25/03/17

La storia della foto della donna con il velo e dell’attentato di Londra e la lettura strumentale e razzista dell'estrema destra anti islamica

  come  avevo  già detto  nei giorni  scorsi    :  <<  (...) Giulietto Chiesa e alcuni dello staff \ aderenti di http://megachip.globalist.it/   già dalla  fondazione dell'associazione  lo avevano previsto [ I II ]  e che era ( ed è tuttora ) necessario ,come dico implicitamente dal titolo , che le scuole dovrebbero fare corsi per i genitori ed alunni e spiegare le conseguenze etiche e morali che i social e internet posso avere con i nostri gesti .  (.... )  >>  nel precedente post  la degenerazione  e  l'uso  scriteriato d'internet  ...  
Bisogna non solo nei licei artistici e nell'ora d'arte alle medie inserire un educazione all'immagine e alla loro lettura partendo dalle foto onde evitare strumentalizzazioni razzistiche e che accada quello che è successo a questa donna islamica


Risultati immagini per donna con ilvelo nell'attentato di londra

che passa accanto a un ferito sul ponte di Westminster senza fermarsi sta facendo il giro del web. Ma sono tanti gli utenti che hanno fatto notare che quell'immagine «non dice tutta la verità», e viene analizzata senza tenere conto del contesto . Ora  non sappiamo nulla di quella donna  se  stesse  mando un messaggio  (o chiamando  )  a casa per  dire ai familiari  c'è  stato un attentato ma   sono salva non vi preoccupate ,   e difficilmente    s e ci  basa  solo  sul primo  scatto   possiamo dire che è una pericolosa terrorista od  una  che prova indifferenza  . Ma per i razzisti dell'Internet e  chi   "legge  " in maniera   acritica  e decontestualizzata    e poi  continua  nonostante  la smentita  delle loro interpretazioni      da parte  del  fotografo   che  , vedere sotto   , ha pubblicato anche  un secondo scatto  , lo è di sicuro. L'unica   prova   ? Indossa il velo quindi è musulmana
Ecco la vicenda raccontata da ( da cui è tratta la foto sopra ) da questo articolo di wwwww.nextquotidiano.it/


giovedì 23 marzo 2017 17:00

Una donna cammina con fare indifferente tra i feriti dell’attentato di mercoledì 22 marzo sul Westminster Bridge a Londra. La donna indossa un hijab, il velo islamico, e per questo motivo è diventata “il simbolo” dell’indifferenza dei comuni cittadini di fede musulmana nei confronti degli attacchi terroristici perpetrati dai loro correligionari. La tesi di chi diffonde questa immagine è semplice: tutti i musulmani sono da considerarsi egualmente responsabili degli attacchi terroristici. Niente di nuovo, è il solito discorso di chi vuole cacciare fuori tutti gli stranieri e dichiarare guerra all’Islam.

Quella donna non è una terrorista, chi strumentalizza la foto invece è un razzista

Queste persone, che solitamente passano il loro tempo a lamentarsi che “nei loro paesi” non si possono costruire chiese e che non sanno distinguere il Marocco dall’Arabia Saudita, vorrebbero spiegarci con un’immagine che non possiamo più convivere con i musulmani perché tutti loro – in fondo – ci odiano. Sono persone che quando veniva spiegato che la responsabilità penale è individuale e non collettiva evidentemente erano assenti oppure stavano ascoltando un comizio di Matteo Salvini. Non importa che l’attuale sindaco di Londra sia di religione musulmana (sunnita per di più) perché quello che conta è quell’unica singola immagine. Non è solo una questione di estrapolare la foto dal suo contesto, quella donna si sta allontanando dal luogo di un attentato, o di cercare di giustificar in qualche modo quello che sta facendo: non sappiamo cosa stesse facendo, cosa abbia fatto prima e cosa abbia fatto dopo. Mentre si allontanava qualcun altro stava girando un video col cellulare, non sappiamo però se fosse bianco o nero, cristiano o musulmano.



Lo psichiatra Alessandro Meluzzi ci spiega il terrorismo
Se pensate che la discussione razzista e xenofoba sulla donna con il velo sia appannaggio dei soliti siti che rimestano nella fogna dell’Internet vi sbagliate. Ci sono fior fiore di autorevoli psichiatri da salotto televisivo – un Alessandro Meluzzi a caso hanno usato la stessa immagine, diventata meme, per spiegarci che la nostra società così non può funzionare, che è troppo aperta e che dobbiamo riflettere su quanto sta succedendo all’Occidente ormai preda dell’invasione islamica. Aveva ragione Oriana Fallaci, gli fanno eco in molti sul suo profilo Twitter dove in queste ore si stanno radunando le variopinte armate dei crociati pronti a difendere l’Europa.


Poi saltano fuori foto di altri passanti che invece che precipitarsi a soccorrere i feriti o assistere alle operazioni di soccorso se ne vanno per strada più o meno “tranquillamente”. Niente da dire contro di loro? Nemmeno un tweet sull’indifferenza dell’europeo contemporaneo assuefatto dalla violenza? La sociologia d’accatto evidentemente funziona solo in presenza di “prove schiaccianti”.
Come è prevedibile ci sono molte persone che mostrano (perché non sappiamo nemmeno loro cosa realmente stessero facendo) lo stesso atteggiamento “indifferente” mostrato dalla donna velata. Di loro però non si parla e il motivo è semplice: non sappiamo se sono musulmani (eppure potrebbero esserlo). Non sappiamo nemmeno se tra i soccorritori – passanti che si sono fermati a prestare aiuto o medici e paramedici – ci sono musulmani. Eppure anche tra di loro potrebbero essercene.


C’è chi utilizza l’immagine per dire no allo Ius Soli, anche se l’immagine è stata scattata a Londra e non in Italia, anche se lo Ius Soli britannico è una versione molto temperata dello Ius Soli e soprattutto senza sapere se la donna è una cittadina britannica o meno. Come è facile capire sono più le cose che non sappiamo di quelle che sappiamo a proposito della donna di quella foto (che magari tra qualche giorno dovrà anche rilasciare una dichiarazione). Quella foto però ci aiuta a sapere molto su chi la condivide e la strumentalizza, ad esempio che sono dei razzisti.



Ma  l'articolo   più interessante è quello   che  riporto  qua   sotto , procurato  da  http://cartadiroma.waypress.eu//RassegnaStampa/ , in quanto  sul sito   del giornale  è    a pagamento (   cazzarola  un articolo  cosi importante   a pagamento  😈😔😐😪) ,  che oltre a sentire la donna  in questione  ed  il fotografo   dimostra   con il   doppio scatto   una lettura  corretta  e  contestualizzata  dell'immagine     

 Ma   poi  anche  se  fosse   stata  ,  come le altre persone . vedere  foto del primo articolo  , indifferente   , per quello si deve  fare  una  campagna   razzista ed  odio   verso i mussulmani  ?


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