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19/05/17

La triste storia di Jeremy, la lumaca condannata a restare singl







da http://www.repubblica.it/ambiente/2017/05/19/


La triste storia di Jeremy, la lumaca condannata a restare single
La lumaca Jeremy
(foto: Angus Davison, University of Nottingham)  


A causa di una rara malattia genetica, per la lumaca Jeremy era quasi impossibile trovare partner. Gli unici due esemplari al mondo "compatibili" hanno preferito accoppiarsi tra loro

17/05/17

Donna accusa l'ex marito: Costretta a fare sesso davanti ai nostri figli Donna accusa l'ex marito: Costretta a fare sesso davanti ai nostri figli Pisa: denuncia choc in aula durante un processo per stalking. L’uomo deve rispondere anche di lesioni e maltrattamenti in famiglia


PISA. Un matrimonio avvelenato dai rancori. Che deflagra in querele incrociate e porta in aula un 50enne accusato di una sfilza di reati che vanno dai maltrattamenti in famiglia alla violenza sessuale, dalle lesioni personali alla violazione degli obblighi di assistenza. È una storia che risale al 2013 e che racconta di un rapporto al capolinea quella che ieri mattina in Tribunale ha visto come testimone il fratello della parte civile, una giovane marocchina che con l’imputato (omettiamo il nome per non rendere riconoscibile la parte offesa e i due figli minori, ndr) un commerciante 50enne della provincia, ha messo al mondo due figli.
L’uomo è difeso dall’avvocato Andrea Pieri e la donna dal legale Ilenia Flamma. Tra i due è in corso una separazione giudiziale che descrive in parallelo il disagio di un ménage svuotato di sentimenti e riempito di livore. Anche con eccessi degenerati in reati, secondo la Procura rappresentata in aula dal pm Paola Rizzo davanti al primo collegio (presidente Murano, a latere Poggi e Mirani). Uno in particolare, viene contestato al commerciante: aver obbligato la moglie a fare sesso davanti ai due figli piccoli. Un choc per la donna, un trauma per bambini.
La testimonianza di un marito violento: "Certi comportamenti visti da bambino hanno pesato"
Due anni di percorso all’associazione Lui di Livorno gli sono serviti per uscire dalla devastante spirale di botte e soprusi nei confronti della moglie. Una violenza "acquisita" da bambino: ecco il perché (intervista di Ilaria Bonuccelli) - L'ARTICOLO
«Dopo quell’episodio i bimbi sono stati male» ha ricordato in aula il fratello della donna, ormai ex cognato del 50enne sotto processo. La mamma dei due bimbi per un periodo era tornata in Marocco e in una delle querele presentate contro il marito lo accusava di non mandarle soldi, neanche per le figlie. La difesa ha, invece, ricordato che il commerciante aveva aiutato l’allora moglie ad aprire nel suo Paese un negozio che, però, aveva chiuso l’attività dopo neanche un mese.
Ma è quello che succedeva in casa il tema del processo. Secondo l’accusa prima ancora di avviare la causa di separazione, tra i coniugi c’erano stati scontri fisici. Liti degenerate in lesioni che la donna si fece medicare al pronto soccorso. E poi lo stalking e i maltrattamenti con botte e urla. E quell’approccio sessuale pesante, davanti ai figli. Dopo le denunce della moglie, l’imputato finì prima in carcere e poi ai domiciliari. Ora è libero, lontano dalla madre dei suoi figli. Che, in difficoltà economica, è anche sotto sfratto. Prossima udienza il 26 maggio per sentire diversi testi della parte civile.
Basta violenza sulle donne, "Firmo le petizione del Tirreno perché...": i messaggi dei lettori
Il Tirreno ha lanciato una petizione su Change.org per dire basta alla violenza sulle donne. Il messaggio è chiaro: firmiamo per sbloccare l'uso dei braccialetti elettronici anti-stalker. In migliaia hanno già firmato spiegando anche il perché: ecco una selezione dei messaggi - LO SPECIALE

01/05/17

chi l’ha detto che la felicità è vera soltanto se condivisa ? IL primo matrimonio single

da  http://napoli.repubblica.it/cronaca/ 5.V.2017
Sant’Antonio Abate, il parrucchiere si sposa da solo: “Viviamo in una società che ti emargina se sei single a quarant’anni. Il mio amore lo dedico all’Africa”. Festa nel castello del boss delle cerimonie
 
                               di PASQUALE RAICALDO

Emozionato, ha pronunciato il fatidico sì nel cuore de “La Sonrisa”, il Castello de “Il Boss delle cerimonie”, dove aveva organizzato una grande festa. Ma nessuno ha gridato “bacio”, al termine della cerimonia, a Nello Ruggiero, parrucchiere quarantenne di Sant’Antonio Abate, un piccolo paese del Napoletano. E il perché è presto detto. Il suo è stato un matrimonio assolutamente sui generis: non c’era la sposa. Proprio così: Nello ha sposato se stesso, in uno stravagante matrimonio da single che, spiega, certifica “la convinzione che non potrò mai amare nessuno quanto amo me stesso. Anzi – ha aggiunto - amare se stessi è la cosa più bella che possa capitare a un essere umano: solo così si può raggiungere infatti la propria tranquillità interiore”.



Le nozze speciali da single sono state riprese dal reality show “Il Boss delle cerimonie”, in una puntata andata in onda lo scorso 26 aprile: “Ma mi sarei sposato anche senza le telecamere. - spiega Nello - E l’ho fatto soprattutto per miei genitori, Paolo e Maddalena, che sono anziani. Ero l’unico celibe di cinque figli, volevo dimostrare loro che sto bene così. Mi completo da solo. Come l’hanno presa? Benissimo”. Lo sposo single è arrivato nel castello sul dorso di un cavallo bianco: gli invitati lo attendevano per festeggiare il suo quarantesimo compleanno, si sono invece ritrovati a loro insaputa nel cuore di un originale matrimonio: ai dettagli ha pensato il wedding planner Costantino Imparato. Al tavolo d’onore sette testimoni, i nipoti. Non è mancata la fede al dito. “Viviamo in una società che tende ad emarginarti se sei single a quarant’anni. Volevo lanciare un messaggio, che è stato evidentemente recepito: mi hanno chiamato in tanti, sono fioccate le richieste di amicizia, molti mi hanno rivelato di volersi sposare da soli, come me. Anche persone sposate, sapete?”.
Ma c’è poco di egoistico nella vita del parrucchiere quarantenne neosposo: da qualche anno, sulla scia di una zia, suora missionaria, Nello veicola il suo amore in iniziative di solidarietà per l’Africa, e in particolare per il Benin. “Alla sua morte, avevo promesso che avrei continuato l’opera caritatevole, organizziamo periodicamente container con pasta e generi alimentari in scatola. In Africa ho scoperto che basta davvero poco per sorridere”. E chi l’ha detto che la felicità è vera soltanto se condivisa ?

20/04/17

Donne smettete di aver paura delle altre donne

fonte originale 
http://invececoncita.blogautore.repubblica.it/lettere/2017/04/19/
Alessandra Leoni solleva quesiti che hanno a che fare con maschilismo e parità fra i sessi
L'immagine di profilo twitter di Alessandra Leoni
L'immagine di profilo twitter di Alessandra Leoni
Questa storia ce la racconta Alessandra
Cara Concita,
Leggo con molto piacere il tuo spazio su Repubblica e pensavo di raccontarti la mia storia. Più che una storia, è un percorso fatto di domande.Ho 28 anni, a volte me ne sento 16 per l'entusiasmo che metto in ogni cosa che faccio, a volte me ne sento 40... Siccome sono una persona a cui non piace perdere tempo ed energie nel crearsi maschere, compromessi (anche se giustamente a volte vanno fatti), con quelle poche persone con cui riesco a intrecciare una relazione (amicizia, amore, passione, affetto) stabile ho fatto una scelta chiara. Essere schietta, trasparente, svelarmi per come sono. Posso parlare tranquillamente di tutto quello che mi può circondare, fino ad arrivare ad argomenti... che per le donne sembrano essere tabù. Perlomeno se si osa parlarne apertamente.Parto subito con una domanda: perché se parlo di sesso con gli uomini, apertamente - così come loro ne parlano apertamente - le donne mi additano come troia? Perché mi vedono come una minaccia? Anche le altre sono fatte di carne, di desideri, suppongo. Io ne parlo, parafrasando Marlene Dietrich, come un dato di fatto, non come un'ossessione vergognosa da reprimere. Il tempo dei bambini nati sotto i cavoli mi sembra finito da un pezzo. E gli uomini apprezzano la mia solidarietà e la mia sincerità. L'abito della donna "dolcemente complicata", paranoica, mutevole, che dice "niente" e invece vuol dire "tutto" mi sta di uno stretto che neanche si può immaginare. Ciò non mi fa sentire "meno donna".Corollario a questa domanda: perché ancora oggi, se parlo con un uomo e ho un rapporto disteso e onesto, solidale, la sua donna (che sia essa fidanzata, convivente, compagna, morosa, frequentazione, moglie) mi piomba addosso e mi scrive di non avvicinarmi mai più a lui, di non cercarlo perché lui "è già impegnato"? Che poi, io veramente non sopporto questa prassi del controllare il cellulare, la posta elettronica, le conversazioni del partner. O dello stare addosso. Se una persona ha le sue insicurezze, deve lavorare su se stessa e non vedere come minaccia tutto ciò che è fuori di lei. Questo è quello che ho imparato (a mie spese, soprattutto).Corollario numero 2: se un mio partner, anche dopo una lunga storia assieme, un lungo percorso di condivisione, dovesse arrivare un giorno e dirmi che "è finita" perché ha trovato un'altra con cui si sente meglio, che in quel momento storico della sua esistenza lo completa, chi sono io per fermarlo? In primis, voglio la sua felicità. Perché devo aggrapparmi alla sua caviglia e implorarlo di non lasciarmi? Perché devo avere necessariamente paura di rimanere sola? Ciò che non uccide, fortifica. E accettare qualcosa che finisce mi ha fatto conservare ricordi bellissimi e un grande affetto e amicizia verso queste persone che sono uscite dalla mia vita sentimentale, non dalla mia vita in senso assoluto. E ho sbagliato ad aggrapparmi alle persone a suo tempo, perché con quelle non ho più rapporti, e mi dispiace davvero molto.Ciò fa di me una persona cinica, egoista, narcisista (tutte cose che mi sono sentita dire)? Non credo. Mi rende una persona libera a posto con la propria coscienza. Odio l'ipocrisia che costringere le persone a fare qualcosa che non si sentono più. Ci si fa male in due e i danni sono maggiori dei benefici.Altra domanda: perché, invece, se io non esprimo invidia verso una mia simile, ma semmai le dimostro apertamente la mia stima, con qualche apprezzamento, passo per la lesbica di turno? Io ho i miei pregi, i miei difetti, e me li tengo. Se una donna è bella, glielo dico. Se ha talento in qualcosa, glielo dico. Se ha un'ambizione, un desiderio, un'aspirazione, la incoraggio a uscire dallo steccato, dai limiti, e provare a dare un senso a quell'ambizione. Perché dovrei essere un uomo? Mi piace truccarmi, vestirmi femminile (anche se ci sono dei giorni dove sembro una scappata di casa), mi piace valorizzare il mio corpo. Ripeto, sono una donna che non ha paura di dire quello che pensa. Forse è questo che fa paura. Il dire quello che si pensa.Ma io penso anche che il tempo delle maschere, dei troppi compromessi, del quieto vivere, dello "eh ma", "eh ma se", "eh se solo potessi, ma", sia finito. Ho un invito da fare che mi viene dal cuore. Donne, smettete anche di avere paura delle altre donne, di quelle diverse dal modo di pensare a cui ci hanno abituato. Smettete di pensare che dovete essere sempre il "gentil sesso", quello debole, quello che va difeso e che è incapace di difendersi. Smettete di attaccare quelle che riescono a correre e a camminare da sole, quelle che hanno lavorato duramente su loro stesse per liberarsi di ciò che le faceva stare male. Scoprirete che siete in grado di farlo anche voi. Ci vuole del tempo, ma scoprirete che non è buttato via. Invidiare, sparlare, attaccare, invece, è una grossa perdita di tempo. E io non voglio più perdere tempo - l'ho deciso da molto. E' brutto sentirsi dare delle "troie", degli "uomini mancati" o delle lesbiche, solo perché siamo noi stesse.
Alessandra Leoni

31/03/17

Il prof che usa l'hip hop per insegnare la matematica L'incredibile storia di un professore di matematica che insegna la materia usando l'hip hop

Il prof che usa l'hip hop per insegnare la matematica
L'incredibile storia di un professore di matematica che insegna la materia usando l'hip hop




Si chiama Kurt Minnaar ed è un professore di matematica fuori dal comune. Le sue lezioni di matematica infatti, spiegate attraverso l’hip hop, l’hanno reso l’idolo del web.
Il 33enne sudafricano infatti ha trovato un modo per rendere finalmente la matematica interessante, tutto grazie alla danza. La scelta di utilizzare l’hip hop è arrivata anche grazie all’esperienza di Minnaar, che in passato è stato coreografo e artista di strada. Una volta diventato insegnante l’uomo si è chiesto come poter rendere meno noiose le sue lezioni di matematica e per trovare una soluzione ha scavato nel suo passato.



Minnaar ha pensato che, visto che molti ragazzi sono appassionati di danza e musica, sarebbe stata un’ottima idea unire l’insegnamento tradizionale a questa passione, rendendo così le nozioni molto più facili da apprendere e da ricordare.
Il prof di matematica ha così creato diverse canzoni e balletti dedicati alle tabelline e alle moltiplicazioni. Le sue lezioni si svolgono così: Minnaar canta i brani sulla matematica, poi chiede ai ragazzi di fare lo stesso con la musica in sottofondo. I risultati, a quanto pare, sono ottimi: i ragazzi si divertono tantissimi, sono felici di fare matematica, ma soprattutto riescono ad apprendere meglio.
L’entusiasmo degli alunni per le lezioni del 33enne sudafricano è stato così grande che Minnaar si è già rimesso al lavoro per realizzare il nuovo programma delle lezioni con altre canzoni e balletti.
“I metodi di insegnamento tradizionali vanno bene solo per chi apprende leggendo, o in modo indipendente – ha raccontato Minnaar che ha messo a frutto questa metodologia di insegnamento basandosi sulla sua esperienza di bambino vivace che odiava la matematica e non riusciva ad impararla in alcun modo -. Nella mia classe di seconda media ci sono ragazzi che non sanno cosa si fa in quarta elementare”.
Con l’hip hop invece tutti i ragazzi, anche quelli che hanno più difficoltà nell’apprendimento, possono imparare la matematica ridendo e divertendosi durante le lezioni, senza sentirsi più inadeguati o diversi. “Con il mio rap – ha concluso il professore, fiero del suo metodo – ho creato un metodo che raggiunge gli studenti creativi, iperattivi o dislessici”.

13/08/16

Google, Vint Cerf lancia l'allarme: "Dietro di noi un deserto digitale, un altro Medioevo. Se tenete a una foto, stampatela"




da L'Huffington Post | Di Giulia Belardelli pubblicato: 13/02/2015 14:52 CET Aggiornato: 13/02/2015 15:05 CET






La tecnologia digitale rischia di trasformare il ventunesimo secolo in un nuovo Medioevo, un’epoca quasi inaccessibile alla storia. Un allarme paradossale, ancora di più considerandone l’origine: il Dottor Vinton “Vint” Cerf, uno dei "padri di internet", oggi vicepresidente di Google, dove lavora da dieci anni con la carica di “Chief Internet Evangelist” (letteralmente, Evangelista-Capo di Internet). Bene, ora Cerf ci mette in guardia sul “buco nero” verso cui, inconsapevolmente, ogni giorno spingiamo i nostri documenti più cari e importanti: testi, fotografie, video che parlano delle nostre vite, ma anche documenti legali, testimonianze, informazioni preziose per chi – nel secolo prossimo o in quelli a venire – cercherà di capire qualcosa di noi e della nostra storia. Ritrovandosi con un pugno di mosche in mano, a meno che il concetto di “preservazione digitale” non entri alla svelta nei nostri cervelli.
La questione, ha spiegato Cerf nel corso del meeting annuale della American Association for the Advancement of Science, è presto detta: via via che i sistemi operativi e i software vengono aggiornati, i documenti e le immagini salvate con le vecchie tecnologie diventano sempre più inaccessibili. Nei secoli che verranno, gli storici che si troveranno a guardare indietro alla nostra era potrebbero trovarsi davanti a un “deserto digitale” paragonabile al Medioevo, un’epoca di cui sappiamo relativamente poco a causa della scarsità di documenti scritti.“Pensando a 1000, 3000 anni nel futuro, dobbiamo domandarci: come preserviamo tutti i bit di cui avremo bisogno per interpretare correttamente gli oggetti che abbiamo creato? Senza neanche rendercene conto, stiamo gettando tutti i nostri dati in quello che rischia di diventare un buco nero dell’informazione”, ragiona il numero due di Google. “Nei secoli a venire chi si farà delle domande su di noi incontrerà delle enormi difficoltà, dal momento in cui la maggior parte di ciò che ci lasceremo dietro potrebbe essere solo bit non interpretabili”.Il problema – fa notare britannico The Guardian – è già qui. Negli anni Ottanta, era routine salvare i documenti sui floppy disk, caricare il videogioco “Jet Set Willy” da una cassetta al Sinclair ZX Spectrum, uccidere alieni con un joystick Quickfire II, e avere delle cartucce Atari Games in soffitta. Oggi, anche se i dischetti e le cassette sono in buone condizioni, in molti casi l’equipaggiamento necessario per utilizzarli si trova principalmente solo nei musei.Detto in altri termini, il digitale ci ha sedotto con l’idea che il bit sia immortale, motivo per cui quando abbiamo qualcosa a cui davvero teniamo, corriamo subito a digitalizzarlo: foto, vecchi filmini di famiglia, lettere d’amore, documenti notarili, eccetera. Peccato, però, che anche i bit possano “marcire” e “putrefarsi” (Cerf parla espressamente di “putrefazione dei bit”) se leggerli diventa tecnicamente impossibile.L’ Evangelista-Capo di Internet arriva a dare un consiglio a tutti noi, ignare potenziali vittime del “marciume digitale”: se c’è una foto che per noi rappresenta un tesoro, stampiamola; non affidiamoci soltanto alla memorizzazione digitale. “Nel nostro zelo, presi dall’entusiasmo per la digitalizzazione, convertiamo in digitale le nostre fotografie pensando che così le faremo durare più a lungo, ma in realtà potrebbe venir fuori che ci sbagliavamo”, ha detto Cerf. “Il mio consiglio è: se ci sono foto a cui davvero tenete, createne delle copie fisiche. Stampatele”. Per rendere ancora più chiaro il suo discorso, Cerf porta l’esempio di un libro scritto dalla storica premio Pulitzer Doris Kearns Goodwin sul presidente americano Abraham Lincoln (“Team Of Rivals: The Political Genius Of Abraham Lincoln”). Per scriverlo, Kearns ha consultato intere librerie contenenti copie della corrispondenza scritta tra Lincoln e le persone che lo circondavano. “Immaginiamo che ci sia una Doris Kearns Goodwin del ventiduesimo secolo, che voglia scrivere un libro sull’inizio del ventunesimo secolo cercando di avvalersi delle conversazioni di quel tempo. Scoprirebbe che enormi quantità di contenuti digitali sono o evaporati, perché nessuno li ha salvati, o a disposizione ma non interpretabili, perché creati con software vecchi di cento anni”.Secondo il guru di Google, l’unica via d’uscita è iniziare a pensare sul serio al problema della preservazione del digitale. Una soluzione possibile è ciò che ha definito “pergamena o manoscritto digitale”, un concetto su cui stanno lavorando gli ingegneri della Carnegie Mellon University di Pittsburgh. In sostanza si tratta di fare delle “istantanee digitali” (“snapshot”) – nel momento in cui un oggetto viene salvato – di tutti i processi che in futuro saranno necessari per riprodurlo, incluso il software e il sistema operativo. L’istantanea potrebbe poi essere utilizzata per visualizzare la foto, il testo o il gioco in un computer “moderno”, anche a distanza di secoli.Certo, si potrebbe ribattere che, a livello di collettività, i documenti più importanti saranno comunque copiati e adattati per i nuovi media, e che quindi non dovremmo farci carico della preoccupazione storica. Ma Cerf ha una risposta anche per questo, prendendo in prestito una delle convinzioni più profonde degli storici: a distanza di secoli, anche documenti apparentemente irrilevanti possono rivelarsi importantissimi per la comprensione di un’epoca, con la sua sensibilità e il suo punto di vista. E di noi – oggi tanto preoccupati del diritto all’oblio - cosa resterà? 

29/07/16

dignità di una malata terminale che rifiuta le cure : "Sono morta 15 anni fa con mio figlio"



non capisco questo astio nel confronti del medico  che  ha  raccontato  la  vicenda  sul suo fb  , molti magari non riescono a creare o ad avere empatia con i pazienti, in ogni caso magari può servire per far capire un tema importantissimo come l'accanimento terapeutico o l'eutanasia  e  di come  i italia   sia   indietro  su testamento biologico  
 
da l'unione sarda Oggi alle 09:18 - ultimo aggiornamento alle 09:51
 


La storia è stata raccontata sul suo profilo Facebook da Marco Deplano,  (  fotosotto  )  urologo di Carbonia in servizio all'ospedale Sirai.
 

                                           L'urologo Marco Deplano

E' quella di una donna che scopre di essere malata terminale e rifiuta le cure mediche perché - dice - "sono morta 15 anni fa quando mio figlio è morto d'infarto a 33 anni".
Quella che la donna dà al medico è, come lui stesso l'ha definita, "la lezione di vita più toccante".
Ecco il testo integrale, così bello ed efficace da temere sintesi o modifiche.


"Oggi mi chiamano per una consulenza in un altro reparto.
Una delle solite e molteplici consulenze della giornata... ordinaria amministrazione.
Paziente con un tumore in fase ormai terminale con insufficienza renale da compressione degli ureteri.
Arriva con il letto una paziente tra i 70 e gli 80 anni, bianca bianca, capello rosso carota con due dita di ricrescita ma smalto rosa impeccabile.
-"Buongiorno signora".
-"Buongiorno a lei dottore".
Vedo la cartella, la visito e ripeto l'ecografia.
-Allora signora in questo momento i suoi reni hanno difficoltá a scaricare le urine per cui non potendo eliminare le urine per via naturale devo posizionare un tubicino, una specie di rubinetto che scavalca l'ostacolo cosi farà pipí da due tubicini nella schiena collegati a due sacchette...".
-"Scusi se la interrompo... avró un'altra sacchetta anche dietro?" (aveva la colostomia).
-"Si signora...".
Silenzio assordante di un minuto che sembrava interminabile.
Sorridendo mi dice:"Scusi dottore come si chiama?".
-"Deplano".
-"No il nome".
-"Marco".
-"Marco che bel nome...hai due minuti per me?".
-"Certo signora ci mancherebbe...".
-"Lo sai che io sono già morta?".
-"Scusi non la seguo... non è così immediato...".
-"Si... sono morta 15 anni fa".
Silenzio.
-"15anni fa mio figlio a 33 anni e venuto a mancare... ha avuto un infarto. Io sono morta quel giorno lo sai?".
"Mi spiace signora...".
-"Io dovevo morire con lui 15 anni fa, dovevo morire 10 anni fa quando mi hanno trovato la malattia e adesso io non devo più fingere per gli altri. I figli sono sistemati, i nipoti pure... io devo tornare da lui. Che senso ha vivere qualche giorno in più con sacchette soffrendo e facendo penare i miei cari... io ho una dignità. Ti offendi se non voglio fare nulla... io sono stanca e mi affido alle mani di Dio. Dimmi la verità soffriró?".
-"No signora... lei può fare quello che vuole... ma mettendo due...".
-"Marco ti ho detto no. La vita e mia e ho deciso cosi. Anzi fai una cosa sospendi la trasfusione che ho voglia di tornare a casa e mangiare un gelato con mio nipote".
Piano piano ogni parola mi ha spogliato come quando si tolgono i petali a una rosa.
Ho scordato la stanchezza, la rabbia e tutto quello che mi angoscia.
Non c erano piu gli anni di studio, le migliaia di pagine studiate, le linee guida... nulla tutto inutile.
Nudo e disarmato dinanzi a un candore e una consapevolezza della morte che mi hanno tramortito.
Mi sono girato per scrivere la consulenza per evitare che mi vedesse gli occhi lucidi e l'infermiera si è allontanata commossa.
Non sono riuscito a controllarmi e chi mi conosce sa che non è da me...
-"Marco ti sei emozionato?".
-"Si signora un pochino, mi scusi".
-" É bello invece, mi fai sentire importante. Senti fammi un altro favore. Se vengono i miei figli e ti prendono a urla chiamami che li rimprovero per bene. Tu scrivi che io sto bene cosí...Ok?".
-"Si signora".
-"Marco posso chiederti una cosa?".
-"Si signora dica".
-"Sei un ragazzo speciale io lo so e sei destinato a grandi cose. Me lo dai un bacio? Come quelli che i figli danno alle mamme".
-"Si signora".
-"Preghero per te e per mio figlio. Spero di riverderti".
-"Anche io signora... grazie.".
In quel momento era la donna più bella del mondo, luminosa, decisa, mamma, nonna... in una parola amore puro.
Forse é stata la volta in cui sono stato contento di fare una figura di merda.
Smontato, denudato e coccolato da chi avrei dovuto aiutare e invece mi ha impartito la lezione di vita piu toccante della mia vita.
La morte vista come fase finale della vita, senza ansia, paura, egoismo.
Consapevolezza che anni di studio mai ti insegneranno...il mio curriculum valeva meno di zero... Anni di studio, master, corsi... Il nulla.
Parlavano le anime.
Tutto é relativo e io sono piccolo piccolo davanti a tanta grandezza.
Tutto quello che riguarda la vita, quando la si cerca, quando la si ha o la si perde fino a quando finisce va vissuto intimamente nella massima libertà e discrezione.
L'unico momento che davvero unisce chi si vuol bene cancellando litigi e negatività.
Sembra paradossale ma il dolore che è un aspetto dell'amore unisce a volte più dell'amore stesso.
Io credo molto nell'accompagnamento in queste fasi: a volte una parola dolce ha più beneficio di molte medicine.
Comunque vada buon viaggio".

06/07/16

.Si laurea a 82 anni per amore della moglie Carmelo Toscano aveva finito gli esami già nel 1974 e ieri ha presentato a Sociologia la sua tesi sul capitalismo in agonia


Lo so che molti di voi ,  come non biasimarli , mi diranno   :   è che  palle   è già il terzo articolo    che riporti su argomenti   simili  in queste due settimane  ;  ma stasi diventando vecchio.;  non sapevo che t'interessassi    d  tematiche   da  giornali rosa  e  tipo  harmony  ; ...  ecc  . 

Ma   se   leggete  questa storia   fino in fondo  , prima di sparare  cazzate    a  random   capirete  che tale  vicenda   non puo' essere  in modo riduttivo in quadrata   in tali categorie  


Si laurea a 82 anni per amore della moglie

Carmelo Toscano aveva finito gli esami già nel 1974 e ieri ha presentato a Sociologia la sua tesi sul capitalismo in agonia 
                             di Giorgio Dal Bosco






Non solo, ma questa è una pagina tenerissima di un libro rosa dove, tuttavia, di realismo non manca niente. Non manca l'ambizione di lei «desidero essere la moglie di un dottore» e nemmeno la smorfia di assenso di lui che, prima, sbuffa un «vabbè, mi arrendo, mi laureo» e, poi, le sussurra un « sono contento di ...accontentarti». Questa, in maniera stringata, è la storia di Carmelo Toscano, nato nel 1934, siciliano di Lentini, bolognese d'adozione, ragioniere, sposato con Antonietta, venuto a Trento nel 1968 ad iscriversi alla già quasi famosa Sociologia.
La sua, professionalmente, è una vita tutta dentro “Timo” e Sip, rispettivamente “nonna” (emiliana) e madre di Telecom, fino al pensionamento nel 1987. Con la passione, oltre a quella del contestatore che presagiva come la tecnologia si sarebbe fagocitata centinaia di migliaia di posti di lavoro, una grande passione – si diceva - per tutto ciò che è “sociale”, in particolare per una diversa modalità dell'organizzazione del lavoro che avrebbe dovuto ubbidire all'imperativo «far lavorare meno ore per far lavorare tutti».
Carmelo si è sempre messo di buzzo buono anche in questo almanaccando sistemi organizzativi migliori. Quella tesi dal titolo «Capitalismo in agonia», scritta quando aveva 38 anni, intanto , però rimaneva lì in casa tra gli scaffali come un impolverato album di foto di famiglia. Antonietta la moglie, - come sussurra la figlia Alessandra «moglie sì, ma con un'espressione più intima io definisco meglio una compagna di vita, una donna che ha condiviso con il marito ogni decisione e ogni grande o piccola emozione» - ha covato per qualche tempo un segreto desiderio.
Lo covava, forse, anche tra un gorgheggio e l'altro, tra un'opera e l'altra, cantando come soprano lirico al Teatro Comunale di Bologna. Poi, l'anno scorso Carmelo si è trovato tra le mani quel fascicolo «Capitalismo in agonia» che ha portato , non si sa mai, alla casa editrice Pendragon che subito ha pubblicato l'opera in due volumi. Involontariamente Carmelo ha così dato il “la” alla sua laurea. Sì, perché la moglie Antonietta e la figlia Alessandra come due carbonare hanno tramato nell'ombra.
Qualche telefonata a sociologia, qualche distinguo e infine la certezza di una cosa importante: il laureando, all'epoca dell'ultimo esame, per motivi tutti suoi e non per eventuali ripensamenti sulla eventualità di laurearsi, si era fatto certificare dall'Università di aver superato tutti gli esami. E questo attestato che gli ha permesso di laurearsi a distanza di 42 anni.
Così per Carmelo è arrivata la “bomba”: la richiesta della moglie, ossia, la preghiera di andare a Trento, discutere la tesi già pubblicata. La “carboneria” di madre e figlia aveva vinto. D'altra parte 60 anni di matrimonio vissuti senza tentennamenti e con un grande dolore, supportandosi (attenzione, non sopportandosi) vicendevolmente dovevano essere festeggiati.
Ecco, appunto, supportandosi. Sì, perché quando Carmelo, allora già impiegato alla Sip, aveva deciso di iscriversi a Sociologia, la moglie aveva apprezzato e stimolato l'iniziativa anche se lo studio avrebbe distolto Carmelo, almeno parzialmente, dal ruolo di grande padre e di bravo marito.

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