sabato 25 giugno 2005

Il Potere dei Mass mediaPro e contro le comunicazioni di massa


una  rivista ( www.gemmellae.com   )  di miei amici\che  , molti di quali concittadini  , che parla  d'arte  , cultura  ,  filosofia  , e  tradizioni ocali  ( infatti  gemellae  è l'antico  nome latinio della mia cittadina  )   ha    scritto un articolo  interessantissimo   che qui  riporto  , e  su cui vorrei  apire un dibattio   con  voi  e sentendo le vostre opinioni  in merito 

 


di Francesco Cossu ( seposadi@tiscali.it  )


La questione del potere dei media è un argomento di cui si discute da oltre un trentennio. Da allora si sono distinte due posizioni, una di senso positivo che vede i mass media come agenti della modernizzazione e della democrazia; una negativa che li considera del dominio e del controllo sulle coscienze dei cittadini.

LA PRIMA POSIZIONE

E' quella ottimista e considera la moderna società industriale come figlia prediletta del progresso. In questa società, democratica e che garantisce a tutti dignità e diritti individuali, i mass media contribuiscono a "livellare" le classi sociali proponendo a tutti le stesse informazioni e opportunità di intrattenimento(varietà, festival ecc.. ) evasione (Film, partite di calcio, sport ecc.. .) e notizie (telegiornali, programmi di approfondimento ecc.. ).
Se tutto ciò ha comportato un abbassamento del livello qualitativo dell'informazione e un appiattimento del gusto, si tratta comunque di un passo in avanti.
Coloro che sostengono questa posizione si "giustificano" sostenendo che se i mass media "semplificano" le notizie, la cultura e l'arte, ciò si deve alla necessità di essere comprensibile ad un pubblico più ampio possibile. Non per questo, però, il tutto provoca apatia, conformismo, passività ecc. Anzi, solo così i mass media possono svolgere un ruolo importante per favorire il cambiamento e la modernizzazione di un Paese.
In Italia i mass media hanno contribuito ad unificare il Paese più delle stesse istituzioni nate per questo compito (Scuola, Università, chiesa, associazioni culturali, ecc..).
La Televisione si è imposta come mezzo dominante a metà degli anni Cinquanta, in un Italia molto arretrata, con percentuali di analfabetismo e semianalfabetismo, tra la popolazione, molto alte. La differenza tra nord e sud era enorme, la diffidenza e il sospetto erano elevatissimi. In questo contesto, la T.V. ha svolto una funzione unificante.

LA SECONDA POSIZIONE

Al contrario della precedente, i sostenitori di questa posizione descrivono una situazione pessimista. La cultura di massa, a loro parere, non può essere considerata un progresso, bensì un regresso perché segue la logica dello sviluppo capitalistico. In questa società l'informazione è "trattata" come una merce.
Essa,cioò, viene "fabbricata" e inserita nel mercato secondo strategie di vendita rivolte ad un pubblico che deve essere omogeneo, ossia con poche differenze. Tutto questo suscita nello spettatore passività, accettazione di ideologie, comportamenti e modelli di vita imposti da chi detiene il potere sia politico che economico. Ciò rappresenta una manipolazione della realtà, un conformismo nel pensare e nell'agire, rivolto a conservare e garantire margini di consenso in chi detiene il potere.
In altre parole, il punto centrale della critica alle comunicazioni di massa è la convinzione che i Media possono essere utilizzati come strumenti di propaganda.
A sostegno di questa tesi vengono ricordati l'uso spregiudicato e il controllo dei mass media nei regimi totalitari dello scorso secolo.
In effetti nell'Unione Sovietica comunista, nella Germania nazista e nell' Italia fascista, i media venivano utilizzati come mezzi di diffusione delle idee, appunto comuniste, naziste e fasciste.

MANIPOLAZIONE, CENSURA, LOTTIZZAZIONE

La storia della televisione è piena di soggetti che hanno tentato di influenzare e controllare la programmazione. Tra i più attivi, il Vaticano che negli anni Cinquanta, per via di Papa Pio XII, scrisse un enciclica affinché si
vigilasse sul tipo di immagini e messaggi da mandare in onda. Lo stesso primo consiglio di amministrazione della Rai scrisse delle norme di autodisciplina. Insomma, si dovevano trasmettere solo programmi educativi, casti, che fossero espressione di valori tradizionali (Amore, Famiglia, Dio, Patria).
Dalla manipolazione, dunque, si passa alla censura. La censura sui programmi era rigidissima, fino a raggiungere in più casi il ridicolo.
Si interviene in materia di moralità, di costumi e in particolare in tema di sessualità. Si proibiscono non solo la rappresentazione di "scene erotiche", ma l'abbigliamento "scollacciato", danze con"atteggiamenti che sollecitino i bassi istinti"; si modificano persino i titoli dei films e così i testi di alcune canzoni, trame di commedie. Ad esempio: "L'amante del bandito" diventa "La moglie del bandito".
Ma è soprattutto nella politica che si interviene attraverso la lottizzazione. Nel corso dei primi anni Ottanta, i principali partiti dell'epoca, ossia la Democrazia cristiana (Dc) il Partito comunista italiano (Pci) e il Partito socialista italiano (Psi) si spartirono la direzione dei tre canali pubblici. Rai 1 alla Dc, Rai 2 al Psi e Rai 3 al Pci. In tal modo la T.V. pubblica finanziata dai cittadini, per mezzo del canone, viene utilizzata dai partiti per fornire un' informazione adatta alle idee e alle convenienze dei tre partiti e non secondo la reale e obiettiva verità dei fatti. Ancora oggi la situazione non è cambiata, semmai è peggiorata per l'avvento in politica dell'attuale presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Poiché chi vince le elezioni tende a gestire tutto, inclusa la televisione, paradossalmente il proprietario dei tre maggiori canali privati (Canale 5, Rete 4 e Italia 1) di fatto controlla anche i canali pubblici.
Inoltre,da circa 10 anni, si parla di Videopolitica, di spettacolarizzazione della lotta per il potere.
In un recente saggio intitolato "Populismo e democrazia" si dice che i mass media si sostituiscono ai partiti, sia come selezione della classe politica, sia come strumenti di mobilitazione dell'opinione pubblica.
Per concludere, la situazione evidenziata da diversi studiosi critici della
condizione attuale è questa: anziché essere la televisione a controllare i politici, sono i politici a controllare la televisione. E i cittadini....?!

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