alfredo, Angelo e Mariano: le storie dei finanzieri che liberarono l'Italia

La Guardia di Finanza ha deciso di festeggiare il 25 aprile con le testimonianze dei familiari di ufficiali e sottoufficiali che collaborarono alla liberazione dell'Italia. Tra le storie raccontate, quella del brigadiere Mariano Buratti, che formò una cellula di partigiani nella Capitale; o il tenente Angelo Gracci, tra i primi a entrare a Firenze il giorno della sua liberazione; e, ancora, il generale Pasquale Debidda, che murò una bandiera tricolore nei sotterranei della scuola Allievi della Guardia di Finanza di Roma per sottrarla alla furia nazista


Prodotto dal Comando Generale della Guardia di Finanza. Direzione editoriale Vito Augelli. Scritto e diretto da Piergiuseppe Cananzi


25/04/14

ogni lettura non embed è resistenza Le frasi di Pertini e Gramsci in giro per Bologna Il flash mob degli studenti per il 25 Aprile



“Ogni lettura è un atto di resistenza”. Oppure le frasi di Sandro Pertini (“Oggi la nuova resistenza consiste nel difendere le posizioni che abbiamo conquistato”, “I giovani non hanno bisogno di prediche ma di onestà, coerenza…”) e di Pietro Calamandrei (“La libertà è come l’aria…”). E il monito di Gramsci sull'importanza di vivere da cittadini e da partigiani. E’ il flash mob dei ragazzi e delle ragazze della Rete degli studenti dell'Emilia-Romagna e della Rete degli universitari di Bologna: stamattina all’alba, prima di partire con il treno per la cerimonia a Monte Sole, hanno tappezzato la città di cartelloni che ricordano i valori del 25 Aprile, della Resistenza e della lotta per la Liberazione. “E’ il frutto di un percorso di studio e incontri”, spiega Angelo Chilla, coordinatore regionale. “La nostra è una campagna di sensibilizzazione per riportare la memoria nelle piazze e nei principali luoghi di ritrovo e di transito. La data del 25 Aprile per noi non è solo occasione per ringraziare i partigiani e i Padri costituenti, ma il punto di partenza: abbiamo il dovere di farci portatori di un vento di cambiamento, per una società più giusta e solidale” di ILARIA VENTURI
Footer© Divisione La Repubblica











Archivio blog

Si è verificato un errore nel gadget