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20/11/16

tutti rivendicano la foto tranne chi l'ha scatta la foto sui pacchetti di sigarette



Le ipotesi sono 1) persone gemelle o sosia ., 2) qualcuno\a in cerca di pubblicità o risarcimenti .

Infatti il primo a " rivendicare " tale    foto

come rubata è un uomo di 48 anni, Raffaele Leone,( foto sotto  a  sinistra  ) residente a Orbassano in provincia di Torino, il quale pare abbia affidato al social Facebook la sua denuncia, accusando l’Unione europea di aver preso la foto del padre senza alcun tipo di autorizzazione per la sensibilizzazione contro il fumo.


Si tratta dell’ennesima denuncia da quanto è entrata in vigore la normativa dell’Unione europea che prevede l’utilizzo di immagini per sensibilizzare i consumatori
sui danni provocati dal fuoco, e sono in tanti coloro i quali riconoscono se stessi o un loro caro sui pacchetti di sigarette. “La persona sulle foto dei pacchetti di sigarette è mio padre, ho tutte le prove e quella foto non è mai stata autorizzata”, è questo quanto dichiarato da Raffaele Leone, che come anticipato ha voluto raccontare quanto accaduto attraverso un lungo post, pubblicato sul noto social network Facebook.
“La foto compare sotto la scritta ‘il fumo causa ictus e disabilità’ e non è mai stata autorizzata“  anche  se  la  UE
arriva dalla Galizia, in Spagna, la denuncia di un uomo che ha intentato una causa contro Bruxelles per la campagna comunitaria antifumo partita lo scorso febbraio. La direttiva europea prevede l'uso di foto choc per scoraggiare l'acquisto del tabacco. L'uomo spagnolo però ha specificato che la sua immagine su un letto di ospedale è stata scattata a sua insaputa e fatta circolare senza la sua autorizzazione. Inoltre, le sigarette non c'entrano.
L’immagine, riporta La Voz de Galicia, venne scattata in ospedale tre anni fa, dopo un delicato intervento alla schiena che prevedeva l’inserimento di protesi in titanio per curare dolori alle articolazioni. L'uomo ha comprato le sigarette e si è riconosciuto in quella foto di tre anni prima. Sul pacchetto di sigarette si legge invece: "il fumo provoca disabilità".
L'uomo ha denunciato il fatto alla Guardia Civil del suo paese, ma ci sono dei precedenti: una donna di Barcellona avrebbe riconosciuto nelle immagini choc il marito, intubato e incosciente, collegato con una macchina per la ventilazione meccanica dopo un intervento per rimuovere un tumore forse legato al fumo. La foto è circolata senza il suo consenso. 
'unione   Europa  afferma  : << Abbiamo già ricevuto alcune lamentele da individui di nazionalità diverse rispetto alla stessa immagine e che ritengono di essere stati ritratti senza consenso. Tuttavia, abbiamo documenti molto scrupolosi che dimostrano come abbiamo il pieno consenso di tutte le persone ritratte in queste foto”, hanno spiegato da Bruxelles. “Sappiamo chi sono tutte le 42 persone ritratte ma non possiamo rivelare la loro identità per proteggere il loro diritto alla privacy” hanno concluso da Bruxelles. Le istituzioni Ue sostengono che le immagini sui pacchetti abbiano tutte le necessarie autorizzazioni  >> (  da  http://newsitaliane.it/ più recisamente  qui
La  cosa  è grave   di come i poteri   statali e burocratici   usino  ,  ingannandoti   ( sia  che  ti abbiano  chiesto la   il permesso      sia  che non te  l'abbiano  chiesta   per  l'uso  della  tuia immagine  )  .  Capisco   se presa  un evento pubblico  , ma  cazzarola 😡in evento   privato  e doloroso  un letto  d'ospedale  . Soprattutto    con lo sviluppo  di  programmi   digitali ed  elettronici  che creano  elettronicamente  le foto  .😟
Mala tempora  currunt

19/10/12

Napoli, il prefetto inveisce contro il parroco. "Come osa chiamarci 'signori'?"SE INVECE LE ISTITUZIONI DI ADIRARSI PER UNAFESSERIA LINGUISTICA SI ADIRASSERO PER LE COSE SERIE



Rimango basito   leggendo questa  news  tratta  da http://www.huffingtonpost.it/.  E mi chiedo  (  domanda  destinata  a  rimanere  senza  risposta  , visto  l'ovvietà   d'essa  )  riflettendo  su questa  frase : <<  ma  come  parla  , le  parole  sono  importanti  >>  ( onde  ad  evitare  di ripetere  il video  già inserito in altri post   , evito di rimettere per  l'ennesima  volta    rimando qui chi vuole  vederlo\  rivederlo, mi limito ad una foto ,  a  destra , estrapolata  dalla  stesso url del video  )  di Palombella rossa di  Nanni Moretti  , come  da  titolo , ma  perchè il potere  s'incazza   per  questioni  di lana  caprina    e non per   cose  serie come quello di cui  si  dibatteva   in quel  vertice  .Ma  ora   bado alle  ciancie   ed  ecco   la news  .  A voi  giudizio  in merito  e decidere  da  che parte  stare  se   da quella  del prete  o  dei cialtroni    che  anzichè  badare   al contenuto (  la denuncia dei rifiuti )    badano alle  quinsquille formali (  l'aver  chiamato  signora   invece  prefetto  la persona interessata  ) 


 Fuori di sé dalla rabbia perché invece di "prefetto" è stato usato il termine "signora". Poco importa se il "colpevole" è un prete, nello specifico Don Maurizio Patriciello, sacerdote di Caivano noto per il suo impegno contro i rifiuti tossici. Questo video è stato girato durante un vertice in prefettura a Napoli.
il vertice  in questione  
A perdere la pazienza è il prefetto di Napoli Andrea De Martino. Il parroco prende la parola per raccontare della condizione di assoluto allarme delle terre dell'hinterland partenopeo e casertano infestate da roghi tossici. E lo fa rivolgendosi al prefetto di Napoli De Martino e all'omologo di Caserta, Carmela Pagano. Commette però una piccola svista: chiama "signora" la dottoressa Pagano e non "prefetto" come vorrebbe il bon ton istituzionale.
video

De Martino va su tutte le furie e si lascia andare a qualcosa di simile a una crisi isterica. ( vedere  video sopra  )  "Lei chiamerebbe mai "signore" un sindaco? Dov'è il rispetto per le istituzioni? Dove??". Poi, nella foga, il prefetto scivola sull'italiano: "Se io la chiamarei 'signore' invece di reverendo, lei che direbbe?».Il povero Don Maurizio resta basito, poi si scusa: "Non era mia intenzione mancare di rispetto" e prosegue il suo discorso sull'aumento dei tumori e sulle esalazioni da diossina. Nel corso del piccolo diverbio - ripreso con un cellulare - il commento più efficace arriva dal pubblico: "Signori si nasce" dice un esponente del comitato anti-roghi all'indirizzo del prefetto inferocito.

20/09/12

la burocrazia che umilia il cittadino [ E' guarita da un tumore, il giudice: "paghi la cura Di Bella alla Asl"oppure «Io, disabile e umiliato. Uno spreco targato Trenitalia» ]

la  prima news  viene  da  nocensura del  mercoledì 19 settembre 2012  di Valerio Baroncini
Barbara Bartorelli, l'imprenditrice guarita e condannata a pagare
Barbara Bartorelli (  foto  a   sinistra  ) ha sconfitto un tumore e ora è stata condannata in appello a rimborsare la sanità pubblica.
SETTE anni dopo, la giustizia ha il sapore di una tortura. E della beffa.Barbara Bartorelli, una piccola imprenditrice di 40 anni di Castel San Pietro Terme, è guarita da un tumore grazie alla terapia Di Bella, ma i giudici la costringono a pagare le cure all’Ausl di Bologna.
MOTIVO: una sperimentazione ministeriale «stabilì che quella terapia era inefficace» e che «nel 1998 non venne testato il suo linfoma, ma un altro, il non Hodgkin». Eppure la Bartorelli, piccola imprenditrice, è completamente guarita dal linfoma di Hodgkin, quindi la terapia funzionò eccome. Quasi non crede alla sentenza del tribunale d’appello che, a sorpresa, ha ribaltato quanto deciso nel 2006 dai giudici di primo grado. «La gioia per essere guarita è devastata dall’amarezza per il nostro sistema burocratico e giudiziario. Mi sono ammalata nel 2003 e mi sottoposi a quattro cicli di chemioterapia — racconta la donna —. Fu tutto inutile, e non volevo rischiare con un trapianto. Così optai per la cura Di Bella».
Lì la rivoluzione: in pochi mesi Barbara inizia a stare meglio e, nel giro di poco tempo, il linfoma di Hodgkin è solo un lontano ricordo. Per pagarsi le cure deve andare da amici e parenti, c’è anche chi organizza tornei di beneficenza: un carico troppo gravoso, tanto che, grazie agli avvocati Lorenzo Tomassini e Luca Labanti, fa causa all’Ausl. Nel 2004 ottiene un decreto d’urgenza e nel 2006 la conferma nel merito: l’Ausl deve pagare, anche perché Barbara, all’epoca, non aveva il reddito per sostenere quelle spese. Ci sono anche le perizie di un gruppo di oncologici a rinsaldare la decisione dei giudici, ma l’Ausl impugna la sentenza e, pochi giorni fa, ottiene il ribaltone in Appello. Comportamento, a dir la verità, tenuto da quasi tutte le Ausl.
Ma Barbara Bartorelli non si fermerà e, oltre a un sicuro ricorso in Cassazione, si rivolgerà alla Corte europea dei diritti dell’uomo: «E’ ingiusto questo sistema che ti obbliga a pagare se guarisci: ho la colpa di essere guarita? Non è uno Stato quello che ti impedisce di curarti», s’interroga. Paradosso: e se Barbara non si fosse curata con la terapia Di Bella? «Non so dove sarei ora», dice lei. «Tra l’altro l’Ausl avrebbe pagato molto di più per le cure tradizionali», è indignata. «Ma non sono i giorni della spending review?».

fonte: www.ilrestodelcarlino.it/bologna

la  seconda   viene  dal  nuovo  quotidiano di Luca  Telese  pubblicogiornale«Io, disabile e umiliato. Uno spreco targato Trenitalia»
Riceviamo e pubblichiamo questa lettera-denuncia, la storia di Francesco Canale che si sente «umiliato» da uno «spreco» che porta l’etichetta Trenitalia.
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Mi chiamo Francesco Canale, e sono un artista “diversamente abile””(www.animablu.eu). Quella che desidero raccontarvi è l’ennesima, la più grave, disavventura capitatami con Trenitalia (viaggio spesso per lavoro, abitualmente con il treno). Quanto mi è accaduto pochi giorni fa, oltre che essere un fatto lesivo della mia dignità di persona e di cittadino, è sopratutto l’emblema dell’ennesimo “spreco all’italiana”. Ma andiamo con ordine.Martedì 4 settembre mi trovavo nella stazione di Piacenza (premetto che, attualmente, vivo a Lecce). Attendevo la coincidenza con il treno 9826 delle ore 19.41, che da Piacenza mi avrebbe portato ad Alessandria. Circa mezz’ora prima della partenza vengo a conoscenza del fatto che il treno in questione portava circa 150 minuti di ritardo, causa occupazione dei binari da parte di alcuni operai.Il ritardo è destinato ad aumentare con il passare delle ore (infatti, alla fine della sua corsa, il treno ha accumulato oltre 180 minuti di ritardo)… Inizio seriamente a preoccuparmi.Così cerco informazioni. Per circa un’ora continuo a chiamare ininterrottamente la Sala Blu di Bologna (le Sale Blu sono gli uffici che coordinano il trasporto dei disabili sui treni. La stazione di Piacenza è sotto la “giurisdizione” della Sala Blu di Bologna), senza avere alcuna risposta. A quel punto avviso anche altre Sale Blu.Il silenzio più totale. Alle ore 20.00 circa arriva sul primo binario il treno 20378, un regionale che 50 minuti dopo dovrebbe partire proprio alla volta di Alessandria. Avvicinandomi ai convogli mi accorgo che il treno era perfettamente attrezzato per disabili, con tanto di “simbolino” gigantesco e aggancio per carrozzine (ho scattato foto per testimoniare quanto affermo).I signori addetti a portarmi sul treno, appartenenti ad una cooperativa locale, affermano che su quel treno non mi caricherebbero MAI caricato senza l’autorizzazione di Sala Blu Bologna (scherzando anche sul fatto che, senza autorizzazione, rischiano di finire in galera il giorno successivo). Inizio ad innervosirmi: ho davanti a me un treno perfettamente attrezzato, che andava proprio nella direzione giusta, e rischiavo di perderlo senza alcun motivo !? Il macchinista e il capotreno (due splendide persone, che Dio li benedica!), fin da subito, mi rassicurano sul fatto che io avrei preso quel treno… A tutti i costi, e con tutti i mezzi. I signori della cooperativa, nonostante il parere favorevole del capotreno continuano a rifiutarsi Sala Blu Torino (sotto la cui giurisdizione dipende la stazione di Alessandria), dopo aver parlato con il capotreno, dà senza problemi il suo assenso a svolgere l’operazione. Sala Blu Bologna, no. Continua a negare fino all’ultimo. Partiamo, senza avere avuto l’autorizzazione di Sala Blu Bologna. Si, perchè alla fine su quel treno ci sono salito… Grazie alla caparbietà e alla spina dorsale del capotreno e del suo macchinista.Pretendo, innanzitutto, le scuse di Trenitalia per quanto mi è accaduto. Inoltre, chiedo che Trenitalia risponda sulla questione da me sollevata, e che trovi una modalità per risolverla.C’è in ballo, sopratutto, la nostra amata Costituzione che, all’articolo 3, recita così: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale [cfr. XIV] e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso [cfr. artt. 29 c. 2, 37 c. 1, 48 c. 1, 51 c. 1], di razza, di lingua [cfr. art. 6], di religione [cfr. artt. 8, 19], di opinioni politiche [cfr. art. 22]

22/08/12

Taglio stipendio per il capo della polizia: da 55.000 euro al mese a soli 24.000. E lui fa ricorso!!!

io sono schifato  e  commentando rischierei di scendere  nel volgare  e nell'insulto  . Dico  solo questo ma  non gli  basta   quello che prendono  ? di  c.. ti lamenti  .  perchè   provi a prendere   la stessa  cifra  di  chi ( poliziotto ,  carabiniere  , vigile , ecc  )    si fa  un mazzo e rischia  , vedi il caso dell'agente  investito in barbagia   da  uno che  non  si  è  fermatro  ad  un posto di  blocco  .  Visto che   tu devi solo scaldare  una sedia  .
 a  voi ulteriori   commenti  . 
 


Tempi di tagli in Italia, ma non proprio per tutti. Il decreto del presidente del Consiglio Mario Monti, quello con cui è stato fissato per legge che chi lavora per l'amministrazione pubblica non possa guadagnare di più del primo presidente della Corte di Cassazione (294mila euro l’anno), non è stato digerito da tutti. A guidare la fila dei ribelli ci sarebbeAntonio Manganelli: il capo della polizia, il manager pubblico più pagato d’Italia, avrebbe infatti presentato ricorso contro quel decreto che, di fatto, gli dimezza lo stipendio che oggi lo vede percepire qualcosa come 621mila euro all'anno.
La polemica del capo della polizia sulla notevole decurtazione della sua busta paga è solo la prima ufficiale, e non è da escludere che possa essere presto seguita da altre. La lista degli amministratori pubblici scontenti per questo nuovo (e improvviso) taglio, infatti, risulta essere molto lunga.

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