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01/07/17

a volte anche la banalità può essere preziosa e servire per spiegare meglio la lettura ai bambini ed in alcuni casi reagire alla propaganda razzisticas E' il caso dui due storie fumettistiche recenti topolino e dylan dog

            
E' il  caso ,  come dicevo dal titolo  ,  di  due   storie fumettistiche  (  quindi indirettamente  è anche una risposta     a  chi  dice ancora  , sempre  meno   ma  ancora  " potenti  " ,  che  il   i fumetti   sono   per  bambini  ) la prima  è  :  "   topolino e  la  chiave  dell'infinto  " ( Silvia  Martinoli  - Roberto  Martini  )  topolino  n 3214 .,la  seconda  :  " IL terrore " Dylan Dog n  370 Gabriella  Contu - Giampiero Casertano

 Iniziamo dala prima



La storia  è dedicata  a Giacomo Leopardi  che proprio in questi giorni , come tutti gli anni a Recanati ( la sua città natale )    e dove ha  sede il centro studi leopardiani  ,  viene festegggiato  \  celebrato con una serie  d'eventi  .Essa èuna buona storia , se pur banale   per chi ha   di  più di  14   anni  e  conosce  topolino  dalle  origini  e  sa  già dove va  a parare  , un  ottimo modo per spiegare uno dei poeti più complessi  della nostra letteratura  ai ragazzi   delle elementari \ medie  , unendo poesia  con fantasia  . Infatti negli intendimenti della sceneggiatrice  c'è  un modo diverso ed accattivante di avvicinare un pubblico estremamente giovanile al poeta che viene disegnato ancora bambino, una scelta che si è rivelata vincente.
Inoltre  e  qui   do  ragione  agli autori   della  storia  << In fondo   non c'è  bisogno  d'avere [ di  raschiare il fondo del  barile o  andare aa ricerca  di nuovi scritti  inediti   stesso discorso   che vale in tutte le forme  d'arte     aggiunta mia   ] un nuovo reperto  per  celebrare  l'infinita a  grandezza   del poeta  di  Recanati . La  testimoniano  questi versi estrapolati da alcune  sue  celebrissime  opere
.



1)

 vaghe stelle  dell'orsa , io   non credea   tornare   ancor
per uso  a  contemplarvi .





2


La  donzelletta viene dala  campagna ,in sul calar  del sole  ,
 con il suo fascio d'erba  ;  e reca  in mano un mazzolin di rose  e viole



dalla video lettura   de Il Sabato del Villaggio di Giacomo Leopardi  di  Adam Vox

   3 


 dalla  storia   (n c0me  le  immagini sopra riportate  )  di  topolino


Cosi
tra  questa
 immmensita
s'annega  il pensier mio  e 
il naufragar
m'è  dolce 
in  questo mare 

La  seconda

L'immagine può contenere: sMS
Nient e d'eccezzionale   , un po'  banale    almeno per  me  che leggo  dylan  dog    dal  1989  \1990  e po'   scrittta    troppo in fretta e al limite della stuchevolezza . Infatti che  abbia un messaggio antirazzista non vuol dire automaticamente che sia una storia di qualità. en vengano le storie d attualità e il sociale,ma che siano scritte bene, e non con i piedi!Ma ha colpito nel segno . In fatti scrive questo cocommento , in risposta ai commenti " salvinisti " dice nei commenti sulla pagina fb ufficiale di DD


Alessandro Lucia Ma quelli che s'indignano per una storia contro il razzismo son sicuri di aver capito che in mano hanno Dylan Dog e non il Mein Kampf? No perché quando vi professate vecchi lettori di DYD e vi sorprendete per storie come questa mi vien da pensare che fino a ieri abbiate letto tutto un altro fumetto.

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Ieri alle 0:32

Comunque  era un bel po' che non leggevo un DD che non fosse splatter o horor diretto \ classico .In cui c'era la coraggiosa scelta di giocare con i classici malintesi da commedia (l'esercito alla strumptruppen), il modo in cui si è giocato con i rapporti tra i personaggi. Lo scopo era usare un linguaggio volutamente semplice, comico per veicolare un messaggio serio.


  << L'unica   cosa  di cui  dobbiamo aver paura   è la paura  stessa  >>  ( franklin Delano Roosvelt )  certo  citazione un po' scontata per  colo ro non credono alla propaganda  e  alle  verità dela televisione  , ma praticamente   obbligatoria   --- come dice anche  lo stesso  Recchioni   nel  dylan  dog  horror  club di  questo numero  ----   dato il tema  di una storia , quella di cui trovate la copertina  affianco ,  bellissima e  banale  al tempo stesso   ma  che  rusulta  purtroppo [sic ]  d'attualità .
Un ottimo modo  , come suggerito  da  : <<  credo nel potere del riso  , delle lacrime  , come antidoto all'odiio e al terrore  >>  Charlie  Chaplin ,  per  descrivere :  il terrorismo , la  sua psicosi la pèaura  onnipervasiva  ed  onnipresente  per  un nemico   invisibile  o   costruito ad  arte   dalla propaganda  [  vedi  post   ]  che  potrebbe colpire  in qualunque  luogo ed  in qualunque momento  .
Infatti : <<  qui  chi non terrorizza  , s'ammala  di terrore  >> (  Fabbrizio De  Andrè  )   ma  evidentemente  i  soliti   salvinisti   e  company  che  si  bevevono le  verità dele  televisione   o    non  si pongono domande  \  mettono indiscussione    od  esprimonono dubbi    diconbo  che  è buonista  





20/12/16

Ines, la “sentinella” della vallata, è l'unica residente di Moschiasinis Tramonti, a 93 anni continua a vivere nella borgata fantasma: «È il mio paradiso terrestre»


Sulle note   della  bellissima  e toccante  versione  Live   di  Campestre -  C S I  in La terra,la guerra, una questione privata



Riporto una storia che è tipica , anche non riguarda la sardegna che purtroppo sta subendo una lenta agonia antropologica e geografica ( paesi dell'interno che si spopolano e si desertificano mentre paesi vicino alle coste si aumentano per tali immigrazioni interne d'abitanti come dimostra il grafico  sotto   al centro )  

ma è una storia che secondo me s'adatta benissimo alle tematiche  di   questa pagina fb  https://www.facebook.com/Paesitudine-352090741835437/

da  http://messaggeroveneto.gelocal.it/tempo-libero/ del 20\12\2016


Ines, la “sentinella” della vallata, è l'unica residente di Moschiasinis
Tramonti, a 93 anni continua a vivere nella borgata fantasma: «È il mio paradiso terrestre»
                                     di Giuseppe Ragogna






TRAMONTI. Ines è rimasta l’ultima sentinella di una delle numerose borgate disperse nelle vallate friulane. È l'unica abitante di Moschiasinis: un pugno di abitazioni ridotte all'osso e abbandonate, dove ormai si respira soltanto passato. Lassù anche i ricordi sbiadiscono con il passare del tempo.
Pian piano, la Natura si riappropria, implacabile, delle opere fragili dell'uomo. Il municipio di Tramonti di Sotto è sei chilometri più in là, verso il passo del Rest. Sotto Natale, Ines Crovato compirà 93 anni. Un'età che non sente. La “signora dei monti” non vuole abbandonare la sua casa, perché lì è racchiusa tutta la sua vita.
Giunse da Muinta, località sull'altra sponda del fiume Meduna, quando il lago artificiale di Redona ancora non esisteva. Era pronta a coronare il grande sogno di mettere su famiglia con l'amore della vita: . Gjovanin Miniutti, un lavoro da emigrante, tra Francia e Germania, per guadagnare qualche soldo in più.
A chi va a trovarla, ripete la scarna filosofia esistenziale: «Non ho mai sentito il bisogno di altro. Qui ho sempre trovato tutto ciò di cui ho bisogno».
È anche questa l'armonia della semplicità: portare a termine nei giusti tempi e nei modi equilibrati ciò che è essenziale per vivere.
E, ovviamente, accontentarsi: «Si campava con ciò che dava la terra. Tanta polenta profumata, fatta bene, con passione, per tirarla a giusta cottura perché come per le opere d'arte a vul timp; e poi minestrone di fagioli, patate lesse, radicchio di orto, verze, rape per la brovada; e poi ancora formaggio fresco, o vecchio, e un po' di carne di gallina, ma poca, quel che basta. Nei tempi buoni c'era la mucca per il latte».
Magari lentamente, ma il mondo è cambiato anche per la signora Ines: ora ci pensano i figli a portarle le scorte di beni alimentari.
Roba semplice, senza esagerare: «Nella borsa ci buttano dentro i biscotti savoiardi, che vanno bene con il caffè e mi fanno fare bella figura con i pochi ospiti che passano da queste parti».
Muoversi per sempre da Moschiasinis, mai! Ines accetta l'invito dei familiari a trascorrere le feste natalizie e il periodo più freddo dell'anno tra San Foca e Pordenone: «Ma dopo torno, eh! Non posso chiudere baracca anch'io.
Qui c'è il mio Paradiso in terra. Sono nata tra le montagne: qui si vive e si muore. Ci si affida a Dio per qualsiasi cosa, anche soltanto come modo scaramantico: Che Diu nus vuardi dal pesu / Che Dio ci guardi dal peggio».
Ines ha trasmesso i ricordi e le tradizioni ai figli, soprattutto a Meto (Giacomo Miniutti, il cantore della vallata). Le storie devono passare di generazione in generazione. E ci si mette sempre qualcosa di nuovo. Storie che talvolta diventano leggende. Ora tocca ai nipoti.
Si sa che i racconti hanno bisogno di un'atmosfera speciale. Il posto c'è ancora, in alto per scrutare meglio l'orizzonte verso il lago. Vicino all'abitazione resiste infatti una panca di pietra (prima era in legno), per anni il luogo del raccoglimento tra i silenzi, per conversazioni e testimonianze. «Nascevano tante fantasie attorno a una domanda curiosa: chissà che cosa ci sarà oltre quelle montagne?
Un mistero per chi conosceva al massimo le numerose borgate tutt'attorno. L'ho capito solo andando in pianura a barattare le ceste fatte in casa con un po' di cibo per l'inverno. Sì, laggiù c'erano tante novità, ma nulla di importante per me. Che cosa farmene della modernità quando a Moschiasinis avevo già tutto? Il televisore l'hanno regalato anche a me.
Mi fa un po' di compagnia, ma soltanto di sera, prima di addormentarmi. Per il resto… al basta un tic (è sufficiente un po' di niente): l'aria, il sole, la luna, l'acqua... e le piccole cose che mi servono. No stracià (non sprecare!)».
Successivamente, negli anni del dopoguerra, la costruzione della diga di Redona rivoluzionò la vita degli abitanti della Valtramontina. Il lago avrebbe dovuto portare progresso e benessere per tutti: invece scompaginò numerose vite e il paesaggio per garantire l'energia necessaria all'industrializzazione lontano dalla vallata.
Le sue acque inghiottirono alcune borgate, i cui scheletri delle case riemergono ancora nei periodi di siccità. Molti residenti ne approfittarono per andarsene in cerca di miglior fortuna. Il futuro era altrove: in pianura, in giro per il mondo, non certo nelle scomode montagne, che non rendono. Ines però non vuole mollare. Resiste come silenziosa custode di tante storie della vallata.
 di 

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